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Leftism

LiberazCrack: lo Strappo

| domenica 26 aprile 2015

2015-04-25 15.40.52 Il crack era nell’aria. Dopo i litigi dentro e fuori della Palazzo Marino, l’addio anticipato di Giuliano Pisapia, le molte divisioni dentro la sinistra milanese, serviva un 25 aprile così per sancire la rottura. Anche in piazza quell’ampio fronte capace di far risplendere l’arcobaleno in piazza Duomo nel 2011 non esiste più. Sembra passato remoto, specie se confrontato con lo spiegamento di poliziotti in borghese, telecamere, a difendere lo scenografico cordone che ha visto impegnato tutto il PD Milanese intorno a meno di 100 ebrei milanesi che sventolavano 20 bandiere della Brigata Ebraica. E quello striscione ‘Sinistra per Israele’ a squarciare una piazza già divisa. Uno schieramento di campo totale, che divide invece che includere, e lascia molti a bocca aperta. Simbolo della giornata la patetica scena del parlamentare Emanuele Fiano e della Vicesindaco Lucia De Cesaris con marito al seguito, che escono dai ranghi dei ‘democratici’ per salutare alcuni degli esponenti dell’ebraismo milanese più noti. Un gesto stonato, andato in scena in corso Venezia sotto gli occhi di centinaia di manifestanti, con due protagonisti della campagna elettorale (già in corso) bardati con i fazzoletti dei deportati a giocare un ruolo tanto ostentato da sembrare preparato a tavolino. Nulla di più lontano dallo spirito includente della campagna elettorale del 2011, un atteggiamento tanto forzato da provocare la più più rabbiosa contestazione degli ultimi 10 anni di feste della Liberazione. Almeno duecento a fischiare a San Babila oltre ad altri 500 dietro al carro del Cantiere divisi da un flebile cuscinetto di Cisl e Uil a gridare il loro livore non certo contro la Brigata Ebraica ma contro il PD di Milano, che ha scambiato il 25 aprile per una manifestazione di parte, di una sola parte. Dimenticando con una scelta suicida sensibilità diverse, storie e vissuti questi sì della sinistra milanese che sembra aver smarrito l’insegnamento più importante della Resistenza, lo spirito unitario contro il nemico comune. Che in piazza non c’è ma si sente: nei bar, sui mezzi pubblici, nei discorsi  che tutti facciam finta di non sentire ma che vengono dalla maggioranza dei milanesi. Infatti sfilano ben 4 sinistre, ognuna ben separata dall’altra. C’è la sinistra delle istituzioni e del sindacato che si porta subito in Piazza del Duomo, gremita al 50% e quella dei movimenti, che si accalca di fianco ai giardini di via Palestro e dietro tutti, con un presidio fisso in San Babila, imbandierata dei colori della Palestina. Ci sono i cani sciolti, Emergency e la galassia dei partiti neocomunisti, l’Anpi e la massa del popolo del 25 aprile e poi c’è il PD schierato alla Charlie Hebdo (tutti i big davanti e il nulla dietro) a tenere lo striscione Bella Ciao Milano con Maran, Scalfarotto, Rozza, Mirabelli, Bussolati, ed un Fiano in gran spolvero, che si muove come il vero padrone di casa. E’ lui l’alto e dinoccolato mazziere renziano che sta già distribuendo le carte. Il cordone di celerini in divisa di Piazza San Babila non riesce a coprire gli insulti, ‘merde’ il complimento meno pesante che piove sullo spezzone piddino protetto da un dispositivo di sicurezza mai visto prima (più di un centinaio di uomini in borghese), triste preludio di quel che sarà la May Day No Expo. Più avanti un nugolo di poliziotti, e almeno una decina di agenti del Mossad (i servizi segreti israeliani), circondano un ‘pezzo grosso’ dell’ambasciata. Mentre si svolgono questi scambi di favori, la pioggia inizia a cadere sul corteo coperto da un cielo plumbeo. In Duomo stan già smontando tutto e una decina di chilometri più in là anche il concerto di Partigiani in ogni quartiere risente del maltempo, sull’erba umida di quel Parco di Trenno che dal 29 ospiterà il campeggio internazionale No Expo. Su tutto incombe il 1 maggio, con il patto di ‘non belligeranza’ saltato e un’esposizione che mostrerà ben presto i frutti di un’improvvisazione (vedi l’Expo accordo sui ghisa bocciato dai lavoratori) e una disorganizzazione allarmante. ‘Non ci sarò in piazza il Primo Maggio, ho paura degli scontri, ci saranno i black block’ ripete più d’un manifestante a chi distribuisce i volantini della May Day. Divisi il 25 aprile, e divisi il Primo Maggio.