MilanoX

News & Eventi Eretici

Tweet storm

Loading...

Sub/Culture

L'Equilibrio Precario di Wilfredo Prieto all'Hangar Bicocca

| mercoledì 27 giugno 2012

di Arianna Di Genova, dal manifesto

«Tutto è politica oggi. Nel Medioevo, tutto era religione. L’artista è un soggetto sensibile» «L’Avana è una bolla di ossigeno. La crescita culturale ha ritmi diversi da quelli economici»

Wilfredo Prieto inforca la bicicletta e va a controllare lo stato delle sue installazioni sparse nell’enorme spazio dell’HangarBicocca. Gironzola, sorride e misura con lo sguardo. Ripassa a memoria le proporzioni, le distanze, «aggiusta» il colpo di teatro, l’effetto dell’insieme. In scena, nella penombra dell’ex edificio Ansaldo, vanno frammenti di quotidianità, macrocosmi e microcosmi che si intrecciano: c’è la gigantesca betoniera che vomita cemento, l’autobus di 18 metri forse deragliato, slittando sulle monetine di euro che intralciano la presa delle ruote sull’asfalto, il grande pagliaio che nasconde (letteralmente) un ago. Difficile mettersi a cercare quell’ago protagonista del detto popolare. Alla fiera di Basilea e poi alla Triennale di Yokohama 2011, in Giappone, aveva nascosto un diamante in mezzo a un cumulo di pezzi di vetro luccicanti, ma anche quello era un gioco concettuale, un’ironia sul mercato e le sue leggi inflessibili. Inutile quindi cercare la pietra preziosa per arricchirsi.
Equilibrando la curva si intitola la mostra milanese a cura di Andrea Lissoni (in corso fino al 2 settembre) che, spiega, «non vuole essere una narrazione, ma un paesaggio da percorrere, in tutti i suoi pieni e i suoi vuoti».
Cubano, nato nel 1978 a Sancti Spiritus, Prieto in bilico fra l’Avana e New York, da qualche anno combatte una sua battaglia personale irta di ostacoli: quella di liberarsi dello stereotipo dell’artista che parla solo del suo paese di origine e che resta impigliato nella ragnatela sociale ed economica del suo luogo di residenza. Politico Prieto lo è comunque, in ogni sua apparizione nei musei e nelle gallerie. Come quando ha messo in fila le bandiere dei paesi dell’Onu e le ha private dei loro colori nazionali virandole in bianco e nero; oppure quando ha srotolato un tappeto rosso per decine di metri sotto il quale c’era seppellita molta immondizia. D’altronde, dice, «tutto è politica, come nel medioevo tutto era religione. Siamo in presenza di una nuova chiesa…».
E Cuba, cosa rappresenta oggi per un artista? «È una bolla di ossigeno, quando sono lì guardo le cose da un punto di vista differente. E la diversità va considerata un lusso: anche New York mi permette questi cambi di prospettiva. L’ambiente cubano è rinfrescante, c’è una grande crescita culturale, molto più gratificante del ritmo dello sviluppo economico e sociale…». All’ultima edizione della Biennale dell’Avana, Prieto ha montato un tendone del circo: è vuoto però, lo spettacolo è finito, gli acrobati sono già passati e andati via.
Qui all’HangarBicocca, la teatralità della scena ha spinto l’artista a lavorare su grande scala senza dimenticare l’attenzione al dettaglio lillipuziano: Stella morente è una installazione quasi invisibile, un cerino acceso sul pavimento che si spegne per consunzione ogni giorno. L’imprevedibilità di ciò che è minimo è una costante del suo lavoro; fra i materiali utilizzati in precedenti mostre ci sono chewing-gum masticati, bucce di banana, feci di cane, angurie, carta igienica (un rotolo realizzato con le pagine del giornale Granma).
«La mia è una riflessione sulla realtà e considero ogni opera autonoma, compiuta in sé», sostiene ancora. Spesso, il materiale povero di base si trasforma e muta connotazione. Accade così al filo spinato militare – sette chilometri infilati uno nell’altro che – da barriera insormontabile e pericolosa – diventa una nuvola vaporosissima sotto la quale passeggiare senza più percepire alcun rischio incombente. Anche la betoniera subisce una strana sorte: si autocementa al suolo in un immobilismo surreale che tradisce la sua funzionalità produttiva. C’è poi il bar sferico (a forma di arancia spaccata dove si dispensa ai visitatori un cocktail a base di vodka) che chiude la linea di oggetti rotondi, collezionati negli anni e piazzati a terra in una bizzarra misurazione (si parte dalla sfera della penna biro, si prosegue con le palline di zucchero delle torte e si intermezza con giocattoli, palle di neve, trombette).
«L’artista è una figura molto vitale per la società, necessaria, un personaggio chiave nella piramide sociale. Un po’ come la filosofia». È ottimista Prieto e convinto che la carica politica dell’arte sia sempre attiva, anche quando non è espressamente dichiarata, in fondo ogni installazione, scultura, oggetto scelto «rispecchia il mondo circostante».
La prossima fatica creativa avrà come location il Messico. Da settembre, ogni giorno e per due mesi interi, un’opera diversa accoglierà lo spettatore, «sarà una specie di laboratorio per tutti».