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L'Unità dei Violenti Contro lo Sciopero e i Giornali sul #14nIT

| giovedì 15 novembre 2012

Leggere le prime pagine dei giornali di oggi fa cadere le braccia a terra: tra semplificazioni varie, retorica, generalizzazioni, malafede, sono pochi i commenti che provano a guardare al 2012 dell’austerity e alle sue piazze scioperanti con occhi contemporanei, curiosi e attenti (Manifesto, qualcosa del Fatto e Pubblico, La stampa che si interroga sulla presunta solitudine di questa generazione). E poi ci sono i deliri. Si va delle Due violenze sbagliate (Massimo Giannini su Repubblica evoca “infiltrati dall’estero”, “saldature tra le aree della sinistra radicale e le frange della destra estrema”, persino “cori che inneggiano a Saddam Hussein” invocando alla fine un governo di “illuminati” per uscire dalla crisi) a chi ha visto in piazza i neonazisti greci di Alba dorata e le molotov (La Stampa). Il premio cazzata dell’anno lo vince però ahinoi L’Unità, che in prima pagina titola: I violenti contro lo sciopero.

Per l’Unità qualcuno ha sabotato lo sciopero della Cgil e indica i colpevoli: i teppisti da strada, gli infiltrati violenti. E’ a causa loro che la polizia ha manganellato e che le ragioni dello sciopero sono state oscurate. A parte il fatto che bastava scriverne di queste ragioni della protesta per non oscurarle (facendo magari parlare qualche studente, no?) il copione è sempre il solito: dividere tra buoni e cattivi. Nessuna domanda sull’adeguatezza o meno di uno sciopero di sole 4 ore rispetto alle ampie mobilitazioni europee o sulla distanza tra sindacati e partiti e chi era in piazza ieri.
E così la si butta sugli “ultras da strada che soffiano sulla crisi economica” come vengono definiti nelle pagine interne. Neanche una parola, un tentativo minimo di analisi sulle ragioni della rabbia e della proposta/protesta della prima generazione figlia della precarietà e della crisi anni zero. E basta con l’indignazione per tre vetrine danneggiate o per i caschetti usati per proteggersi dalle manganellate: nel mondo globale la protesta è globale e le immagini, come l’immaginario, corrono, si moltiplicano, vengono assorbite. La differenza rispetto agli anni scorsi è che chi scende in piazza oggi non ha paura: questi studenti non si voltano dall’altra parte e reagiscono alle violenze della polizia quando gli impedisce di manifestare davanti ai palazzi delle istituzioni. Sono ragazzi e ragazze che davanti a una vetrina rotta di una banca non dicono “state facendo una cazzata” ma si chiedono “perchè proprio questa banca?“. Bastava farsi un giro nelle manifestazioni, consumare un po’ di quella suola delle scarpe che nelle redazioni non si consuma più e fare due chiacchiere con gli studenti, e le risposte sarebbero state queste. Piaccia o meno è così.
Contrapporre in prima pagina la foto dei manifestanti Cgil di una certa età con gli studenti corpo a corpo con la polizia non è un bel messaggio. Non lo è scrivere in grassetto da una parte la parola guerriglia, dall’altra la parola cortei. Non lo è mettere sul lato dei buoni studenti e professori insieme per salvare la scuola e sull’altro i cattivi sabotatori mandati da chissà chi. Forse da quel Saddam Hussein taaaanto invocato nei cortei?

Consigliamo infine di guardare questo video, che ben racconta come vengono gestite le piazze d’Italia oggi. Altro che violenti contro lo sciopero.