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Lambrate e i 7 Scali

Off Topic Crew | lunedì 19 giugno 2017

Il grande dibattito sugli scali ferroviari milanesi pone questioni di vario ordine e grado, che variano dall’urbanistica alla politica, fino alla domanda su dove risieda il “potere reale” nella metropoli contemporanea. Per questo motivo, dopo i numerosi e pregevoli interventi già apparsi nelle scorse settimane, con queste poche righe si propone una riflessione ulteriore, che dal locale e dal particolare arriva fino all’ambito metropolitano e generale. In tema di scali la luce, come è giusto, è puntata sugli scali maggiori, Farini e Porta Romana per estensione, Porta Genova per centralità. Tuttavia anche gli scali più piccoli, quelli di minor peso, dicono qualcosa di importante alle città.

Lo scalo di Lambrate sta sperimentando in questi mesi una vicenda particolare. Si tratta di uno scalo apparentemente periferico, all’interno di un quartiere assai vivo e connesso, tra il Ventura District e la INNSE di Rubattino, tra il mega-centro commerciale Westfield di Segrate ed il progetto di trasferimento della Statale nelle aree dell’Expo. Ma Lambrate è anche il quartiere del Sabato di Lambrate, della riqualificazione di via Conte Rosso, delle decine di associazioni e gruppi informali che animano una zona ad elevata presenza di capitale umano e sociale. Nel mese di ottobre dello scorso anno alcuni membri del collettivo Off Topic, già autore di un articolo sulla proprietà degli scali apparso su Eddyburg nel febbraio 2016, hanno dato avvio ad un percorso che aveva come obiettivo la costruzione di un oggetto radicalmente alternativo, o di alternativa radicale, a seconda dei punti di vista. Le prime tre assemblee, lanciate sotto lo schema del “diritto alla città”, sono state esplorative ed hanno avviato la costruzione di una rete tra i soggetti attivi sul territorio. La seconda fase ha preso forma a partire da gennaio col nome di Progetto Lambrate. Fin da subito è apparso chiaro che per contrastare la densa e pervasiva proposta dell’A.d.P. (Accordo di Programma) fosse necessario costruire un progetto. Un vero e proprio Progetto sullo scalo, che proponesse una visione differente, concreta, alternativa alle visioni circolate in questi mesi. Per inciso si rileva che le “visioni” delle 5 Archistar, magnifiche nella veste grafica e nella plasticità delle forme, non hanno ridotto di un solo metro quadrato le tabelle dell’Accordo di Programma, manifestando una fedeltà al Committente F.S. Sistemi Urbani che fa dubitare della capacità di proporre, appunto, “visioni”. Anche la partecipazione attivata dai municipi ha preso la forma del muro di gomma. Numerose sono state le occasioni pubbliche in cui il forte dissenso dei cittadini è stato completamente ignorato dall’amministratore di turno, consegnando il dissenso all’invisibilità. Tornando a Progetto Lambrate, sembrava urgente affermare la possibilità di un’alternativa di buon senso, cioè rivoluzionaria, che rompesse il pensiero unico su scali e città. I 3 tavoli di lavoro avviati, Progetto, Analisi del contesto e Comunicazione, hanno adottato una metodologia inclusiva aperta a gruppi informali, collettivi, associazioni e singoli cittadini, ed è stato scelto un metodo di progettazione partecipata, autoregolata sulla base di pochissime linee guida. E’ stato realizzato un questionario, a cui hanno risposto circa 350 cittadini, che ha fornito preziose indicazioni e suggerimenti.

