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L’Ex cuem risponde alle accuse del rettore Vago

| mercoledì 8 maggio 2013

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Riceviamo dall’assemblea dell’EX CUEM rioccupata e pubblichiamo:

Lettera aperta in risposta al Magnifico Vago

Buonasera a tutti, sentiamo la necessità di chiarire e rispondere a ciò che il nostro rettore ha gentilmente imposto alle nostre poste.
Innanzitutto ci scusiamo per il “sopruso dell’occupazione forzata”. Siamo studenti e ex studenti precari di questa e di altre università, ma prima di tutto persone che la frequentano e abbiamo voluto ridare uno spazio vuoto per il fallimento della cooperativa cuem all’uso collettivo, riaprendolo, riqualificandolo, riempiendolo di libri e mettendoli a disposizione gratuitamente anche da un archivio digitale. Ci scusiamo anche di aver creato un pericoloso centro di aggregazione, dimenticavamo che non è permesso che degli studenti parlino e comunichino fra loro nella nostra università.
Ci scusiamo anche per i “festini” e i concerti, non sia mai che l’università possa davvero diventare un luogo di socialità e scambio: da lì alla cultura e al sapere critico il passo potrebbe essere pericolosamente breve. Le attività di ristorazione non sono altro che la messa a disposizione di un forno, un microonde per scaldarsi il pasto e una macchinetta del caffè, per dare la possibilità di mangiare e di appoggiarsi su un tavolo a chi non può permettersi 6 euro di mensa tutti i giorni.
Se poi vogliamo parlare della vendita di libri, le questioni da chiarire sono molte. Innanzitutto non siamo semplicemente una libreria, ma un luogo in cui condividere saperi e criticare ciò che ci viene trasmesso dall’alto delle cattedre. Un luogo in cui discutere di cultura, letteratura e politica senza dover sottostare alle infinite burocrazie universitarie. In secondo luogo noi vendiamo solo due tipi di libri ed entrambi non a scopo di lucro. I primi sono quelli delle case editrici piccole e indipendenti, con cui abbiamo una convenzione per cui rivendiamo i libri esattamente al prezzo a cui li compriamo: la metà di quello di copertina. I secondi sono libri usati che ci sono stati regalati da persone che non li usavano più: li vendiamo a offerta libera (quindi anche gratis) con il solo scopo di rimetterli in circolo. Ciò che ci viene lasciato è volontariamente e liberamente destinato a finanziare il nostro progetto.
Sui tentativi di dialogo con noi si scade nella farsa: lo spazio della Cuem era destinato per la maggior parte ad essere riempito di macchinette. Solo la parte retrostante, che ci siamo detti disponibili a lasciare, era destinata ai disabili, tenendo conto che in quello spazio mancano i computer per lavorare, una priorità leggermente maggiore. Dopo ripetute richieste siamo riusciti a parlare col rettore che ci ha chiesto di scrivere una lettera in cui ci impegnavamo al dialogo e così abbiamo fatto. Quella lettera è stata cestinata dal consiglio di amministrazione, che tra l’altro non ha pubblicato i suoi verbali per mesi e solo molto tempo dopo è uscito un bando per un’associazione che facesse ciò che noi già facevamo da un anno, chiedendo in più di stanziare un capitale di tremila euro che non avevamo! Bando che a tutt’oggi non si sa chi ha vinto, né con quali criteri, ma soprattutto come farà a gestire una libreria visto che questo sabato quello spazio è stato distrutto.
Sì distrutto, perché al ritorno in facoltà lunedì abbiamo trovato le librerie eliminate, i muri scrostati e il pavimento divelto e bucherellato. Tutto questo realizzato con una chiusura straordinaria della facoltà e l’intervento di una ditta esterna. Per questo lunedì siamo intervenuti nelle lezioni (senza interrompere alcun esame) e abbiamo informato di quanto accaduto gli studenti, per poi fare un’assemblea in atrio e un corteo interno all’università. Da lì abbiamo occupato un’auletta (e non purtroppo le innumerevoli che il Rettore cita) per sistemare il nostro materiale sbattuto fuori, in attesa di ricostruire insieme la libreria.
A questo punto il rettore ha richiesto l’intervento della polizia in università. “Mi assumo la piena responsabilità” afferma. Era un gesto che non avveniva da trent’anni, un atto gravissimo, l’irruzione di una forza armata all’interno di un luogo della cultura e del sapere, che ha caricato a freddo. Un’irruzione che ha causato quattro feriti alla testa e un braccio rotto e speriamo che anche di questo il rettore si assuma la responsabilità. Un fatto del genere non deve mai più succedere e chiediamo a tutti di lottare e resistere in ogni modo affinché non accada più.
Ma questo non è tutto: oggi dopo una giornata di mobilitazione con un’assemblea di più di trecento studenti e un corteo per il centro, al rientro in statale la polizia, per ordine del rettore, ci ha impedito di riportare i libri nell’università schierandosi davanti alle porte. Sembra impossibile, ma siamo stati costretti a farli passare attraverso le sbarre delle finestre.
Di fronte a tutto ciò chiediamo a gran voce le dimissioni del nostro carissimo Magnifico