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Live & Loud

Live & Loud (054)

| mercoledì 19 marzo 2014

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La scorsa domenica ho visto un tipo che leggeva la rivista “Il mio papa”, geniale pubblicazione monografica dedicata al biancovestito vaticano. L’idea è accattivante, e si presterebbe a un gran numero di altre iniziative editoriali: “Il mio Satana”, “Il mio stregone”, “Il mio voodoo” e via di seguito, lungo tutte le dannate declinazioni della musica del male, del rock’n’roll e dei suoi confini. A un certo punto si arriverebbe pure a “Il mio bassista”, e molto probabilmente lì troverebbe un sacco di spazio il signor Mike Watt, uno che da 30 anni a questa parte mena fendenti a tutto il rock alternativo americano, finisce per suonare nei riformati Stooges di fianco a Iggy (“Il mio rettile”) e domani sera sale sul palco del Leoncavallo, con i compagni di viaggio Missingmen e dopo gli ospiti Guess What e L’oeillere.
E diventa strano pensare che tutto ciò accada in un giovedì pieno a scoppiare di buona musica, ma capita anche questo. L’inizio è facile, perchè come spesso capita si parte da O’, dove Gordon Ashworth, The Rita e Kay Lawrence incrociano noise, field recordings e frequenze spurga-cerume. Dopodichè si migra fino al Leoncavallo per Watt & sodali, ben sapendo che ci si lascia alle spalle la scelta dei metalloni (i Corrosion of Conformity al Lo-Fi) e quella dei maratoneti avanguardisti, che a Macao trovano un afterhour di suoni che inizia con il jazz ri-editato dei Parallax e prosegue poi sempre più giù dove l’elettronica incontra la carta vetrata con Lumisokea, Cage Suburbia e Red Army Fracture.

Per un giovedì è già troppo, anche perchè il giorno dopo non scherza un cazzo. Al 75beat la Società Psychedelica si riunisce per un rito di ipnosi kraut-orientale con La Piramide di Sangue e a Pioltello si chiudono le Alterazioni del Malabrocca con l’analogia ambientale di Von Tesla e Nicola Ratti. Sbuca a sorpresa fuori città anche la malinconia folktronica di Benoit Pioulard, all’Agorà di Cusano Milanino.

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Venerdì inizia anche Bergamo Jazz, che è un po’ fuori mano, si capisce. Però un pensiero va fatto, con la prima serata che fa incontrare Myla Melford e il Joshua Redman Quartet e poi se uno si allunga un po’ va fuori programma ma resta in città e al Pacì Paciana trova Meteor e Fuzz Orchestra. E poi sabato con Nate Wooley che attacca addirittura alle 17 perchè in serata ci sono Gianluca Petrella e la Dave Douglas Band. E sublime è la domenica di chiusura con il quartetto di Russ Johnson e Ken Vandermark prima e Trilok Gurtu in serata. E tanti altri. Averlo un festival così quaggiù.
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Torniamo a Milano, a un sabato posato. Con un happening di urla, canzoni e mazzate con Marnero e Agatha al Cox18 e un labirinto di echi quasi dub allestiti da Young Echo e Dracula Lewis alla Buka. Di mezzo ci stanno i synth dei Fanciulli Goom al Moonshine e una bella pesantata casinista con Seditius, Psycho Fellowship, Gordo e Cani dei Portici alla Fornace di Rho. Mai pesante come tutto l’hardcore che satura la cantina della Ligera domenica sera, a partire de Komplott e Class sino a The Vile (progetto che raccoglie gentaglia di Discharge, Varukers e Broken Bones).

Un’altra piccola trasferta, per recuperar mancanze orobiche, è lunedì 24 a Pavia, dove ricominciano i Dialoghi Jazz per Due alla chiesa di S.Maria Gualtieri, e ripartono proprio nel segno dell’incontro tra Ken Vandermark e Russ Johnson. Ma pure restando a Milano non si è delusi, tra l’immortale blues abrasivo di Hugo Race al 75beat e il thrash metal più thrashoso di Overkill e Skeletonwitch al Factory.

Poi ci sarebbero anche altre cose, ma anche basta, che per una settimana è fin troppo.