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Leftism

L’Autocritica Incoerente di Schulz

| martedì 18 marzo 2014

TsipraSchulz

by Peppe Allegri, co-autore del QUINTO STATO

Ultima oppor­tu­nità per l’Europa? Così recita l’epocale sot­to­ti­tolo de Il gigante inca­te­nato (Fazi edi­tore, pp. 250, euro 18) di Mar­tin Schulz (a destra di Tsipras nella foto e in generale;) NdR), pre­si­dente uscente dell’Europarlamento e can­di­dato dai Socia­li­sti e Demo­cra­tici alla pre­si­denza della Com­mis­sione euro­pea in occa­sione delle ele­zioni euro­pee della pros­sima pri­ma­vera. Schulz è l’eurodeputato cono­sciuto alle cro­na­che ita­li­che per l’infausto appel­la­tivo di Kapò affib­bia­to­gli nel luglio 2003 da Sil­vio Ber­lu­sconi, pro­ta­go­ni­sta di un incan­de­scente dibat­tito all’Europarlamento, in qua­lità di Capo del Governo ita­liano e pre­si­dente di turno del seme­stre euro­peo. A luglio ci sarà Mat­teo Renzi in quella fun­zione. Dif­fi­cile imma­gi­nare che rie­sca ad egua­gliare il suo pre­de­ces­sore. E una volta tanto ver­rebbe da dire: per for­tuna. Magra consolazione.

Ma Mar­tin Schulz è soprat­tutto un lea­der social­de­mo­cra­tico tede­sco for­te­mente euro­pei­sta. Negli anni Set­tanta, era un gio­vane libraio nel pic­colo borgo di Wür­se­len, del quale è stato poi anche sin­daco. Quindi la tren­ten­nale mili­tanza nella social­de­mo­cra­zia tede­sca e il ruolo da euro­de­pu­tato rico­perto dal 1994. Il libro è un acco­rato appello per sal­vare il pro­getto di inte­gra­zione con­ti­nen­tale. E se da una parte que­sto appello è sicu­ra­mente rivolto alle cit­ta­di­nanze d’Europa che a mag­gio eleg­ge­ranno i pro­pri euro­de­pu­tati, dall’altra sem­bra evo­care con­vi­tati di pie­tra molto vicini allo stesso autore dell’appello. E vicini per pros­si­mità di governo. Visto che Angela Mer­kel è can­cel­liere del governo tede­sco in virtù di quella Große Koa­li­tion che i social­de­mo­cra­tici sosten­gono con con­vin­zione. E Angela Mer­kel risulta essere tut­tora la più stre­nua soste­ni­trice di quell’Europa tede­sca che dispensa rigo­rosa auste­rità per gli «spen­dac­cioni» Paesi medi­ter­ra­nei. Fedele al motto più volte ripe­tuto che «mai più dovrà essere il con­tri­buente a pagare se la banca fal­li­sce». Con un corol­la­rio sot­tin­teso: il «con­tri­buente tede­sco». Tutt’altro che una postura sin­ce­ra­mente euro­pei­sta, insomma.

Sicu­ra­mente non euro­pei­sta nel senso descritto da Schulz in que­sto libro, che merita un’attenzione par­ti­co­lare, poi­ché è una sorta di con­sun­tivo dei fal­li­menti euro­pei nella Grande Crisi e con­tem­po­ra­nea­mente un abbozzo di pro­gramma di governo per la nuova Com­mis­sione. Sul banco degli accu­sati c’è l’oramai qua­ran­ten­nale orto­dos­sia neo­li­be­ri­sta. Quella che ha dif­fuso nel mondo il man­tra del «pri­va­tiz­zare i gua­da­gni e col­let­ti­viz­zare le per­dite». E il giu­di­zio di Schulz appare ine­qui­vo­ca­bile. In più parti del libro se la prende con il fatto che nella «lotta alla crisi» siano state «uti­liz­zate le ricette dei neo­li­be­ri­sti, che già ave­vano cau­sato tante scia­gure». Non manca una neces­sa­ria auto­cri­tica: «siamo stati noi stessi a vin­co­larci alle agen­zie di rating, sta­bi­lendo per legge che le loro valu­ta­zioni abbiano pre­cise conseguenze».

