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Luca Falorni – Voci possenti e corsare – la Livorno ribelle dagli anno ottanta a oggi

Simone Lucciola | lunedì 9 aprile 2018

Luca Falorni – Voci possenti e corsare – la Livorno ribelle dagli anno ottanta a oggi (Agenzia X, Milano, 2017, pp. 264, € 15,00)

Sono stato a Livorno una manciata di anni fa, dopo aver bazzicato il resto della Toscana per tutta la decade precedente senza mai approdare in quella che conoscevo solo e semplicemente come porto di mare e città di Piero Ciampi, e poi in un pomeriggio, una sera e una notte una schicchera della Dea Bendata – shakerata con la parte piacevole del mio lavoro – mi ha concesso l’occasione unica di essere catapultato fisicamente nel merito dell’argomento di questo libro: ospite del Teatrofficina Refugio, che è uno dei mille spazi controculturali di cui si racconta la genesi o la palingenesi in queste pagine, ho conosciuto per stretta di mano e con effetto immediato una buona e variegata porzione degli agitatori culturali locali qui intervistati, nonché l’autore Luca Falorni, a cavallo tra un paio di ponci nella sala fumatori di un bar storico e svariate birre a giro tra i Fossi della Venezia, che per fortuna è solo un quartiere caratteristico e checché se ne dica non assomiglia affatto alla triste (e turistica, e zozza) città di Aznavour quando non si ama più. Comunque la prima cosa che ci siamo detti tutti, credo, è che del Ciampi famoso, quello Presidente della Repubblica – che nel frattempo, aggiorno, è deceduto – non fregava un cazzo a nessuno: ciò ha cementato in partenza la nostra amicizia, e se siamo ancora in contatto è perché ovviamente rimangono tante altre cose da dirci anche se il diavolo ci mette la coda. Forcuta e lunga svariati chilometri, tra l’altro: cinquecento dal porto di Formia a quello di Livorno, su cui ho lasciato il mio cuore certamente più che a San Francisco, pure vista e visitata in questa vita. In ogni caso, è bello poter colmare anche solo un po’ le distanze con questo libro e rallegrarsi del fatto che Agenzia X l’abbia affidato a Luca alias Falco Ranuli alias Norman Bates di Anthony Perkins Productions, perché a quanto ne so lui è davvero la più esatta memoria storica dall’interno di quanto s’è agitato in città a partire dagli anni ottanta. E il risultato è che in queste pagine c’è tutto quello che viene promesso nel titolo: dal difficile rapporto con il vecchio e rossissimo PCI – sordomuto all’avanguardia dei “compagni che sbagliano” – al ricordo struggente e settantone, a tinte giallorosse, dei tempi in cui le banchine in disarmo non erano ancora in disarmo, e l’Italia tutta era soltanto in procinto di attraversare il terrorismo, il riflusso, il boom dell’eroina e delle TV private, le discese in campo, la grande crisi e tutte le altre mostruosità sociopolitiche che si incrociano con la storia del punk, della new wave e degli spazi occupati, liberati e riorganizzati dal basso con esiti alterni, che rimangono tuttora il partito preso di chi s’è rotto le palle, fino al compimento della lobotomia finale dell’umanità in atto. Un’epopea collettiva che assume per forza di cose i toni della commedia e della tragedia, in un andazzo grottesco come la vita vissuta, che la provincia amplifica con il suo rallentare ed estremizzare tutto e che lo humour labronico di cui il Falorni è un maestro stempera in una serie di passaggi in cui sostanzialmente uno legge e ride da solo come uno stronzo. Questo ed altro, dicevamo, nel breve memoriale di un intellettuale, docente e videomaker fuggito a Milano, unito a una sorta di inchiesta a cura del medesimo dove mezza città dà voce a una varietà impressionante di esperienze autogestite di cui si è resa o è tuttora protagonista (dagli orti agli squat ai teatri alle sale concerto al giornalismo allo stadio, saltando di palo in frasca con una velocità che rincoglionirebbe Pindaro).

L’impressione generale che se ne cava fuori, senza ulteriori anticipazioni, è che Livorno – tra alti e bassi – continua ad essere un manicomio pirata, oltre che la patria di alcune delle migliori menti delle ultime quattro generazioni, qualunque cosa esse facciano del loro spiritaccio brillante. Come foste San Tommaso, e insieme Marco Polo, vi consiglio di prendere questa Bibbia un po’ vernacolare e poi un veliero e di toccare con mano, seguendo l’apposita mappa del tesoro ubicata (realmente!) a pagina 80.