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Lettera dal Carcere di Casper, uno degli Arrestati del Primo Maggio

| lunedì 7 marzo 2016

scate

(Riceviamo e pubblichiamo)

Cari compagni, care compagne, care sorelle, cari fratelli, care madri, cari padri,
noi arrestati facciamo parte, 3 su 4, di un movimento/gruppo definito Pirati dell’Arte o più generalmente Pirati.
Noi Pirati ci occupiamo prevalentemente di arte, cultura e libertà.
Lì sta il nostro lavoro, la capacità di creare mostre, jam, di scrivere; creare incontri e punti d’incontro e scontro, artistici, culturali, politici, sociali e libertari; supportare ed ospitare artisti, buskerz e travellerz da ogni dove, alimentare e contribuire alla circolazione di saperi e verità; spingiamo sempre per l’unità fra i vari “pensieri libertari” almeno nella lotta; siamo sempre presenti nelle lotte di tutti, dimostrandoci spesso solidali e complici anche con chi non lo è con noi.
Abbiamo prodotto poesia e musica, murales artistici giganteschi e minuscoli, sculture, tele, creato eventi magici e di vera libertà, come eventi raver straordinari o come dibattiti e tavoli di vario genere. Siamo sbarcati nel 2014 e nel 2015 alla Fabbrica del Vapore di Milano durante il Fuorisalone insieme ed all’interno di un’opera dei Geologika, confrontandoci con artisti del calibro di Carrasco o i ragazzi dello studio di Andy Warhol. “Siamo stati esposti” attraverso le foto di un’artista/sociologo/fotografo nonché pirata “Andrea Kunkl”, in note gallerie d’arte e riviste; siamo rientrati in uno studio sulla cultura ed arte underground; siamo stati invitati come artisti all’interno di conferenze, virtuali e non, fra artisti di tutto il mondo e culture.
Siamo fra gli ideatori, insieme ad altri 180 artisti di fama internazionale, del libro/catalogo “Exploit”, uscito il 1° maggio 2015 a Milano in concomitanza con l’inizio di quell’eco-mostro sanguinario e subdolo chiamato EXPO; un Expo molto rappresentativo, nel suo “non essere” e nel suo complesso, di quanto puzza di morte , marcio e corrotto il sistema chiamato capitalismo (neocannibale), il suo falso “sistema democratico” per nulla “moderno”.
Io stesso, da buon pirata, ho avuto più volte occasioni di “esporre” le mie opere sonore all’interno del “MAM” di Roma al fianco di artisti come Pistoletto, De Angelis, Geologika e molti altri nomi di fama internazionale, ho avuto la possibilità di organizzare e suonare a rave e serate indimenticabili o di partecipare, con monologhi o scritti, a varie “azioni artistiche”. Io stesso, sempre da buon pirata, ero spesso presente ad assemblee e dibattiti politici, azioni, cortei, sgomberi, occupazioni di tutte e tutti sostenendo una vita trasversale nel movimento.
Ecco il nostro terrorismo, ecco i banditi, ecco i pirati, coloro dei quali da secoli il potere ha paura, “portatori trasversali” di quella fiamma di libertà che aggirandosi per i 7 mari aiuta ad accendere, a ravvivare, a dare più luce e gioia su tante e diverse isole di lotta per la/le libertà.
E’ per questi motivi che molti di voi compagn* conoscono gli arrestati già da prima del 12-11-2015, giorno in cui i media al servo dei padroni, hanno scatenato la loro offensiva diffamatoria nei nostri confronti, offensiva coordinata ad arte con l’ondata repressiva giudiziaria che ha reso tristemente “celebri” ai più i nostri nomi e i nostri volti in un’infamante e diffamante guerra di isolamento, accerchiamento e annientamento. Non uso a caso questi termini specifici della lingua italiana, termini militari usati di solito da chi si trova a raccontare e/o spiegare, in modi sterili, immani tragedie collettive e personali.
Diffamazione, isolamento, accerchiamento e annientamento.
A noi detenuti, a noi accerchiati e prossimi all’annientamento, i benefit, i vaglia, gli aiuti, le lettere, le cartoline, tutte le vostre dimostrazioni di vicinanza, solidarietà e complicità ci aiutano moltissimo, ve ne saremo per sempre grati: sono i mezzi e gli strumenti per continuare a difenderci e lottare, come un plotone isolato ed accerchiato al quale vengano aviolanciate munizioni, viveri, medicinali, posta… Tutto questo non ci fa sentire abbandonati, ci dà coraggio, forza, spirito e mezzi per continuare a “combattere” fino all’ultimo uomo, fino all’ultima goccia di sangue: ci spinge a non arrenderci VIVI. Per liberare un plotone isolato ed accerchiato e salvarlo dall’annientamento c’è bisogno che voi tutt*, mentre noi all’interno dell’accerchiamento resistiamo, vi stringiate intorno a noi, attacchiate con tutti i modi e i mezzi che più vi si addicono e vi contraddistinguono, chi ci assedia dall’esterno su tutti i piani, finché questi non desistano e rompano pian piano l’assedio.