Qui è sotto accusa la classe diri­gente euro­pea, cui appar­tiene lo stesso Schulz. Il quale tiene però a pre­ci­sare il grande scacco nel quale è finita la crisi dei debiti sovrani, dive­nuta crisi della moneta comune con gli attac­chi spe­cu­la­tivi degli anni 2010–2012. Dall’avvio delle spe­cu­la­zioni si è regi­strata la ten­denza alla «ver­ti­ciz­za­zione» nella gestione della crisi, inau­gu­rata dal «diret­to­rio franco-tedesco» dell’ottobre 2010, con Angela Mer­kel e l’ex pre­si­dente della Repub­blica fran­cese Nico­las Sar­kozy. Poi solo a gestione tede­sca. È que­sto il cuore dell’attuale con­flitto poli­tico in Europa. Una crisi di gestione della crisi impu­ta­bile ai capi di governo. Sem­bra una lon­tana eco della «crisi del mana­ge­ment della crisi», come Claus Offe descri­veva la crisi capi­ta­li­stica dei primi anni Set­tanta del Nove­cento. In que­sto caso Schulz la uti­lizza per evi­den­ziare il gioco della colpa. Un gioco al mas­sa­cro che le gelose diplo­ma­zie inter­go­ver­na­tive hanno rivolto con­tro le isti­tu­zioni euro­pee. L’intera archi­tet­tura con­ti­nen­tale, e in par­ti­co­lare l’Eurozona, restano ostaggi di quello che è dive­nuto un governo di emer­genza con­ti­nen­tale che vede spa­dro­neg­giare il metodo Mer­kia­velli, come è stato pro­vo­ca­to­ria­mente defi­nito il com­por­ta­mento di Frau Mer­kel da Ulrich Beck. Un’esaltazione dell’ortodossia ordo-liberista dello Stato nazione nel con­te­sto euro­peo, che fa leva sulla supre­ma­zia del con­senso nazio­nale e sull’ossessione tede­sca per la sta­bi­lità, con­giunta a un’arte dell’esitazione come stru­mento di coer­ci­zione nei con­fronti degli Stati col­pe­voli di essere in debito. Per­ché chi è in debito è anche in colpa. In tede­sco Schuld signi­fica sia debito, che colpa: della colpa come debito. Ma Schulz si rifiuta di ade­rire a que­sta inter­pre­ta­zione poli­tica di Schuld.

Per que­sto afferma che biso­gna inver­tire la rotta degli anni 2008–2012, in cui l’Europa è stata gover­nata in mag­gio­ranza da governi neo-liberisti. Ma come rea­liz­zare que­sto muta­mento? È lo stesso Schulz a ricor­dare una pra­tica col­let­tiva tra movi­menti sociali e Par­la­mento euro­peo. Quando quest’ultimo, nell’estate 2012, boc­ciò la rati­fica dell’accordo anti-pirateria, l’ Acta (Anti-Counterfeiting Trade Agree­ment), su spinta dei movi­menti sociali, per i diritti civili e i mediattivisti.

Solo inne­scando un movi­mento vir­tuoso tra cit­ta­di­nanze ed Euro­par­la­mento si potrebbe dare seguito a quello che anche Schulz pro­pone nel suo libro. Emis­sione di euro­bond, fondi di ammor­ta­mento del debito, Europa sociale, poli­ti­che pub­bli­che con­ti­nen­tali anti-cicliche. Per­ché non si può che essere «con­trari ad una poli­tica euro­pea capace di mobi­li­tare 700 miliardi di euro per sta­bi­liz­zare il sistema ban­ca­rio, ma che vuole spen­dere sol­tanto 6 miliardi per la disoc­cu­pa­zione gio­va­nile», come recita l’appello sot­to­scritto da Haber­mas, Beck, Morin e molti altri lo scorso 27 feb­braio. Resta un mistero come sia pos­si­bile bat­tersi per que­sta Europa poli­tica e sociale stando alleati al governo con Angela Merkel.