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L’immondo del lavoro. La miseria arranca in bicicletta

radicane.info | lunedì 16 luglio 2018

Un rider di Milano spiega minutamente quali siano le regole d’ingaggio in alcune rinomate società del food delivery (“cibo a domicilio”), le dispotiche organizzazioni web-based che dispongono e muovono a distanza le prestazioni delle migliaia di beffati della terra  gettati sulle giungle d’asfalto con tutta protezione delle sgargianti e fastidiose pettorine che, tale è la misura della beffa, essi devono pagarsi in anticipo; gli sperimentati aguzzini che amministrano questi apparati di cattura, attingendo a un concentrato di tecnologie della geolocalizzazione e del controllo telemetrico, computano sino i battiti del cuore delle loro prede remunerandoli di una manciata di centesimi alla dozzina e qualche millesimo per ogni centinaio di metri percorsi; profilano le loro “prestazioni professionali” secondo criteri di affidabilità, disponibilità, obbedienza e stilano medie al solo scopo di stabilire differenze di trattamento cui sottoporre i campioni provati nell’arte di consegnare magre razioni di pietanze uscite dalle cucine, nazionali e non, dei cinque Continenti ai domicili urban di un mondo intero di consumatori compulsivi adoratori dei vantaggi del mercanteggiamento online che giocano a ottenerle al minor prezzo.

Costante della New come della Old Economy è il fabbisogno di affamati da asservire nelle piantagioni come nei macelli, nelle cucine come nel catering. Ma nel food delivery, la soverchiante disparità tecnologica aggiorna, ora per ora, e mette a portata dl click, campionata dai ben sperimentati algoritmi “perfidia” e “protervia”, una condizione servile bell’e pronta, della quale nessun decreto potrà cancellare la radicale indegnità, se non abolendo tutta la struttura piramidale del racket che la produce, culminante in poche “compagnie globali” che crescono incubando e fornendo supporto tecnologico alle imprese degli “investitori locali”  – cioè a vessatori di ogni dove – cui spetta di esercitare a loro modo “la ferocia che ci vuole” per competere sul mercato.