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Le Esequie Premature

by Rosario Gallardo | venerdì 5 dicembre 2014

“Se avessimo risposte pronte non saremmo quello che siamo, ma bastardi egoisti, bravi ad insegnare alla gente come diventare simili a topi che si mangiano l’un l’altro, cosi come già fanno.”
Nikos Romanòs

 

Ci ha logorato l’anelito ad ampliare la nostra cerchia ristretta verso un ambito più ampio e una più vasta visibilità. Cercavo più persone, più pubblico, più luoghi nei quali masturbarmi e godere. Dopo la caldissima accoglienza delle ragazze della Muestra Marrana a Barcellona l’idea di collaborare con le realtà dei centri sociali italiani sembrava buona e invece ci ha messo in contatto con una situazione completamente diversa, in sostanza mortificante. In concomitanza perdavamo l’uso dello studio di posa che in anni non abbiamo mai rimpiazzato, rimanendo in attesa di un occasione, di un luogo dove ricominciare a produrre immagini non soggette al clima. Confrontarmi o condividere luoghi e situazioni non mi ha arricchito quanto pensavo, anzi, per lo più ci ha esposto a un progressivo impoverimento del mio nucleo creativo e dell’intimità che lo costituisce. Come il poeta che nemmeno vuole essere letto dalla marmaglia, Nicola ha sempre lottato per tenerci lontani da queste pretenziose condivisioni, alla fine logorando la nostra stessa intesa. Ma è colpa mia. Mi sentivo tanto sola. Oggi mi sento sparpagliata in piatti di gente sazia e col palato rozzo, del tipo la polenta è di destra e la pizza di sinistra. Che tristezza, non è il mio posto. Volevo persone e ho trovato camerati, volevo donne e ho trovato rampanti arriviste, volevo visibilità e ho trovato teledipendenti, volevo ribelli col cazzo duro e ho trovato segaioli coatti. Sono triste. Ho sbagliato le mie valutazioni. No, liberarsi dai tabù non avviene attraverso il cerimoniale di un soggetto che si immola. Quello va solo in croce e fa arricchire chi nei secoli fa memento della sua sconfitta e della viltà di chi resta a guardare. Devo celebrare un lutto, seppellire, affossare e salutare. Non so cosa rimane di salvabile, forse nulla. Mi sono mischiata con il pensiero a gente che non ha il coraggio di succhiarsi l’alluce in pubblico. Gente votata a essere gregge manganellato, nutriti di conformismo e slogan, tanto quelli politici quanto quelli sessuofamelici, due espressioni della stessa convulsività meccanizzata. Corpi ridotti ad ingranaggi a molla. Attaccati solo al danaro. Mi illudevo, “Se vedono che dio non mi fulmina capiranno!”. Invece no, mi hanno relegato a personaggio pubblico pur di rimanere incolumi: lei lo fa perché è Quella Lì Che Fa Questo, è show, è spettacolo.

Io non sono un “personaggio”, sono esibizionista ma non recito, io vivo. Devo abbandonare l’idea che il coraggio si contagi, che la mia visione si propaghi. Qualunque ipotesi di aggregazione comunitaria basata sullo scambio è da seppellire. La gente, tutta, se può prendere senza dare lo fa e nemmeno si volta indietro a guardare cosa ha lasciato all’altro. Non c’è speranza per questa umanità. Questa è una sepoltura. La vera palude è stata la mia aspettativa. La gente è la gente. I sistemi sono null’altro che loro stessi. A logorare il mio prezioso mondo è stata la mia fame di appoggio, che non mi serve, di sorellanza, che non mi serve, di tutela, che non mi serve. Non al prezzo di una inequivocabile normalizzazione, tale quanto basta a essere capiti, digeriti, tollerati.

Questo perché pensavo che avrei tutelato i miei cari dalla persecuzione. Volevo ritagliarmi una fetta di posto per vivere e creare senza mascherine nere sul volto, manco offendessi dio con la mia faccia, ma pare che l’unica alternativa sia il carrozzone dello show system. O maschera di carta o maschera sociale. Non ho scampo. Giornali d’arte, d’attualità, televisione generalista, blogger, ho avuto attenzione e sostegno di persone e dei loro canali, e sono grata a tutti. Ci hanno ospitato in luoghi freddi e ostili, ma anche in posti accoglienti come Macao e Le Trottoire, e sono grata a tutti. Ho vinto molte battaglie, ma ho perso la guerra perché io oggi non ho più voglia di montare film, di mostrarvi foto, di annusare culi nuovi e nemmeno di scopare con chi amo. Io mi sono spenta. Io devo ricoprirmi di terra…

sepoltura

… l’umido della terra mi stava già asciugando l’umido della fica, in un discreto silenzio. Rinunciare mi stava facendo sentire così adulta! Gli adulti sembrano così forti mentre digeriscono la disperazione dignitosamente, con la cravatta appesa al collo.