Questo, normalmente, comporta per le forze assedianti una sconfitta tremenda. Tale sconfitta avrà ripercussioni gravi su tutti i fronti dell’esercito nemico, tant’è che molti teorici e pratici di guerra come Sun Tsu, Guevara, Giap, il marchese de la Croix, Macchiavelli, Sun Pin e molti altri consigliano vivamente gli accerchiamenti o assedi totali o l’annientamento totale, senza vie di scampo del nemico, anche per evitare tremende resistenze, spettacolari contropiede e/o rovesciamenti. Quello che cerco di dire con questi termini è che questo è il momento in cui il nemico si scopre, rendendosi visibile sul campo, sui vari piani d’attacco, mostrando il fianco ed i suoi punti deboli. Quello che cerco di spiegare è che questo è il momento di unirsi, di mettersi in gioco, di attivarsi ognuno nel vivo delle proprie capacità mediatiche, politiche, culturali, artistiche, libertarie, trasformando sul campo in azione le vostre idee, rendendo reale la vostra complicità, solidarietà e vicinanza.
Il gioco del “nemico”, del potere è quello di mantenerci divisi, di farci la guerra tra di noi, di spingere i bauscia contro i terroni, gli italiani contro gli extracomunitari, di farci vedere differenze inesistenti fra l’attuale sinistra, destra o centro parapolitico del potere, di mettere la maggior parte dei movimenti politici reali e/o libertari al di fuori della legalità, come se la legalità centrasse qualcosa con la vera giustizia; di farci credere che un “dio” (se esiste) sia diverso o migliore di un’altro “dio” o religione, che la nostra “cultura o civiltà” sia la migliore esistente o peggio il male minore su questo pianeta …
“… ciò che è legale o illegale non lo decide la giustizia ma solo chi ha il potere…”.
E’ su questo campo frammentato che il padrone e le banche hanno sempre la meglio.
In Italia, secondo recentissimi studi, il 10% della popolazione detiene circa il 90% della ricchezza, lasciando all’altro 90% della popolazione le briciole, gli avanzi, il 10% delle ricchezze distribuite tra l’altro non equamente o per giustizia. Il divario fra ricchi e poveri aumenta, rendendo la cosiddetta classe “media” in via di estinzione. Dagli stessi studi si nota che a livello globale l’1% della popolazione del pianeta detiene il 97% delle ricchezze planetarie, lasciando al restante 99% delle genti di giocarsi, contendersi, combattersi per il restante 3% delle ricchezze globali. Io odio parlare in questi termini, io odio parlare di economia, detesto il denaro, amo molto di più la filosofia, la storia, l’arte, la politica delle idee, la sociologia e le libertà; infatti mi piacerebbe molto di più il tema di che cos’è la ricchezza, l’economia o altri termini, ma ne verrebbe fuori un libro e non è con questo testo che lo farò.
Chi mi conosce da vicino sa quanto non ami i dogmi e gli ideali e quanto invece mi piacciono le idee e la loro capacità di progredire, emanciparsi, svilupparsi, crescere e soprattutto di realizzarsi.
Non è più tempo di indignarsi, irrigidirsi, incazzarsi, dividerci: è il momento di cambiare noi stessi contro la volontà di sentirci diversi nella lotta alle ingiustizie sociali, alle iniquità.
Ogni individuo è unico, ogni collettivo è diverso, ma la lotta che portiamo avanti vede lo stesso nemico. E’ il momento di lottare ognuno coi propri mezzi, modi, gruppi, nei diversi “livelli” o “piani”, contro questo sistema neocannibale, irrazionale, ingiusto, antidemocratico, corrotto, autodistruttivo chiamato “capitalista e consumista”.
Dobbiamo riconoscere che la “colpa” principale è nostra che ci lasciamo accecare da quegli spigoli, da quegli angoli che non ci permettono di vedere la forza e la potenza di quelle persone pronte a lottare unite, assieme, contro le ingiustizie e le iniquità, contro le guerre dei ricchi, contro le guerre visibili ed invisibili di rapina fra “paesi”, contro il sistema marcio, corrotto ed autodistruttivo a cui questo pianeta è soggetto.
Per me siete tutte, tutti: Compagne, Compagni, Sorelle, Fratelli, Madri e Padri.

Prossimo all’annientamento
Vostro fratello
CASPER IL PIRATA