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Psykattiva

L’evasione di San Valentino: la grande fuga dal Sant’Anna di Marcello Riva

| venerdì 22 maggio 2015

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foto @persiapoem

 

Marcello non si ferma mai.

Sempre in compagnia del suo cane Zecca e delle sue due cagnoline Isa e Morgana, vive tra la Toscana e le Prealpi comasche.

Giù pesca. Orate soprattutto.

Nelle giornate migliori, alcuni aspettano il pesce fresco al principio dello scoglio, dove lui si inerpica per trovare un angolo di pace nel quale dedicarsi all’amo.

Su pastoreggia.

Aiuta un anziano esperto di quelle valli con il suo vecchio gregge, in cambio di un posto e di un pasto nella sua vecchia baita. Fredda ma accogliente.

“Molto fredda.” Insiste Marcello mentre mi racconta.

La sua non è una storia qualunque, non siamo qui a fare del patetismo: la sua è una storia di incarcerazione e di fuga, di privazione e di riappropriazione di libertà.

Marcello oggi è stanco, non lo nega: sempre sbattuto fra un versante e una scogliera, sempre a bordo del suo camper.

Ma quel 14 febbraio, evadendo dal reparto psichiatrico dell’Ospedale Sant’Anna di Como, ha dimostrato a se stesso, a tutti e a tutte, che preferiva vivere in spazi incerti in cui sentirsi libero, piuttosto che in uno spazio certo in cui sentirsi malato.

Ivan

 

Pubblichiamo qui di seguito, la prima parte del racconto della fuga di Marcello

 

 

L’EVASIONE DI SAN VALENTINO:
LA GRANDE FUGA DAL SANT’ANNA DI MARCELLO RIVA

 

La veridica storia dell’evasione di Marcello RIVA dal reparto psichiatrico dell’Ospedale Sant’Anna di Como, avvenuta il 14 febbraio del 2002 quando si trovava nel regime di carcerazione psichiatrica del Trattamento Sanitario Obbligatorio.

 

Prologo
Atto Primo – L’incarceramento psichiatrico
Atto Secondo – L’evasione
Atto Terzo – Il finale dell’evasione
Atto Quarto – L’evasione di Marcello RIVA come è stata raccontata dalla psichiatria del Sant’Anna
Epilogo
Novembre 2014

 

PROLOGO

 

Oggi, piovoso giorno di novembre, Marcello è contento. Assieme a lui, infatti, e insieme a Zeus (l’attento e solerte bastardo bianco dalle grandi orecchie da licaone) e insieme a Isa (l’irruente e spensierata figlia nera di Lampoon, l’amatissima cagna ‘american staffordshire’ mancata nel mese di luglio) da qualche giorno nel loro camper è arrivata a vivere anche Diana, una bellissima cucciola grigia di 1 mese e 15 giorni, figlia di un’altra figlia dell’indimenticabile Lampoon.
Dodici anni fa, nel giorno di San Valentino, Marcello è stato protagonista di una sensazionale evasione dalla carcerazione psichiatrica nell’SPDC dell’Ospedale Sant’Anna di Como.

 

ATTO PRIMO L’INCARCERAMENTO PSICHIATRICO

 

