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Ligera: un Calice Rosso in fondo a Via Padova

| domenica 26 dicembre 2010

di Luca Fazio

Se la Ligera è il posto giusto per suonare la sveglia a «quelli che via Padova non si può girare di notte», allora forse non potevamo che partire da qui – da un locale che prende il nome dalla vecchia mala milanese – per tornare a dialogare con Milano (grazie agli amici della Convenzione per l’Alternativa). Nella speranza che quella di lunedì scorso sia solo la prima di una serie di iniziative che da qui alle elezioni per Giuliano Pisapia sindaco aiutino il manifesto a capire se una nuova sinistra (e un foglio di sinistra più forte) sia ancora utile e possibile proprio a partire dalla periferia dell’impero. Si tratta di un lavoro lungo e faticoso, lo si capiva ascoltando i tanti interventi che si sono succeduti per cercare un’interlocuzione, un incoraggiamento, quasi una pacca sulla spalla da Valentino Parlato, il nostro pezzo calibro 9 (alla Ligera piacciono i b-movie anni ’70), una forza che riesce con poche parole a dare il senso di una prospettiva di lungo termine, e soprattutto a trasmettere l’idea che non solo la speranza è l’ultima a morire ma che è proprio da lì che bisogna ripartire, dalla speranza. Basta deprimersi, spiega Valentino Parlato, «attenzione, se io non spero di pescare, a pesca non ci vado nemmeno».
Ripartire da dove, non è facile da capire. E la situazione è quella che è (sinistra allo sbando e ridotta ai minimi termini, mortificazione dei diritti sul lavoro, migranti utilizzati come schiavi nei cantieri, distruzione della scuola pubblica, e qui a Milano l’Expo, che è la cementificazione di un’idea di convivenza). Tutti però concordano su un assunto che da questi parti non vale più nemmeno la pena di discutere, «i partiti sono morti». E allora? Allora dà speranza la candidatura di Pisapia, «un appuntamento decisivo per la storia di questa città e quindi del paese»; e adesso viene voglia di ripercorrerla tutta a piedi questa via Padova, una metafora lunga quattro chilometri che parla di come è possibile ricostruirla davvero una sinistra nuova. Era stata teatro della prima rivolta in stile banlieue e poi aveva subito l’onda, e l’onta, della retorica razzista, la stessa che avrebbe voluto imporre l’ottusa politica del coprifuoco che sta mortificando Milano. Invece, grazie al lavoro sul territorio delle decine di associazioni che lì sono nate e lavorano, via Padova ha saputo farsi riconoscere per quella che è: la più grande via multietnica di Milano, un laboratorio di esperienze ricco di storie e integrazione, con le luminarie natalizie scritte in più lingue, anche cinese. «Qui è successo il contrario di ciò che è accaduto alla politica, che ormai ha perso il contatto con la realtà», ha detto Valentino. E noi? Il manifesto deve continuare a vivere così com’è, ci hanno detto i nostri lettori (davvero troppo buoni) e deve tornare a mordere la realtà, raccontandola, e magari aprendosi di più ai lettori, alle critiche, «vorrei proporre una pagina per invitare le persone ad intervenire, a dirci dove sbagliamo…».
Per cominciare, complice un bicchiere di rosso bevuto alla nostra salute, siamo tornati a casa con qualche centinaia di euro, e la voglia di tornare a farci vivi. Nella speranza che, a Milano, sia solo l’aperitivo.


LIGERA, Enoteca anni ’70
Via Padova, 133
20127 Milano
02 3966 5773