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Live & Loud

Live & Loud (009)

| mercoledì 20 marzo 2013

David-vs-Goliath

Questa settimana scendono in campo i giganti. Fatevi da parte, chinatevi umilmente ad ascoltare e basta, a guardarli camminare come giganti sulla terra, per usare le parole di un Maestro del R’n’R..

Iniziano, domani sera, gli Swans all’OCA, una specie di squadra di super-eroi del rumore che ha in sua maestà Micheal Gira il suo Capitan America. Sarà una cavalcata tra allucinazioni ad alto volume tritate da tappeti percussivi dei bei tempi che furono. Roba da orecchie sanguinanti, come in altre occasioni avrebbe potuto diventare un concerto degli psico-rumoristi Oneida, di scena purtroppo la stessa sera sul palco del Magnolia (Segrate).

Il secondo gigante della settimana è in realtà un piccoletto giapponese con il volto solcato dalle rughe di una vita trascorsa cantando dalle metropolitane ai palchi dei festival. Ovviamente si tratta di Damo Suzuki, un tempo leggendaria voce dei Can, oggi aggregatore di un network di improvvisazione transnazionale, che venerdì sarà a Milano con membri di Ritmo Tribale, Peter Sellers & the Hollywood Party e Psychofagist. Il luogo è segreto, lo si scopre tramite prenotadamo@gmail.com. Luoghi noti si trovano invece nel resto della Lombardia, e tanti sono attraversati da buone musiche in questo falso inizio di primavera: il Birrificio La Cruda vibra per le basse dell’ambient-noise di Decimus, allo Zoe Club avviene il bizzarro incontro tra sonorità tex-mex e post-industriali grazie ad Hocico, mentre il Bloom (Mezzago) ospita gli immortali Ulan Bator, che col passare dei lustri hanno abbandonato il ruolo di “Sonic Youth francesi” per abbracciare le sperimentazioni del kraut-rock. A precedere tutto ciò, alle cinque del pomeriggio, c’è la chitarra incantata di Marc Ribot a “Bergamo Jazz”, beate le orecchie di chi ci può andare.

Sulle spalle dei giganti si viaggia in alto, a lambire il cielo, c’è quasi la possibilità di toccare direttamente Dio, tastarne la carne, dargli pure un morso sul culo se è il caso. La carne di Dio, ovvero Godflesh, arriva a traumatizzare il Bloom di Mezzago sabato sera, una via crucis di industrial e metal tornata beatamente in vita dopo un decennio di inattività, o almeno di impegni di mr. Broadrick su troppi altri fronti. Ma è un sabato fin troppo abbonante il 23: si inizia dal pomeriggio con la Benefit Grande Soirée di O’, che rischia un po’ troppo la chiusura e va difeso ad ogni costo, portando la propria solidarietà umana e soprattutto economica. Si prosegue in serata con tutta la furia di CorLeone, l’incarnazione jazz-core di Roy Paci, quella genuina e sincera, lontana anni luce dall’infantile ska-pop della produzione più nota del siciliano. Intanto a Macao è ancora tempo di improvvisazione elettroacustica (con Nicola Ratti & Seijiro Murayama, Luca Sigurtà e Marched Pair), al Ligera arriva il blues psichedelico degli Psychic Ills… e chi volesse tornare alla Bergamo Jazz troverebbe addirittura il jazz globale di Hermeto Pascoal.

Dopo cotanta roba, si chiude di corsa. I giganti se ne vanno, e al loro posto arriva quella banda di capelloni tatuati dei Saint Vitus, che portano il loro stoner sul palco del Tunnel, in una domenica che ospita comunque Makhno (al Bloom di Mezzago) e l’ennesimo piatto ricco bergamasco con Uri Caine, Han Bennink e John Scofiled’s Organic Trio. E’ dalle parti del jazz anche la serata di lunedì 25, di nuovo a O’, dove Alessandra Novaga prova a rendere tributo alla sconfinata opera di John Zorn.

Martedì si riparte su altre strade: all’Elfo inizia la nuova stagione della rassegna di musica contemporanea “Sentieri selvaggi”. Apre l’ensemble olandese Lunapark all’opera sull’interpretazione di Squarepusher, Brian Eno e Massive Attack. Mettetevi in marcia.