La sera di lunedì 11 febbraio 2002 Marcello Riva rientra a casa tardi, verso le 20:00, nella sua abitazione di Olgiate Comasco.
Si trova ancora nel garage al piano interrato quando gli si avvicina il vicino del piano di sotto, accompagnato dal figlio, che inizia animosamente a discutere con lui a voce alta: lo rimprovera di fare troppo rumore quando è in casa. Marcello è stanco, li manda a quel paese e sale in casa.
La mattina dopo Marcello esce di buon’ora in macchina con il suo cane Jago, un cucciolo di pastore tedesco di 6 mesi, per andare a fare una passeggiata nei boschi.
Dopo una lunga passeggiata ritorna verso le 11:00: nell’imboccare la rampa che conduce ai box interrati nota una scena davvero inusuale: sul prato di fianco a casa sua sta ferma un’autopompa dei vigili del fuoco con una scala allungata fino al suo balcone, sulla strada davanti al cancello è ferma un’autoambulanza con le porte aperte e il segnale luminoso blu intermittente acceso, davanti all’autoambulanza sosta una macchina dei vigili urbani di Olgiate e dall’altro lato della strada sta ferma una gazzella dei carabinieri.
Marcello, stupito, imbocca la rampa, entra con la macchina nel suo box, scende con il cane, chiude la porta del box e prima di uscire dal garage viene raggiunto dal vigile urbano Antonio C. che gli dice:
“Marcello, stamattina non eri in casa.”
“No, sono uscito per andare a passeggiare con Jago.”
“Sai, tua zia ci aveva detto che tu ti eri chiuso in casa e non volevi aprire a nessuno.”
Nel frattempo vengono raggiunti da due carabinieri e dalla zia:
“Marcello, il tuo vicino ci ha detto che ieri sera lo hai aggredito con una roncola. Ora siamo qui per accompagnarti al Sant’Anna per una visita medica. Prima però saliamo con te in casa tua.”

Salgono in casa.
In casa si ritrovano in 10 persone (una, due, tre, quattro, cinque, sei … dieci persone!): 3 vigili del fuoco, che si trovavano già dentro perchè erano entrati dal balcone forzando la portafinestra, più due infermieri, più due carabinieri più un altro vigile urbano, più Marcello e il vigile Antonio C, e più Jago naturalmente.
I carabinieri e i vigili urbani si mettono a cercare la roncola dappertutto, nei cassetti, negli armadi, sotto il letto, in cucina, nel bagno ma non trovano nessuna roncola.
Alla fine tutti escono, Marcello chiude a chiave la porta e tutti scendono in strada.
Il vigile urbano Antonio C. prende in consegna Jago e rassicura Marcello:
“Non preoccuparti per lui, lo tratterò bene.”
Marcello viene fatto sdraiare sul lettino dell’autoambulanza, vengono chiuse le porte e un piccolo corteo di auto parte alla volta dell’Ospedale Sant’Anna di Como: l’autoambulanza davanti, seguita dalla macchina dei vigili urbani, seguita dalla gazzella dei carabinieri.
L’autopompa dei vigili del fuoco, invece, se ne ritorna in caserma.
Il corteo arriva all’SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) del Sant’Anna, che si trova in un vecchio padiglione isolato ad un piano, nella parte verso collina dell’ospedale.
Nel reparto psichiatrico lo sta aspettando la psichiatra Rosanna Mollo insieme ad alcuni infermieri. Marcello cerca di intavolare un dialogo, ma la psichiatra lo interrompe:
“Deve prendere i farmaci.”
“Allora fatemi leggere il bugiardino.”
Per tutta risposta arriva un infermiere con una siringa e fa un’iniezione del neurolettico Serenase ad un affranto Marcello.
Poi, sotto l’effetto narcotizzante del neurolettico, i suoi ricordi si affievoliscono.
Lo spogliano completamente, gli fanno indossare un pigiama usato, che gli sembra anche sporco, e ciabatte non sue; nessuno, infatti, l’aveva avvertito di prendere il pigiama quando era ancora in casa sua. Ha freddo.
“Ti dobbiamo mettere a letto. Devi rimanere legato fino a domani.”
Viene steso su un letto e legato mani e piedi.
Ricorda confusamente che si fa la pipì addosso.
Altri ricoverati si avvicinano e lo toccano per rincuorarlo. Una ragazza gli rimane vicino e cerca di liberargli il braccio destro, ma poi arriva un infermiere e la caccia via in malo modo.
Stordito dalla potente sedazione chimica Marcello alterna momenti di veglia a momenti in cui si assopisce.
La mattina dopo, mercoledì 13 febbraio, due infermieri vengono a cambiare le lenzuola del letto e a lavarlo. A metà pomeriggio Marcello viene slegato e va nella saletta dello psichiatra, ma non ricorda nulla di cosa viene detto. Ricorda solo che non viene più legato al letto di contenzione.

 

… continua, seconda parte