Sono le venti e quaranta quando ricevo la telefonata di mio padre, “Tuo cugino Pietro è stato assalito, hanno cercato di ucciderlo a sprangate”. Le ipotesi sono varie, quella più accreditata è la mala locale, perché ha revocato un appalto per la gestione dell’immondizia, assegnato previe inaccettabili irregolarità. Lui è come me, si fa spaccare la testa piutttosto che venire meno alle cose in cui crede e lui crede nella possibilità di un’amministrazione pulita.

Guardi la Grecia e vedi noi una generazione fa. Com’è facile passare dalle pecore alle mercedes! Si inizia riempiendo di asfalto le strade e i frigoriferi di cocacola e si arriva ad assistere alla trasformazione di proprietari di pecore in prepotenti capaci di intimidire un’intera città. Questo è il potere del danaro. Nel giro di tre giorni trovo i biglietti e parto con mio padre. Mi sento molto sconvolta dai fatti, ho paura, vedo l’allerta di tutta la famiglia e capisco che non ho alcuno strumento per dare una mano se non distrarre i bambini. Mi adeguo, faccio quello che posso. Vedere la faccia di mio cugino tutta tumefatta e la fiamma nei suoi occhi vacillare, mi tocca dentro. Ci metto due giorni a capire che ho paura. Ho paura che ciò contro cui si è scontrato lui sia anche ciò che è in serbo per me. Ci crediamo paladini della verità e poi ci prendono a sprangate in testa. “Verità”, questa parola l’ha usata anche durante l’intervista televisiva trasmessa qualche sera fa. Appena è finita il giornalista del tg, costernato, ha ripreso la diretta dichiarando che lui e la redazione non avevano alcuna responsabilità su ciò che stava accadendo in studio, nel frattempo occupato dagli anarchici. Altri pazzi in cerca di qualcuno che gli spacchi la testa. Eccoli con lo striscione in mano, un lenzuolo con le scritte nere e rosse, in sostegno alle richieste del giovane Nikos Romanòs, anarchico, brigante e prigioniero che da tre settimane fa lo sciopero della fame perché sia rispettato il suo diritto allo studio. La sua storia è esemplare, vera e cruenta, stampatela e affiggete il foglio alla parete della vostra cameretta come una preghiera: che esista ancora una speranza per la dignità umana.

E’ così, tra la testa fratturata di mio cugino e la faccia martoriata dalla fame e le botte di Romanòs, che mi sono sentita una schifosa vigliacca. Si lo so, non cambierò il mondo, ma almeno non mi sarò fatta schifo da sola. Non penso più che mostrarvi la fica sortisca un qualche rinsavimento in alcuno di voi, sarebbe stato troppo facile, ma di certo non avrò scelto di non farlo per ottenere l’immunità del gregge.

Cosa succede quando vediamo un uomo esporsi? Innanzitutto mette in evidenza la nostra viltà. Spiacevole, già ci sta sul cazzo. Se poi consideriamo il rischio o le botte che ha preso, subito passiamo in rassegna cosa ci differenzia da lui. E’ istintivo. La lista delle differenze è la nostra garanzia di incolumità. Quindi se le ha prese ci fa tanto comodo pensare che ha evidentemente sbagliato. Nessuno le vuole prendere. No? Quindi il vincente è sempre colui che, amalgamato nella folla, ha le spalle protette, il culo al caldo e la panza piena. Esiste davvero qualcuno così? No. E’ un miraggio dietro il quale trotterelliamo a capo chino e di tanto in tanto sorridendo al nemico, sperando che non si accorga che anche la nostra sedia ha un piede tocco.

Ci ho provato, davvero. Per cinque giorni tutti ho davvero pianificato la fine, un rilancio delle risorse in faccende tanto per bene, faccende mutande e ricevuta fiscale.

Non credo in voi, non più, ma so che oltre alla mia follia non ho altro che la vostra e la vostra a me non piace. Pigliate pure le distanze da me, non avrete mai la tempra della mia fica!