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Live & Loud

Live & Loud (118)

| giovedì 29 ottobre 2015

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Halloween non esiste, benchè nella città governata da Zio Tibia in persona i festini a tema zombie siano ormai dilaganti, così come gli zombie stessi, che vagano confusi con lo sguardo fisso sul monitor del proprio cellulare e un esercito di spugnette ad asciugare i propri sogni più umidi.
Per sopravvivere ad Halloween, ecco una decina di concerti in cui respirare un po’ di vita nelle giornate a venire.

Blk Jks. Giovedì 29 allo spazio Ex-Cobianchi.
Sta per tornare Afropolitan, il festival dell’Africa globale che, dopo un breve passaggio milanese, è tornato di casa a Roma. Ma per non sembrare di essersi dimenticati di Milano, l’anteprima del festival è qui e addirittura in piazza Duomo. Sul palco i Blk Jks, che vuol dire Black Jacks, che vuol dire una sorta di post-rock dalle venature pop e ovviamente africane.

Sissy Spacek, Raid Over Moscow, Cocaine Slave. Giovedì 29 alla Casa Occupata Gorizia.
No, non è che oltre 40 anni dopo “Badlands” Sissy Spacek si è riciclata come cantante pop. E’ quel burlone di John Wiese che, oltre ad essere una delle figure più genuine e valide del noise californiano ama buttarsi pure nel grindcore, e quale nome migliore per la sua band che un’attrice tramontata che ci ha rubato a tutti il cuore?

MilanoMusica. Venerdì 30 e lunedì 2 tra S.Simpliciano e la Scala.
Il programma di MilanoMusica quest’anno è ricco e queste sono solo due delle sue numerose tappe. Venerdì a S.Simpliciano è un viaggio tra opere medievali e loro reinterpretazioni moderne con l’ensemble austriaco The Company of Music; lunedì alla scala è il doppio pianoforte di Pierre Laurent Aimard e Tamara Stefanovich alle prese con Boulez e Messiaen.

Daikiri, Discomfort, Maxcarnage, Infection Code, Rejekts. Venerdì 20 al Boccaccio (Monza).
I Daikiri sono due fulminati francesi le cui connessioni cerebrali sono state ormai definitivamente compromesse dall’abuso di volumi, il loro ascolto porterà anche il pubblico verso lo stesso destino. Tutto questo in una serata-maratona di hard-core, grind e devastazione.

Aghe Clope. Sabato 31 alla pizzeria Oceania.
Quartetto di libera improvvisazione, tra free-jazz e psichedelia, per sax, batteria, elettroniche e oggetti. La crew di Ca’ Blasè li ha amati talmente tanto che ha deciso di invitarli in pizzeria.

Jamaaladeen Tacuma’s Smashy. Sabato 31 al circolo Masada.
Dalle parti del cool jazz contaminato dal groove. Il 60enne Tacuma è uno di quei bassisti dal curriculum corposo come solo il grande jazz americano del ‘900 può ingrassare in cui spicca oltre un decennio di collaborazione con quell’Ornette Coleman che tanto ci manca ogni giorno.

Pat Thomas & Kwashibu Area Band. Ancora sabato 31, al Biko.
Halloween non esiste, esiste solo il rock’n’roll, si diceva un tempo. Quest’anno -ahinoi- il r’n’r pare non aver più cittadinanza a Milano (e con ciò includo pure il contemporaneo concerto dei Deep Purple al Forum), ma questo 31 ottobre si riempie ugualmente di suoni liberi. Al Biko tocca a un cinquantennio di musica africana, dall’highlife ghanese all’afrobeat, il tutto grazie all’appuntamento con uno dei più grandi cantanti della storia del continente nero.

Acid Arab, Mehmet Aslan, Autarkic. Sabato 31 allo Striptease.
Halloween non esiste, ma esiste comunque una pletora di feste con cui fare i conti. La migliore porta il marchio della Buka, che dallo Striptease parte in esplorazione lungo tutto il Medio Oriente: ci sono Acid Arab che si presenta già dal nome, il turco teutonico Aslan e l’algido israeliano Autarkic.
E poi ci sono tante altre feste: tipo a Macao, con la techno rarefatta di Korridor, Torn Hawk, Alek Hidell, Babau e un bastimento di dj set che andrà avanti fino al pranzo domenicale; o al Dude, dove è ancora tanta techno a tener su i muri, con Surgeon, Regis, Dj Pete e Truss, il tutto a prezzi proibitivi; l’Halloween della Società Psychedelica è invece sotto la Sacrestia, con Jimmy Trash & Big Daddy Mugglestone dal vivo e poi DJ Henry ai piatti.

The Telescopes, The Gluts. Martedì 3 alla Sacrestia.
I Telescopes sono essenzialmente un gruppo shoegaze. Ma come solo i più lungimiranti gruppi del genere hanno capito, i Telescopes mettono al centro della propria musica solo ed esclusivamente i feedback: un concerto che potrebbe sembrare una lunga pubblicità di amplificatori di qualità discutibile.