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L'ombra di razzismo e islamofobia sulla campagna elettorale a Rho.

| martedì 16 febbraio 2016

end-racism

(riceviamo da S.o.s. Fornace e pubblichiamo)

I “due pesi e due misure” dell’amministrazione Romano in tema della destinazione d’uso delle aree

E’ proprio nei giorni in cui Marine Le Pen, segretaria del partito francese di estrema destra Front National, viene invitata da Matteo Salvini a Milano per benedire l’operazione politica “verde-bruna” della Lega Nord, che a Rho scoppia la polemica su una presunta “moschea” che dovrebbe sorgere nell’area dismessa della New Framar, un ex mobilificio in via Pozzobonelli.
Della vicenda, particolarmente succulenta dal punto di vista politico e mediatico in questo inizio di campagna elettorale, si interessa il settimanale locale Settegiorni, investito di questo compito pare da un gruppo di cittadini del quartiere capitanati da Davide Tescarolo dell’Italia dei Valori, gruppo politico che tra l’altro a Rho siede in Consiglio comunale tra i banchi della maggioranza. Il mistero è presto svelato: non si tratterebbe di una “moschea”, ma semmai di una nuova sede del Centro islamico di via Statuto gestito dalla Lega culturale islamica italo-araba, una realtà associativa ben conosciuta in città che in 16 anni di presenza sul territorio ha sempre organizzato iniziative alla luce del sole. Negli anni scorsi anche noi abbiamo collaborato con la Lega culturale islamica realizzando, tra le altre cose, un corso di arabo in Fornace e un incontro sulla “salute al femminile in moschea” con la collaborazione della Consultoria autogestita di Milano.
Malgrado l’evidenza, la querelle in città prosegue all’inizio di febbraio anche con volantini anonimi distribuiti in quartiere. La sezione rhodense di Fratelli d’Italia-AN coglie subito la palla al balzo uscendo invece con banchetti dove, dietro a slogan come “La nostra cultura, la nostra religione e i nostri valori prima di tutto”, si raccolgono firme contro il “proliferare di questi centri islamici” dietro i quali non possono che celarsi “le moschee”, col solito armamentario razzista e islamofobo che parla di “sicurezza dei propri cittadini”, “situazioni di disagio e conflitto sociale”, ricordando ovviamente che “gli attentati di questi mesi hanno una sola matrice, quella islamica”. La questione approda infine in Municipio con una mozione presentata da tutte le opposizioni (Forza Italia, Lega Nord, Gente di Rho, Nuovo Centro Destra oltre a Fratelli d’Italia non presente in Consiglio) che intendono far convergere l’intero Consiglio comunale su un testo “bilanciato” e, se si vuole, “moderato”, che nasconde dietro a tecnicismi e norme formali relative al rispetto della destinazione d’uso dell’area dell’ex New Framar, la volontà politica di vigilare sulla presenza di luoghi di culto islamici in città e, al momento almeno, di opporsi a questa eventualità. Come ha scritto giustamente (e forse un po’ inavvertitamente) Settegiorni, la mozione che poi sarà approvata dall’intero Consiglio comunale con la sola esclusione dei 2 voti di Sel impegna “l’amministrazione comunale a non modificare l’attuale destinazione d’uso dell’area (industriale a media trasformabilità), con il preciso scopo di evitare l’insediamento, all’interno dell’ex mobilificio di via Pozzobonelli, di un luogo di culto per i fedeli musulmani”. In effetti, il dibattito in aula era stato comunque segnato da una strisciante islamofobia: è il caso del forzitaliota Lemma che, nel suo intervento, ha ovviamente citato a casaccio l’Isis e ha parlato di svalutazione delle aree residenziali in prossimità dei centri islamici, indicando inesistenti ricadute negative derivanti dalla presenza di luoghi di culto musulmani in termini tanto economici quanto di sicurezza e convivenza civile. Meglio di lui non ha fatto Guglielmo dell’Idv, che per l’intera durata del suo intervento ha chiamato la Lega culturale islamica italo-araba “questi qua”.
Malgrado l’attenzione delle minoranze – soprattutto della Lega Nord – a riverniciarsi d’immacolato l’abito, la mozione approvata ripete norme di legge già esistenti, come l’impegno del sindaco ad escludere che su quell’area si svolgano attività incompatibili con la destinazione d’uso attuale. O la garanzia del sindaco a non variare tale destinazione d’uso, cosa del resto non in suo diretto potere. Il senso politico sta allora altrove.
A ben vedere, la questione dell’area dell’ex New Framar è sovrapponibile a quella di Viridea, un centro commerciale che sorge, in spregio alla legislazione vigente, su un terreno agricolo. Ci chiediamo perché, quando a non rispettare le leggi è il signor Rappo – padrone di Viridea, amico di Berlusconi, ben inserito nell’establishment, il cui avvocato era il sindaco Romano – nessuno in Consiglio comunale, né all’opposizione né in maggioranza, ha mai accennato all’argomento. Chissà invece come mai la destinazione urbanistica dell’area dell’ex New Framar suscita tanto interesse tanto da impegnare il sindaco ad aggiornare bimestralmente il Consiglio comunale sulle attività svolte all’interno dell’ex mobilificio. Avanziamo timidamente una risposta, lieti come sempre di poter esser smentiti nei fatti: non sarà mica perché il dio degli uni è Allah – e quindi, proprio per questo, i musulmani della nostra città debbano ricevere un'”attenzione” particolare da parte degli organi di controllo – mentre per Viridea è il profitto, e ben vengano dunque in città “convergenze di interessi” su questo punto?


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