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L'apocalisse quella che verrà

| venerdì 4 novembre 2011

Dicono che la fine del mondo sarà nel 2012. Lo dicevano pure per il 2000, invece purtroppo non si è visto un cazzo. Nemmeno il millennium bug. Speriamo nel prossimo giro perchè, effettivamente, la fine del mondo è un evento irripetibile e solo pochi fortunati lo possono vedere nella storia.
Nel frattempo, un anticipo di apocallisse è alle porte, in occasione della penultima delle date numerologiche che hanno segnato questo avvio di millennio: 11.11.11.
Il riferimento alle date cabalistiche in questo caso non è all’abusato tormentone olimpico dello 08.08.08, bensì a ciò che accadde un anno prima quanto, alle 07:07 del 07.07.07 i Boredoms riunirono 77 percussionisti a Brooklyn per lo storico concerto “77 boa drum”.

L’orgia di numeri partorisce un festival apocalittico, insomma. Ma un festival ben strano. Immaginate infatti di trovarvi dinnanzi ad un palco sconfinato, con gruppi diversi che suonano nei vari angoli… Si vorrebbe sentire tutto o quasi, si vorrebbe correre di quà e di là all’inseguimento del suono che si desidera. Ma le distanze sono troppo grandi, non ce la si può fare. Ci si deve accontentare di ciò che si ha davanti, e in tanti casi goderne comunque. Questo è il sotterraneo musicale d’italia: un micromondo ma mica troppo micro di progetti, etichette, gruppi e spazi che si trovano a condividere lo stesso spazio ideale, ma che si trovano a doversi dimenare in un ambiente di occasioni perse. Dove la musica o ha la M maiuscola e allora sta nei teatri di lusso, o ha la m minuscola e allora significa bolse rock-star da stadi decadenti e relativi imitatori lungo le statali denuclearizzate.

In giorni in cui ogni luogo di potere, ogni piazza, ogni monumento viene occupato simbolicamente in segno di protesta, l’11 novembre 2011 le etichette indipendenti prenderanno possesso di decine di club distribuiti su tutta la penisola, dell’etere e del web, facendo suonare decine di gruppi e esponendo il proprio materiale, permettendo a chiunque un “incontro ravvicinato del terzo tipo” con entità a molti aliene, soprattutto a quelli che magari urlano o digitano “ritirati!” alla vecchia rockstar di turno, ma poi da anni non escono dal proprio orticello/fans club/genere musicale/forum, lamentando una mancanza di alternative. Recita la presentazione dell’iniziativa.

Il programma è un piatto ben ricco, che sul sito del festival è illustrato con dovizia di particolari. Le note raggiungeranno  Bari, Ferrara, Firenze, Giulianova, Massa, Ravenna, Roma e Torino. Ma anche Berlino, Utrecht e Winterthur. E il pianeta impossibile di Ongaland. E Milano, ovviamente. Già perchè se c’è una città che più di tutte incarna il concetto di “occasione persa”, quella è la “milàn, l’à grand milàn”.
Una Milano che a questo giro sposa appieno lo spirito del festival, e si frammenta a sua volta in una ricca esplosione di forze. Non una serata di “concorrenza” come fossimo durante l’ennesima fiera, ma una lunga maratona sonora, in cui c’è spazio per tutte le orecchie e per tanti luoghi, basta scegliere da dove iniziare a seguire il flusso.
A Milano 11.11.11 inizia già dal tardo pomeriggio, alle 19, quando lo spazio Medionauta ospiterà la presentazione del libro “John Zorn – musicista compositore esploratore” di Maurizio Principato. Si prosegue dopo un kebab veloce a O’ (a due isolati di distanza) con l’incontro tra sperimentazione percussiva ed elettroacustica di Christian Wolfarth & Enrico Malatesta, dalle 21. La seconda serata è tripartita come un triangolo equilatero, con tre lati di 11 cm. Alla Cascina Castelletto (Pioltello) vanno in scena i concerti di FateSchifo!, Quasiviri e Voci ad Effetto. Al Blob (Arcore) sarà un filotto di 11 band ad eseguire 11 versioni diverse del medesimo pezzo, i confermati sin qui sono Sparkle in Grey, Harshcore, Sandro Codazzi, TourdeForce e MyDearKiller. Mentre alla Ciclofficina Unza! (Niguarda) si presentano i nuovi dischi di Newtone2060 e Luca Pissavini, a partire dalle 23. Dalle undici, insomma.