Expo oggi: abbandono, sprechi e devasto

I conflitti presenti nelle aree confinanti, dal disagio del quartiere Rubattino alla grande vertenza di Città Studi contro l’ipotesi il trasferimento all’Expo, hanno dato forte stimolo alla ricerca di soluzioni che non riguardassero solo lo scalo, ma si facessero carico di una “cura dei luoghi” su scala territoriale. Infine, nonostante il metodo partecipato proponga continue modifiche, miglioramenti, o inedite interpretazioni, a metà maggio il progetto ha potuto dirsi concluso. E’ stata creata una pagina facebook, un sito, un opuscolo sulle connessioni tra Scalo e Università, molte iniziative di contatto con le realtà presenti in zona. Si è cercata una forte contaminazione con i comitati di quartiere, con i gruppi nati per la difesa di Città Studi, con le realtà attive sul territorio. Vale la pena sottolineare tre aspetti di questo percorso, che ridefiniscono le modalità di fare partecipazione, urbanistica e politica a Milano. 1 – il metodo di partecipazione inclusiva adottato ha saputo parlare agli “stakeholder” normalmente esclusi anche dalle più democratiche indagini. La domanda “a chi deve giovare il progetto” ha condotto inevitabilmente verso i soggetti più deboli, con meno potere reale, con maggiori bisogni economici e sociali; 2 – il progetto, nelle numerose parti di cui è composto, ha definito in modo chiaro che ogni edificazione su un’area di fatto pubblica  (non ancora de jure, ma prima o poi ci si arriverà) deve essere limitata al minimo necessario per garantire le esigenze della città. Nel caso di Lambrate questo ha significato come prima cosa individuare e quantificare le risorse necessarie per effettuare la bonifica ed il sottopasso ciclopedonale, e successivamente dimensionare su questo fabbisogno la massima cubatura o s.l.p. accettabile. Questa prospettiva, che al posto della massimizzazione della rendita preferisce quella dell’utilità sociale, ci pare l’elemento di maggior novità e pregio del processo attivato; 3 – l’adozione del metodo della partecipazione, e della contaminazione tra diversi soggetti, ha indicato idee e soluzioni anche per altri problemi e vertenze riguardanti le aree limitrofe, ad esempio Città Studi. Lo scalo diventa quindi l’area perfetta per il rafforzamento dell’Università Statale senza dover cedere al ricatto del debito ed al trasferimento all’Expo. Un percorso dal basso che rivela la forza della partecipazione e dell’autorganizzazione, e che mostra che ogni area ha significato in rapporto alla città ed al bene comune e non in rapporto alla rendita.

Code all’Anagrafe Comunale di via Larga. Zio Sola ha toppato anche qua…

A questo punto rimangono le considerazioni politiche e di scala metropolitana. In tema di scali molto si è scritto su indici, numeri, plusvalenze, funzioni strategiche di aree nodali e mobilità metropolitana. Tuttavia questi elementi rimandano ad un tema fondamentalmente politico. L’A.d.P., così come pare concepito dai promotori, si concretizza in una secca perdita per la città. Un bene pubblico (all’origine) diventa privato per legge, e con un successivo Atto genera profitto sotto forma di rendita, alla cui spartizione il pubblico non partecipa, addirittura rinunciando a importanti funzioni regolatrici. Una débacle di tale portata, politica, urbanistica e finanziaria, sarebbe motivo più che sufficiente per domandare le dimissioni o addirittura per chiedere i danni – il mancato utile – ad amministratori inadeguati. Ma c’è di più. Se i promotori vorranno persistere nella finalizzazione dell’A.d.P., inevitabilmente la città dovrà porsi la domanda su dove risieda il potere reale a Milano. L’Accordo di Programma dovrebbe essere un Atto tra Pubbliche Amministrazioni (art. 34 D.Lgs. 18/08/2000 n. 267); nel caso di degli scali di Milano F.S. è coinvolta formalmente nella firma. Da qui la contraddizione: mentre nella firma dell’Atto F.S. è un soggetto pubblico, nella ripartizione dei vantaggi F.S. diventa soggetto privato, se non operatore intermedio tra l’Amministrazione ed un promotore che – ad oggi – non compare al tavolo. Nel caso quindi gli scali non tornassero sotto il controllo pubblico, ad una funzione finalizzata al bene della città, sarà chiaro che si stanno assecondando o sostenendo interessi privati, ignoti ai cittadini, che sfuggono al controllo del procedimento amministrativo e, ben più grave, democratico. E’ davvero opportuno, e urgente, che tutti coloro che hanno a cuore i beni comuni e la città pubblica, la città non omologata al banale pensiero unico, si coordino e si attivino per invertire questa folle rotta, per restituire gli scali alla dimensione di servizio alla città, e perché queste grandi aree siano utilizzate per ricostruire coesione, urbanità e nuovo welfare condiviso.

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