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L'Inghilterra esce dall'Europa ma non dagli Europei (per ora)

| venerdì 24 giugno 2016

inout

Niente ha potuto la morte di Jo Cox, che già come quella della collega socialdemocratica Anna Lindh nel voto svedese sull’euro, non è riuscita a fermare la marea xenofoba in terra d’Albione. La maggioranza degli over 50 ha prevalso sui giovani. L’Inghilterra della vacanze-studio (Hastings, Stratford) ha mandato un sonoro vaffanculo agli europei che munge ogni estate. Quella risentita, deindustrializzata del Nord anche lei vota Leave: Birmingham, Coventry, Sheffield. Solo le grandi città cosmopolite Londra, Manchester, Liverpool resistono agli appelli patriottici di Boris Johnson e Michel Gove e alla propaganda razzista di Nigel Farage. Il Galles vota no all’Europa ma Cardiff vorrebbe restare. Scozia e Irlanda del Nord votano compatte per l’Europa e fanno capire che sono disposte a uscire dal Regno Unito pure di restarci e fare a meno degli inglesi. Sono stati inutili anche l’appoggio del neosindaco di Londra e del neosegretario Corbyn alla campagna Remain, anche se i laburisti hanno votato al 66% per l’Europa. Cameron oggi si dimetterà, mentre la sterlina e la City precipitano in una baratro. E questo è l’unico aspetto immediatamente positivo: i ricchi stanno perdendo un sacco di soldi mentre scrivo. Per Milano, molto legata finanziariamente alla City, il contraccolpo potrebbe essere assai negativo. Tutto il business con Londra subirà una frenata e i posti di lavoro che il Tamigi perderà perché gli americani si sposteranno a Parigi, Dublino, Francoforte, difficilmente affluiranno a Milano. E’ un colpo per le nostre élite tradizionalmente anglofile dai tempi di Minghetti (e poi con Sonnino – Trattato di Londra). D’un tratto English fa un po’ sfigato. Le bianche scogliere di Dover han voltato pure loro le spalle all’EUropa.

Ma per noi europei che regolarmente battiamo l’Inghilterra a pallone, cosa cambia? L’Unione Europea che è passata dal 1992 al 2015 da 12 a 28 membri (dall’alba di oggi 27), dopo l’austerità tedesca e la crisi greca rischia seriamente l’implosione, oppure di diventare feudo tedesco. Tutti i movimenti di destra del Continente (Wilders, Le Pen ecc ecc) indiranno referendum contro l’euro o l’europa. L’Europa fondata da democristiani e socialdemocratici nel 1957 potrebbe fare la fine dell’Unione Sovietica. La verità è che l’eurocrazia e i banchieri europei sono parte del problema, della rivolta popolare contro le caste politiche e finanziarie. Le minacce di Juncker agli inglesi sono state un fottuto boomerang. Non potranno mai tornare in Europa? E allora buttiamoli fuori anche dagli Europei..

(Per gli europeisti di sinistra come Pablo Iglesias, Gianīs Varoufakīs, Ada Colau e per movimenti antiausterità transnazinali come Blockupy è giunto il momento di dotarsi di una strategia geopolitica per arrivare a una Repubblica Comune Europea – ne ho scritto qui, questa la risposta di Toni Negri).