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Ecotopia

L’effetto serra, come la mafia, non esiste…

Mariella Bussolati | mercoledì 26 luglio 2017

Ci sono due cose importanti che dovremmo smettere di fare: smettere di lamentarci per il caldo, smettere di pensare che sia una sfiga che quest’anno fa così caldo. Ce ne sarebbe anche una terza: smettere di sopportare informazione che parla della siccità, non la collega col problema del cambiamento climatico e invita a non bagnare le piante sul balcone, invece che chiedere di spegnere il condizionatore.

Il pensiero basato sulle sensazioni, l’opinione da bar, ovvero la cultura dell’ignoranza, deve finire.

I dati scientifici sono precisissimi. E se appena si vuole, sono sotto agli occhi di tutti. Ultimo arrivato è uno studio pubblicato sulla rivista Atmosphere da quattro strutture di ricerca fiorentine: Istituto di biometeorologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibimet-Cnr), Centro di bioclimatologia dell’Università, Consorzio Lamma e Accademia dei Georgofili. Non esattamente degli oratori, o dei bar appunto.

La ricerca http://www.lescienze.it/lanci/2017/07/21/news/cnr_ondate_di_calore_capitali_europee_sempre_piu_colpite-3610406/ ha monitorato l’andamento delle ondate di calore nelle 28 capitali dell’Unione Europea, utilizzando i dati del periodo maggio-settembre dal 1980 al 2015. E i risultati sono chiari: nel periodo 1998-2015, in confronto al 1980-1997, ci sono stati aumenti di durata e intensità delle ondate di calore in oltre il 60% delle capitali europee, in particolare di area centro e sud-orientale. E si è passati da una frequenza dei giorni di ondata di calore del 7-8% dei giorni estivi al 12-14%.

Ma cos’è un’ondata di calore? È un periodo di tempo particolarmente caldo, con temperature diurne e notturne insolitamente elevate rispetto alle temperature medie tipiche del periodo e dell’area geografica, con una durata di almeno due-tre giorni e un potenziale impatto sull’uomo e sugli ecosistemi in generale. Le ondate di calore urbane, in sostanza, stanno aumentando in frequenza, intensità e durata.

Questo fenomeno, pure questo va ricordato sempre, non è un caso. Per il secondo anno quest’anno, la concentrazione di anidride carbonica, il principale gas climalterante, è arrivata ai livelli più alti mai registrati dall’osservatorio Mauna Loa delle Hawaii, che ha iniziato a monitorare dagli anni Cinquanta. http://www.noaa.gov/news/carbon-dioxide-levels-rose-at-record-pace-for-2nd-straight-year

Siamo arrivati a 450 parti per milione. Tanto per fare un esempio, negli anni Ottanta eravamo a 330. Negli anni Cinquanta a 300. Nel 1850 a 285. L’aumento quindi è esponenziale. Nell’ultimo decennio è stato da 100 a 200 più veloce di quanto la Terra non abbia mai sperimentato persino durante la transizione dall’ultima era glaciale. Siamo al 43 per cento di aumento rispetto ai livelli pre industriali.

Certo, nei bar ascolterete ancora molti dinosauri che vi spiegheranno che i cambiamenti climatici sono dovuti a moltissimi fattori, e che le attività umane non è detto che centrino….ci sono i vulcani e un sacco di altri fenomeni….Peccato che i modelli usati dagli scienziati non siano così cialtroni da non considerare queste interferenze. I risultati parlano chiaro: l’industria, i trasporti, la climatizzazione delle case, molti degli stili di vita che ci vengono proposti e imposti perché arriviamo a essere dei consumatori perfetti, producono gas che portano al surriscaldamento.

I ricercatori che hanno pubblicato su Atmosphere sottolineano cose che dovrebbero essere invece prese in carico dai politici, o anche da noi in prima persona e pure collettivamente: la necessità di programmare strategie di mitigazione e adattamento al caldo limitando l’uso dei condizionatori e in generale dell’elettricità, riducendo i livelli di emissione di calore dagli autoveicoli, intensificando le aree verdi in ambiente urbano, riducendo l’impermeabilizzazione dei suoli, ricorrendo all’uso dei green-roof (tetti con vegetazione) e dei cool-roof (tetti freddi), realizzati con materiali altamente riflettenti ed emissivi che riducono le temperature, imbiancando i palazzi con le apposite vernici riflettenti o anche quelle che assorbono anidride carbonica. Insomma, dando libero spazio alla enorme economia verde che ormai si è sviluppata negli ultimi anni e che, per questioni di potere, resta al palo o in piccola scala.

Non basta, giusto per stare meglio, ma anche in realtà per risolvere il problema, si potrebbe pensare di creare zone raffrescamento in città, come le fontane (qualcuno ha visto i draghi verdi?), e soprattutto alberi e piante ovunque, in formazione fitta. Perché, se non ve ne siete accorti, sotto agli alberi c’è sempre più fresco per un processo fisico molto preciso e non condizionabile dalle opinioni. Si chiama evapotraspirazione. È il processo che la pianta usa per “sudare” e regolarsi. Ed è un processo fisico che ha bisogno calore, e dunque lo sottrae all’ambiente esterno.