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Le Sfumature di Rosso del 25 aprile milanese (di Luca Fazio)

| lunedì 28 aprile 2014

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Riec­coci qui. Tutti pre­senti, o quasi. Bello come al solito. Ses­san­ta­mila. Ma senza la forza di un per­ché, a Milano biso­gna esserci e que­sto basta e avanza. Ogni anno diventa sem­pre più una que­stione per­so­nale: esco, ci vado. E però siamo come esseri anfibi un po’ sper­duti, immersi con­tem­po­ra­nea­mente nel pas­sato e nel pre­sente, e per que­sto oggi — per chi ricorda — la memo­ria non può che andare a sbat­tere con­tro un altro 25 aprile. Venti anni fa: il 1994. A Milano pio­veva troppo, era bel­lis­simo. Si stava già peg­gio, lui era agli esordi del suo ven­ten­nio ormai pas­sato alla sto­ria, eppure oggi ciò che anni­chi­li­sce è il para­gone con la potenza espressa da quel cor­teo che il mani­fe­sto aveva saputo per­ce­pire prima che pren­desse forma. Siamo gli stessi, più o meno, ma doman­darsi come ci siamo ridotti in que­sto modo signi­fica solo rovi­narsi la gior­nata. Il ricordo sfuma in un incro­cio di sguardi, lasciamo stare e ci siamo detti tutto, per­ché anche que­sta rimane pur sem­pre una gior­nata diversa e felice, e chiun­que ha il diritto di rac­con­tar­sela come meglio crede.

Da dire restano le parole d’ordine for­zate che anno­iano dal palco, l’attualità, la “difesa della Costi­tu­zione”, con migliaia di per­sone che durante i discorsi non sanno nem­meno dove guar­dare (nei cel­lu­lari), parole vuote con il primo par­tito ita­liano che ne sta facendo carta strac­cia, e con Carlo Smu­ra­glia, pre­si­dente nazio­nale dell’Anpi, che arriva a sot­to­li­neare espli­ci­ta­mente la man­canza di demo­cra­zia delle riforme di Mat­teo Renzi, per non par­lare del suo degno com­pare (lui c’è ancora). Sarà la stan­chezza, o forse è solo la quiete prima di chissà quale tem­pe­sta, ma non c’è più nem­meno la forza per una pic­cola con­te­sta­zione: sul palco del Duomo c’è Luigi Ange­letti. Ange­letti! Non un fischio, solo sba­di­gli. Quando si dice la distanza dalle isti­tu­zioni, non c’è rap­pre­sen­ta­zione migliore di questa.

Poi, senza infie­rire, que­sto 25 aprile mila­nese ci regala un’altra non noti­zia, non pro­prio fre­sca. Ma uffi­ciale: la piazza più impor­tante della sini­stra ita­liana ormai non è più con­tro il Pd, è addi­rit­tura oltre. Lo ignora, lo evita lungo il cor­teo, e un pochino lo fischia con la deli­ca­tezza di chi non vuole spa­rare sulla croce rossa. Lo spez­zone del Pd –70 per­sone — sem­bra com­po­sto da alieni. Si sapeva già, ma ieri, in punta di piedi, sono dav­vero usciti dalla sini­stra. La cro­naca dice anche di con­te­sta­zioni. Sì, una crisi di nervi di un anziano cor­pu­lento del Pd che si è sca­gliato con­tro un gruppo di No Tav che stava fischiando a debita distanza: a parti inverse si sarebbe par­lato di attacco ter­ro­ri­sta, invece è finita con i poli­ziotti in bor­ghese a fare brutto per pro­teg­gere lo spez­zone Pd (l’ex Pci scor­tato dalla digos a Milano il 25 aprile). E per non farsi man­care niente, pro­duce il suo effetto anche la solita “con­te­sta­zione” alla bri­gata ebraica, nello stesso angolo di piazza san Babila. Almeno un titolo per i gior­nali online.

Si dice sem­pre che domina il rosso. Vero, anche più del solito, e con sfu­ma­ture diver­sis­sime. Di nuovo, per la gra­fica, ci sono le ban­diere per “un’altra Europa”, i sim­pa­tiz­zanti della lista Tsi­pras. Ce la met­tono tutta per il bat­te­simo nella piazza che gli sta più a cuore e il colpo d’occhio è note­vole, ma tutti sanno che non sarà una pas­seg­giata. Ma tra le cin­quanta sfu­ma­ture di rosso ce n’è una che col­pi­sce di più: le retro­vie, mai come quest’anno, sono piene di ban­diere comu­ni­ste. Vec­chie, nuove. Decli­nate in tutte le salse. Qual­che anno fa face­vano parte del fol­klore, oggi si sono prese uno dei pezzi più vivaci del cor­teo. Cos’è? Non il solito spettro.

La scossa elet­trica, come sem­pre, arriva dai camion che segnano il pas­sag­gio dei pezzi di “movi­mento”, sono loro a rom­pere la litur­gia della cele­bra­zione per gri­dare ciò che molti pen­sano: ce l’hanno con Renzi e nes­suno ha da ridire. Per i gio­vi­na­stri la festa non fini­sce qui, la sera si sono ritro­vati in piaz­zale Cimi­tero Mag­giore per con­ti­nuare a suo­nar­sela alla mani­fe­sta­zione “Par­ti­giani in ogni quar­tiere” (a pro­po­sito, la Milano anti­fa­sci­sta tor­nerà a farsi sen­tire in piazza Ober­dan il 29 aprile per con­te­stare la solita parata fasci­sta in “onore” di Ser­gio Ramelli).