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Lo spettro del MayDay No Expo

| lunedì 2 maggio 2016

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(riceviamo dalla nostra lettrice Frau e volentieri pubblichiamo)

Ieri sono andata alla MayDay 2016, e ho provato una sensazione di grande malinconia.

Questo non è accaduto solo per l’effetto del vedere una ricorrenza vissuta da anni, con la partecipazione di migliaia di persone, improvvisamente morta; non è accaduto solo a causa dell’impatto dell’apparente definitiva disillusione rispetto a un certo modo anarchico di manifestare la lotta per una serie di principi “progressisti” (e con questo non intendo il metodo violento di chi cerca scontro e conflitto, ma intendo il metodo che affianca la manifestazione alla festa: che, accanto agli emarginati e ai repressi, mostra le modalità sotterranee e parallele di vivere la mondanità, come i rave party).

Questo mi è accaduto principalmente per lo spettro della repressione che dominava la scarsa partecipazione, lo scarso entusiasmo, la paura. Lo spettro delle manganellate e delle spugnette, lo spettro della retorica giornalistica e dei discorsi dei benpensanti. Lo spettro della MayDay No Expo dell’anno scorso.

Avevo speranze diverse:
speravo che i miei amici si ricordassero che tipo di repressione e strumentalizzazione hanno vissuto,
speravo che i miei genitori sapessero quanto è stato incisivo il fallimento della lotta l’anno scorso,
speravo che i colleghi sapessero quali capri espiatori sono stati arrestati e messi sotto processo.

Vi riassumo ciò che ieri ho sentito dire ai microfoni troppo poco:
appena chiuso l’Expo sono stati arrestati una decina di ragazzi, alcuni greci di cui so poco e alcuni ragazzi italiani, per le “devastazioni” dell’anno scorso. Tutti i ragazzi italiani sono partecipanti, più o meno assidui, delle attività di un gruppo anarchista del milanese, dall’elevato spessore sociale culturale e artistico, chiamato Proprietà Pirata.

Secondo la mia personale opinione, i loro comunicati e le loro lettere dal carcere brillano di una onestà intellettuale di altri tempi, rispetto agli slogan dei centri sociali più noti di Milano.
Le loro attività più visibili possono essere ricondotte alle esperienze di TAZ (zone temporaneamente autonome) e dei rave. Trovo che sia difficile immaginare un ambiente politico più tollerante del loro, delle lotte più semplici e genuine delle loro.

Mi stupì un sacco che non fosse evidente alla popolazione (del milanese? o italiana? mi chiedo a questo punto chi mai è il destinatario di queste notizie) che fossero stati scelti come capri espiatori. Ieri mi ha stupito che a un anno esatto da quella manifestazione, che a mesi dal loro arresto, la giornata non sia stata dedicata a loro: gli unici ritenuti colpevoli dalle istituzioni, gli unici che rischiano anni di galera.

Trovo che questo evento dovrebbe avere un’attenzione mediatica di tutt’altra imponenza, trovo che se ne dovrebbe parlare come per gli accusati di devastazione e saccheggio del g8 di Genova 2001, cioè di più.

Tempo fa ho fatto una tesi per l’esame di stato che ancora oggi vorrei approfondire in un libro, rintracciavo nel corso della storia il seguente schema:
– una guerra o una crisi economica crea instabilità nel consenso del popolo verso il potere istituito;
– il potere istituito incolpa dei singoli individui, spesso colti, di essere gli unici responsabili del malessere della popolazione;
– il popolo dà il suo assenso per giustiziare i capri espiatori.

Valeva per Socrate, Seneca, Gesù Cristo, gli untori della Colonna Infame, gli anarchici Sacco e Vanzetti, per La Rosa Bianca. Oggi mi accorgo che vale anche per loro, per quella manciata di pirati.

E che ancora una volta, noi siamo il popolo che lo permette.
Dovevate esserci, era vostro dovere morale e politico.