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Letture Estive e Libertà

by Rosario Gallardo | sabato 5 luglio 2014

Questa la dedico a Marica, tanto è dolce il suo viso quanto la sua storia è amara. Le ho chiesto se ha fiducia nella natura umana e lei mi ha detto di si. Io ho fiducia nella sensualità.

 

Ieri ero seduta su un gradino con mio figlio, quello di 5 anni, al Vomero, quartiere borghese di Napoli. Ero a due passi da dove andavo a scuola e altri due da dove abitavo da bambina, quando queste strade erano popolate da bambini che ci giocavano a pallone o a nascondino.
A Napoli la gente, vista da chi viene da Milano, è molto socievole, ci si piglia facilmente confidenza! Eppure, ciò che è accaduto, tale e quale, mi è successo un mese fa a Milano sull’autobus. Diversa location, un’analoga vecchina di punto in bianco si avvicina a me e al mio bambino. Tremolante, pare intenerita dall’infanzia, attacca a dirmi quanto è bello e dolce il mio bambino. E, nesso insolubile con la tenerezza, viene immediatamente colta dall’evocazione di una qualche truce violenza. La frase è questa “Non capisco proprio, ma come fa la gente a fargli del male?”  E attacca coi dettagli truci di fatti di cronaca che io mi guardo bene dal farmi somministrare e lei, prodiga, a tradimento, li propina a me e a mio figlio, come una doccia di sassi. Così ho spiegato a mio figlio quello che spiego a voi.  Gli anziani, vedendo il mondo soprattutto attraverso la televisione, lo vedono così come gli viene dipinto.  Se c’è un messaggio che predomina è che il nostro prossimo è cattivo. Serve sempre ripeterlo, un comandamento per convincere la gente a essere così come gli viene chiesto di essere: spaventata e con il male ereditato pronto all’appello, sulla punta della lingua. Tutti autorizzati a fare schifo dallo schifìo complessivo.  Ma è estate, facciamo un passo in più.  Vi presento Marija Giambuta,  archeologa rivoluzionaria,  accantonata di proposito dagli accademici del settore. Quando l’ho nominata al mio prof. di archeologia ha arricciato il naso e ha smesso di inviarmi materiale extra, dicendomi: “Va ancora di moda quell roba?” Giambuta non è mai andata “di moda”, è sempre stata archeologia per chi non si accontenta.  Ma io sono italo-greca, anzi, sono Napoletana-Cretese, ho passato l’infanzia tra Cnosso,  Festo,  Commos, il mio seno è minoico e segue la moda dei miei avi di mostrarsi. Non poteva sfuggirmi l’unica al mondo che ha speso la vita in uno studio serio dell’archeologia occultata di Creta. Lo stesso Cnosso é stato tanto velocemente quanto arbitrariamente ricostruito in maniera ingiustificata. Sorvoliamo gli scavi contraffatti e andiamo dritti dritti a un termine coniato dalla Giambuta, fulcro della sua visione storica: è “gilan”, da cui la società gilanica, ne leggete di più se sotto l’ombrellone vi portate “Il Calice e la spada, la civiltà della Grande Dea dal Neolitico ad oggi“.  Quindi “gi-l-an”. Come spiegano su italianimbecilli.blogspot.it, “gi” sta per femminile,  “an” per maschile (gyné e anèr in greco antico), la “l” coniuga i due (ispirata al termine leyn/lyo, “liberare”, come Lain, personaggio dell’omonima serie di anime, che infatti è una coscienza liberata nel cyberspazio).  La nostra “l” è una liberazione che avviene attraverso una conciliazione,  tra maschile e femminile,  l’antichissimo archetipo della dualità dell’esistenza,  lo yin e lo yang.  Dunque, da qualunque approccio la prendiamo, l’approdo non cambia. La via d’uscita c’è ma non è nella prevaricazione. Qui allora vi presento un altro caposaldo della mia genesi. Quando ero nella pancia della mia mamma,  il mio papà le insegnava la professione della psicoterapia così, da allora fino a grandicella, ho ciucciato e guardato il mondo attraverso la parola di Wilhelm Reich; la mia educazione, la mia cultura, perfino il mio asilo erano reichiani. Quando cresci senza che nessuno ti faccia temere la tua fica, il mondo lo vedi con occhi diversi. Sono diversa dalla maggior parte di tutti voi e ringrazio di questo la pazzia dei miei genitori  e del loro momento storico. Secondo volume per il vostro ombrellone: entrate in una libreria e scegliete un testo che vi ispira tra la bibliografia di Wilhelm Reich (che resta, tra l’altro, l’intellettuale che ha letto in maniera più lucida e profonda Karl Marx). Reich è stato consacrato allo studio dei rapporti umani da una tragedia familiare in tenera età, di cui fu l’involontaria causa. Morì ucciso, avvelenato in carcere come Socrate, mentre gli veniva rubato il suo ultimo manoscritto dalle mani, mai più rinvenuto. In suo nome, e di coloro che come lui hanno dato tutto, io devolvo ogni mia goccia al vostro risveglio a qualunque costo. Sua madre si uccise, perché lui, bambino, raccontò al padre che lei scopava con un altro. Crescendo non divenne uno stronzo fanatico della fedeltà coniugale, ma studiò le implicazioni sociali degli usi sessuali, fino ad arrivare a una biochimica dell’orgasmo in relazione non solo alla psiche ma finanche agli equilibri geoclimatici e, perché no, cosmici. Ora, ci hanno insegnato che l’attrazione erotica non è amore, che è foriera di delitti e soprusi e che va educata da una corretta politica. Non c’è che la ragione a poter portare il “bene” e la correttezza tra gli individui e tra i popoli. Ma la tv oggi, così come la religione ieri, hanno fuorviato parecchio la visione del mondo. Se c’è un mondo libero, questo è un luogo dove l’eros ha ripreso la sua funzione sociale di legame e accordo tra le creature, così come tra queste e la terra. Non vi è ragione alcuna senza mano ai genitali. Come la vacca impiegata nella mungitura, così anche l’uomo ha perso la sua libertà a partire dal suo corpo. La vacca è costretta alla procreazione per poi essere munta e il toro è castrato per avviarlo al giogo. Loro vi direbbero che la loro è civiltà,  come il nostro è progresso.  Eppure a me pesa il cuore. Se c’è un anima nell’uomo, questa risiede nei genitali.  Questa estate portatevi sotto l’ombrellone una diversa visione del mondo. Portatevi un disperato, ma vero, scorcio di libertà.