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Le Chiavi Digitali della Città

by Daniele Salvini | mercoledì 29 giugno 2016

Il neo eletto sindaco Beppe Sala ha annunciato la formazione della nuova giunta del Comune di Milano con la nascita dell’assessorato alla Trasformazione digitale e Servizi civici, affidato a Roberta Cocco, ex direttore centrale marketing di Microsoft Italia e oggi direttore del National Plans Development di Microsoft Europa Occidentale. Si occuperà dell’agenda digitale, dell’innovazione e della semplificazione della macchina comunale. Insomma di progettare e gestire il futuro luogo dove i cittadini sono collegati in rete e la usano per dialogare tra loro e con le istituzioni. Detto anche “smart city” o città metropolitana, uno sviluppo urbano che integra diverse tecnologie di informazione e comunicazione.

 

MilanoX ha dei dubbi e tre domande.

 

Prima domanda per la nuova nomina: Chi è il suo cliente? Gli interessi aziendali del suo datore di lavoro non vanno per forza a braccetto con quelli della cittadinanza, dovesse sorgere un conflitto d’interessi sarà in grado di privilegiare il ruolo pubblico?

 

Seconda domanda: Il ruolo dirigenziale all’interno di Microsoft della nuova Assessore è un valore per i cittadini del Comune di Milano?

 

Terza domanda: Il Comune di Milano utilizzerà tecnologie o formati proprietari?

 

Microsoft è l’azienda produttrice del sistema operativo Windows, Windows phone e della suite Office, proprietaria di Nokia, Skype e Linkedin nonché costruttrice della XBox. Ma è anche la ditta che ha causato problemi al governo francese fino al punto di vedersi bandire la suite Office dalle istituzioni pubbliche (perché non riuscivano ad accedere ai vecchi archivi senza pagare le nuove licenze). La comunità Europea recepisce solo documenti in formato ODT (quelli creati da OpenOffice o Libre Office) e rifiuta il formato proprietario DOC di Microsoft Office perché non è aperto, problema evidente in una struttura pubblica che deve tendere alla trasparenza. I problemi aumentano col tempo per la necessità di aggiornare le licenze e per la difficoltà di staccarsene.

 

Microsoft è inoltre una ditta americana, strutturalmente poco adatta a creare e mantenere gli archivi dei dati privati dei cittadini di un comune situato in Italia/Europa. Inoltre i dati aggregati (Big Data) sono traducibili in profitto, vera e propria merce il cui commercio è tentativamente limitato solo dalle leggi sulla privacy. Darli in gestione a una ditta privata ed augurarsi che non li usi a profitto potrebbe non essere plausibile.

 

È auspicabile costruire l’infrastruttura della nuova città interconnessa con software libero e formati aperti, ottenendo trasparenza e verificabilità, abbassando i costi grazie all’assenza di licenze soggioganti, creando del lavoro materiale ai programmatori e sistemisti presenti sul territorio della città. Spendere denaro in licenze d’uso sarebbe svantaggioso economicamente e disastroso politicamente in quanto significherebbe legarsi a un’azienda che non ha alcun obbligo verso i cittadini e non poter/saper più tornare indietro.

 

Dal 1984 quando è stato inventato il software libero, lo abbiamo visto far nascere Linux nel 1990, diffondersi sui server dal 2000 (Apache, WordPress) e sui telefonini dal 2010 (Android). Persino la Apple ha cambiato sistema operativo (Darwin) per andare verso una versione ritoccata di Unix. Il software libero permette di non essere dipendenti, permette all’istituzione di gestire il codice e di variarlo secondo le esigenze politiche e senza dipendenze economiche, permette di cambiare sviluppatori senza buttare via il lavoro passato, permette di creare lavoro.

 

Per questo ri-poniamo le seguenti domande:

 

Prima domanda per la nuova nomina: Chi è il suo cliente? Gli interessi aziendali del suo datore di di lavoro non vanno per forza a braccetto con quelli della cittadinanza, dovesse sorgere un conflitto d’interessi sarà in grado di privilegiare il ruolo pubblico?

 

Seconda domanda: Il ruolo dirigenziale all’interno di Microsoft della nuova Assessore è un valore per i cittadini del Comune di Milano?

 

Terza domanda: Il Comune di Milano utilizzerà tecnologie o formati proprietari?