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Lo Squirt Non Puzza!

by Rosario Gallardo | giovedì 25 febbraio 2016

Donne nude, o succinte, culi e tette in bella vista, come pesche, verze, gerbere.
Checché se ne dica di erotismo distrutto, noia e tutto già visto, ogni mattina al semaforo della grossa strada che mi separa dalla fermata dell’autobus io misuro quanto sono fica con l’attenzione degli automobilisti. Capisco come mi stanno gli abiti da quanto devo aspettare per passare col rosso. L’aria si ferma, manco fossi la madonna, allora il mio outfit è azzeccato. Potrei attraversare l’autostrada incolume.
Certo, non è più come negli anni quaranta, la passione per il corpo sensuale non è più una gran curiosità, o forse non sembra più un segno di virilità mostrarsi colpiti. La gente non fischia, gesticola, approccia così come fosse un dovere sociale dimostrare d’essere cacciatore. Solo alcuni, camionisti, manovali, asfaltatori, proprietari di vecchie botteghe. Mentre gli altri stanno in religioso silenzio al cospetto dei miei leggings. Mi lascia sempre stupita questo meccanismo, questa virtù del corpo di ammaliare, di ipnotizzare. Capisco che passasse per satanico, un effetto così innegabile e indiscriminato.
Ma di che si tratta?
Nel libro “Sesso Sacro” di Roberta Rio (edizioni Arkeios) a un certo punto l’autrice accenna di sfuggita di donne impiegate a scopo bellico, per dissuadere gli assalitori. Anzi più che di dissuadere si trattava di convogliare. Immagino, quindi, tempi molto remoti in cui le comunità aggredite, invece di sacrificare la vita di figli e mariti, offrivano il deretano delle signore e invece di spaccarsi la testa, dopo litri di sborra si finiva a tarallucci e vino. In effetti a me l’istinto viene. Da ragazzina avevo spesso fantasie simili. L’aggressività può non essere distruttiva e le questioni di potere, in natura, sono spesso e volentieri organizzate in relazione a fatti di ano. Potrei stare qui a dilungarmi chi sa quanto sulla tematica dei rapporti sociali manipolati e di quanto siamo interdetti nelle nostre modalità di relazione. E ancora e ancora. Inutile. Siete inermi. Inermi nelle mutande come nel cuore e, di conseguenza, nel mondo. Al massimo abbaiate sputazzando qualche slogan, qualche frase d’odio, anche se camuffata da riflessione sociale: “il pompino è maschilista”, “gli zingari sono sporchi”, “chi non guadagna non vale” e via dicendo…
Ve ne racconto una, ad esempio. In uno dei luoghi dove abbiamo organizzato uno dei nostri eventi, mi è stato chiesto di non sporcare con lo squirt. A me. Cioè, io che non squirto o io che poi dopo passo l’ammoniaca? Ho fatto la serata con una finestra aperta dietro la schiena in modo che l’aria circolasse per non far ristagnare gli odori. Una pisciatina di cane avrebbe agitato molto meno, lo squirt puzza moltissimo perché è satanico. Ora, per chi non è pratico, svelerò un segreto: lo squirt non puzza! Non è urina! Ho fatto un test del ph, ho squirtato in un barattolino e dopo pochi secondi ho urinato in un altro, quindi ho aggiunto il prodotto che serve per misurarene l’acidità. Chi si occupa di fiori o coltiva maria sa di che parlo. Lo stacco tra l’esito di uno e l’esito dell’altra è netto, con lo squirt puoi innaffiare! Non è come l’urina nemmeno nell’odore. Lo squirt, spesso totalmente incolore, non lascia segni, a meno che non lo si faccia asciugare su tessuti scuri, sui quali lascia un leggero alone perlaceo lungo i bordi della chiazza bagnata. Quello che si può sentire chiaramente è un materasso imbevuto da grandi quantità di squirt in una stanza chiusa. Oh, che pensiero disgustoso, vero? Per quanto impregniamo terra a acque di sostanze tossiche che sporcano e uccidono in nome di una “pulizia” senza macchia, status di chi sa che supremazia e prestigio, rimaniamo dotati di ghiandole che emettono odori e narici in grado di captarli, questo è l’istinto di una specie che confida in tempi migliori. Credo che, considerato quello che un’eiaculazione femminile significa nel nostro mondo di sessuofobici moralisti e ipocriti, una pozzangherina per terra sia un gesto forte. Come lo sarebbe accontentarsi di una blusa grigia per una lavatrice in meno. Chi lo farebbe? Nessuno vuole rinunciare al suo status. Pezzenti schiavizzati che sgomitano per il posto nella fila del rancio, che si aggiustano la divisa, che lustrano le fascette sul braccio. E qualcuno dirà che in fondo è giusto: il cazzo è aggressivo, volgare, la fica non deve sporcare, che schifo, che bisogna  aver rispetto del prossimo, del decoro, dello stato e della polizia! Bene, anzi: Giusto! La belva Giustizia ci sbrana l’intelletto e ogni possibilità. Grazie. Quella sera la nostra serata è stata soddisfacente, come al solito, e io mi ero persa dietro una ragazza del pubblico. L’ho coinvolta in non so che gioco e alla fine l’ho inseguita fuori. Lì abbiamo esplorato l’immagine dei suoi spettri e portavano il viso di suo padre. Poi ho eiaculato. All’esterno dell’edificio, lontano dalla stanza che ci ospitava. Dopo qualche decina di minuti rientro e trovo un damerino, con la camicia stirata e il golfino fresco di bucato, che parla con chi stava seguendo l’aspetto logistico del nostro evento. Una roba del tipo “L’ha fatto! Sento chiaramente l’odore!” Eccolo! Il falchetto, il cane da trifola, segugio inarrestabile, baluardo della pulizia, del decoro, della libertà che finisce dove inizia quella altrui. E intervengo più o meno così: “Senti l’odore? Certo, ti capisco. E’ come quando uno ha fame e sente ovunque l’odore della pizza. Anche se non c’è. E’ il desiderio. E’ la fame.” Sorrido. “Non ho squirtato qui, ma se vuoi posso sempre aiutarti!”.
Lo sporco, la volgarità, le malattie, la pudica intimità, il giudizio degli altri, la sicurezza dei figli, del lavoro, e la lista è lunga di tutte quelle belle vesti con cui vestite la vostra viltà che vi inchioda a essere gli stessi nei secoli, schiavi, deportati, annegati, sfruttati, supini, violenti solo coi più deboli, portate fieri la vostra museruola sui genitali. E Guardatemi il culo mentre passo. E’ la mia criniera e ve la sbatto in faccia, gregari di merda!