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L’Abbaglio che Acceca delle Primarie di Milano

| venerdì 29 gennaio 2016

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Le primarie di Milano sono un grande colpo di teatro. Una sceneggiatura non molto brillante che però ne permette una narrazione continua, grazie ad un vuoto politico in cui la città annaspa.

Un abbaglio di democrazia che sta accecando un pezzo importante della metropoli.

Comunque vada il 7 febbraio il candidato sindaco sarà del PD. Il novembre del 2010 è molto lontano. La vittoria di Pisapia fu la sconfitta del Partito Democratico, ed il trionfo, poi tradito nei cinque anni di mandato, della sinistra di governo.

Milano non è più la città di Moratti e De Corato ma la città di Expo.

Non c’è nessuna città da “liberare” ma un potere da confermare.

Il sogno arancione è evaporato. Milano è l’unica città dove Sel partecipa, appoggiando Francesca Balzani, alle primarie del PD, dando l’illusione di poterle definire di “centro sinistra”.

Il resto di quello che fu la coalizione del 2011 sta costruendo, assieme ad alcuni comitati di quartiere e cittadini, una lista di sinistra.

Lo scenario regala quattro candidati. Tre che guardano alla sinistra del partito e alla società civile. Il quarto, cioè Mister Expo Giuseppe Sala raccoglie l’interesse di Comunione e Liberazione, la parte renziana del Partito Democratico e il mondo dell’economia.

Tutto sembra scritto per avere un finale chiaro e scontato. Il trionfo di Sala. E il trionfo di Renzi.

La meravigliosa macchina comunicativa di Renzi permette l’illusione della “democraticità” e abbaglia grazie a tre passaggi:

-Pisapia ha strappato le primarie.

-Le primarie rappresentano la continuazione del sogno arancione.

-Il sogno arancione non si può ridurre al solo Partito Democratico.

Quelle che si svolgeranno il 6 e 7 febbraio 2016 vengono percepite da molti non come le primarie del PD ma primarie libere, aperte e democratiche.

La macchina è ben oliata, l’illusione è riuscita, ma sono i particolari a darci la dimensione del reale.

Chi ci crede, o chi fa finta di crederci, schiera tre candidati che si rubano voti.

Dall’altra parte invece Emanuele Fiano dopo la candidatura di Sala ha preferito chiamarsi fuori gioco per lasciare spazio e voti a mister Expo.

Expo è il volano di Sala. La retorica e la comunicazione che hanno alimentato i sei mesi d’esposizione diventano comunicazione e retorica di Sala. Il successo di Expo, così come di Sala, non sono in discussione per il PD e per la stampa mainstream, Sel dopo anni di silenzio sul tema punzecchia il delegato unico/candidato sull’assenza di trasparenza dei conti del grande evento.

Il gioco, compreso quello delle parti, sembra così chiaro che quasi si stenta a crederci.

Un piano perfetto: un gioco di comunicazione dove s’inneggia alla democrazia delle primarie, dove Renzi e Pisapia escono come protagonisti postivi della vicenda, ma s’impacchetta un sistema costruito per avere un solo vincitore già scritto, tutto all’interno di un solo partito.

Tatticamente il premier/segretario del PD ha deciso da tempo di defilarsi dal dibattito sulle elezioni locali per evitare di doversi misurare con i risultati dell’estate. Guarda a distanza, controlla la scena tramite i suoi uomini di fiducia.

La paura di “perdere le elezioni” e trovarsi nuovamente il centro-destra in città unita all’inconsistenza del “progetto” elettorale di sinistra aumenta la luminosità delle primarie agli occhi della cittadinanza, trasformandole in un piatto appetitoso in cui tuffarsi.
La debolezza del movimento, e la sua difficoltà nell’occupare spazi di dibattito e di proposta politica sono l’altro tassello mancante del mosaico. Ci si dimentica così che il PD è partito di governo assolutamente in linea con le teorie dominanti nell’economia, sponsor di grandi opere e grandi eventi, e responsabile della svendita di diritti nel mondo del lavoro, della cultura e dell’istruzione. Ed è così che alcuni spazi occupati si aprono al dibattito con i candidati del PD invece che costruire alternativa, magari anche di governo.

Se tutto andrà come si è costruito e sembra il partito della nazione, o di Expo, sarà imposto sul campo. La “sinistra” battuta e allontanata a favore di NCD e Verdini.

Lo spaesamento resta forte così come la sensazione di essere parte di un film già scritto, dove il vincitore è il PD, ad ogni sua latitudine, e chi ne esce sconfitto è l’idea di cambiamento reale e politico.