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Lettera Aperta a Majorino sui Rifugiati di via Aldini

| mercoledì 18 maggio 2016

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All’Assessore alle Politiche Sociali Pier Francesco Majorino

Sabato 14 maggio oltre un centinaio di persone si sono ritrovate di fronte al centro di via Aldini per discutere dell’annunciata chiusura del centro e immaginare delle possibile proposte. Alla discussione hanno partecipato la maggior parte dei richiedenti asilo che sono ospitati nel centro, insieme ad associazioni che con loro lavorano e attivisti che hanno portato la propria solidarietà.

In questi mesi, grazie anche a volontari appartenenti a varie realtà, si è sviluppato un percorso di partecipazione che ha permesso ai migranti di rompere la segregazione in cui vivono e interagire con la città, i suoi abitanti e i suoi spazi pubblici. Un percorso che è fatto di molte attività, dalle scuole di italiano allo sport, ma soprattutto di relazioni intessute nel tempo e di un legame che va oltre i singoli progetti. La chiusura del centro e il ricollocamento dei migranti al di fuori del contesto urbano in cui hanno iniziato a integrarsi distruggerebbe tutto questo costringendoli a dover ricominciare da capo, di nuovo vittime di un sistema di accoglienza che nega l’autodeterminazione delle persone, negandone il diritto di scelta. Sappiamo che il modello dei grandi centri come quello di via Aldini non è un sistema da elogiare, anzi, è proprio il simbolo di molte delle carenza dell’accoglienza in Italia. Il centro di via Aldini infatti, è un luogo di segregazione, dove i migranti sono abbandonati a loro stessi, privi delle informazioni sui loro diritti e dove persino i servizi essenziali (da quelli sanitari a quelli legali) sono spesso carenti.

Per questo opporci alla chiusura di questo centro non significa elevarlo a modello, bensì evitare che la situazione peggiori ulteriormente, consapevoli che i problemi dei migranti che attraversano Milano sono prima di tutto le storture di un sistema legale che rigetta la maggior parte delle richieste di asilo condannando le persone all’illegalità, spesso dopo averle tenute in sospeso per mesi. Oltretutto, gli altri centri di Milano si trovano in condizioni simili a quello di via Aldini (tra sovraffollamento e carenza di servizi) e salvo alcune eccezioni pensiamo che un reale sistema di accoglienza diffusa sia più che mai necessario per uscire dalla logica dell’emergenza e migliorare le condizioni di vita di chi viene ospitato.
Abbiamo già avuto modo di discutere con lei delle sistemazioni previste per gli ospiti della struttura una volta chiusa e abbiamo riscontrato che al momento non vi sono soluzioni definite e sostenibili, per questo le sottoponiamo le seguenti richieste:

1. Rinnovo della Convenzione del comune sulla struttura di via Aldini fino a che non vi siano chiare alternative che rispettino la dignità delle persone e costituiscano un miglioramento reale delle loro condizioni di vita.

2. Per continuare a portare avanti il percorso di interazione e integrazione iniziato qui a Milano e non aumentare il disagio che un ricollocamento comporterebbe alle loro vite, le soluzioni alternative alla struttura di Aldini devono essere all’interno della nostra città. Ben più grave della questione integrativa sono i rischi legati alle procedure legali iniziate qui a Milano che un ricollocamento in zone ancora indefinite comporterebbe.

3. Sviluppare all’interno dei centri un sistema dove venga stimolata la partecipazione degli ospiti, con assemblee autogestite dove loro stessi possano presentare istanze per individuare forme di integrazione alternativa che concorrano alla costruzione di un modello di accoglienza diffusa, sostenibile e non emergenziale, anche avvalendosi dell’ausilio di associazioni presenti sul territorio.

4. Fare in modo che in Via Aldini e in altri luoghi di accoglienza dentro la città di Milano si effettui un monitoraggio delle condizioni specifiche per assicurarsi che siano tutelati i diritti e i servizi di cui gli ospiti devono godere.

5. Infine, chiediamo che queste richieste possano essere discusse in un confronto pubblico a cui possa partecipare tutta la cittadinanza.

la Milano Antirazzista e Solidale