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Live & Loud

Live & Loud (108)

| mercoledì 10 giugno 2015

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Ecco che tornano le giornate dell’abbondanza, quelle vere, che dureranno per poco e vanno sfruttate fino in fondo. Seguono minuziosamente elencati otto concerti e tre (grandi) festival per i sette giorni a venire.

Raed Yassin. Giovedì 11 giugno, ore 20, alla Marselleria.
“Solo double bass” è uno spettacolo che dice già tutto nel suo titolo: il musicista e performer libanese lo propone a Marselleria nell’ambito di una due-giorni dedicata ai suoi lavori impossibili.

Novara Jazz, ultime giornate. In giro per Novara e dintorni, fino a domenica 14.
Gli ultimi appuntamenti con questo festival vicino, accessibile, e mai abbastanza lodato hanno il loro apice giovedì con Xol e Peter Brötzmann (vedi sotto) e venerdì con i due TRII di Gianni Gebbia e Roberto Ottaviano / Giovanni Falzone. Poi bisognerà aspettare un anno.

Xol featuring Peter Brötzmann. Venerdì 12 al Leoncavallo.
Nella settimana che pare votata completamente ai festival, a sgomberare il tavolo con la briscola più forte è il ritorno a Milano della più audace e intrigante figura del free-jazz europeo, se non mondiale. Il sax furioso di Brötzmann sarà accompagnato da un trio di improvvisatori italo-svizzeri, in quello che sarà sicuramente il concerto della settimana, forse del mese, sicuramente dell’anno.

Horror Vacui, Nomotion e Filthy Generation. Venerdì 12 alla Cascina Torchiera.
Dal crust al dark, dall’EBM all’occultismo, un venerdì sera alla Torchiera che più scuro non si può. Con il doveroso contorno del cimitero, e più in là dello spaventoso deserto di Expo.

Zeus!, Ornaments. Venerdì 12 al Lo-Fi.
Una sana serata di mazzate, con il metallo urlante arrapato degli Zeus! e i chitarroni post-qualcosa degli Ornaments. Insieme a celebrare il recente split condiviso, in studio e in strada.

Terraforma. Da venerdì 12 a domenica 14 a Villa Arconati (Castellazzo di Bollate).
Lo scorso anno, Terraforma era stata la rivelazione dell’estate milanese: un festival bello perchè coraggioso e non immune da errori, dunque perfettibile, dunque -finalmente- umano. Quest’anno ritorna con un cartellone ancora più ricco e alcune scelte consolidate, confermandosi già un appuntamento da non perdere. A far tremare gli alberi del parco ci penseranno Hamid Drake, Charles Cohen e Bochum Welt venerdì sera; Senyawa, Valerio Tricoli, Maurizio Abate e Keith Fullerton Whitman nella densissima giornata di sabato e una pavonica selezione di dj set per il ripiglio domenicale. E un gran numero di altri nomi, forzatamente omessi per ragioni di spazio.

Primus. Sabato 13 al Carroponte (Sesto S.Giovanni).
Palcoscenico anomalo per la più schizzata band sopravvissuta all’esplosione creativa dei ‘90s. Da qualche anno, Les Claypool ha riunito praticamente la formazione originale e ripreso le strade del mondo reale e di tutti quelli immaginari, favole comprese.

Hardcore Invasion. Sabato 13 e domenica 14 al Boccaccio (Monza).
Vedi alla voce “maratona hc” ed eleva quella voce per una potenza di dieci. Sui palchi ci saranno: Affluente, Straight Opposition, 0jne, No problem, no babies, Hobos, Tongues, Rami e Wargame (sabato) e Face your enemy, Rise above dead, Pray for teeth, Die, Disguise, Class, Margy pepper, Seeker e Corpse (domenica).

Vacuum. Domenica 14 alle 18:30 al Piano Terra.
L’ipnotico incontro tra le percussioni di An Tez e la ghironda di Yann Gourdon sarà una sorta di rito trascendentale, celebrato all’orario della messa vespertina per stroncare la concorrenza. Un appuntamento assai raccomandato per chi ancora stesse cercando l’estasi e l’illuminazione.

Föllakzoid. Domenica 14 a Macao.
Siamo ancora dalle parti della psichedelia, che a Macao sembra fortunatamente essere diventata di casa. Questa volta si tratta del fortunato caso di un quartetto cileno dalle evidenti ascendenze sabbathiane che col passare di km ha fatto indigestione di krauti e di algidità mitteleuropea. Il risultato è trascinante come pochi.

Black Mountain. Mercoledì 17 al Magnolia (Segrate).
… e in tempi (ormai lunghi) di riscoperta della psichedelia pestona, non potevano non capitare a fagiuolo i Black Mountain, che da un decennio abbondante dispensano hard-blues, catarro e wha-wha come se piovesse, nella speranza che piova davvero.