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La Vida Loca di San Salvador

| sabato 29 dicembre 2012

by Giulia Rivoli

Vedere “La Vida Loca” è come ricevere un grosso pugno nello stomaco.
Forse per questo motivo rimane impresso, e difficilmente si dimentica e si ha il coraggio di riguardarlo.
Il documentario di Christian Poveda del 2009 affronta il tema difficile (poco conosciuto) delle gang di San Salvador, le pandillas, facenti capo alle due organizzazioni criminali della Maras Salvatrucha e della 18 che, negli ultimi anni, si sono fatti guerra per il controllo delle attività criminali di diverse zone del Salvador.

La bellezza del documentario è non solo il fatto che il regista abbia passato più di un anno tra i ragazzi di strada, arrivando a filmare le loro vite quotidiane, ma anche e soprattutto il fatto che l’adesione e la diffusione alle gang da parte dei giovani venga descritta come un fenomeno sociale complesso, non come un semplice atto di criminalità o trasgressione.

Le pandillas nel Centro America contano decine di migliaia di membri, cooptati soprattutto tra i giovani di strada, in contesti sociali critici laddove le risposte al disagio giovanile stentano ad arrivare. La particolarità delle gang del Centro America è il forte legame con le gang statunitensi dei paesi di immigrazione, che spesso creano stretti intrecci di traffici illegali, relazioni , coperture, reclutamento e potere. La stessa Mara, la gang descritta nel film, è nata in California negli anni 80.
Questo fatto lascia intuire quanti interessi ci siano dietro a un fenomeno che spesso si tende a sottovalutare come micro criminalità, e che rappresenta invece un nodo centrale di gestione del narcotraffico e del traffico di armi internazionale.

Il documentario di Poveda mette in luce diversi aspetti sociali del fenomeno: prima di tutto quello dell’appartenenza, della risposta che le gang riescono a dare a giovani provenienti da contesti familiari e sociali inesistenti, attraverso la creazione di un gruppo sociale, una sorta di famiglia. Oltre alle storie personali, che permettono una visione da vicino sui contesti sociali vissuti dai ragazzi, viene messa in luce l’assenza delle istituzioni e della società nel trovare delle risposte di contrasto e di alternativa, le difficoltà di gestione dei casi da parte della giustizia: in sostanza, l’incapacità (o non volontà) di gestione del fenomeno. Viene fatto intravedere il rapporto delle gang con la religione, fortissima in Salvador (uno degli stati più cattolici al mondo) e il tentativo della chiesa di interagire con esse. Viene anche mostrata la relazione maschile e femminile con la gang, attraverso le modalità di adesione, i riti di passaggio e storie personali di relazione, coppia, maternità all’interno del gruppo.

In Italia il Salvador è un paese quasi sconosciuto, nonostante una numerosa comunità di immigrati (in Lombardia la più grande), spesso associato a una generica e poco chiara idea di violenza (uno degli ultimi World Press Photo è stato vinto da una foto di un’uccisione a sangue freddo per le strade della capitale).
Il documentario “La Vida Loca” permette di aprire uno sguardo su quella realtà, cercando di capire un fenomeno complesso e difficile partendo dal contesto quotidiano.

Christian Poveda è stato ucciso mentre usciva da uno dei quartieri dove girava, poco dopo l’uscita del suo film, probabilmente a causa della vicinanza raggiunta con quella stessa realtà che ha voluto raccontare.

Da vedere dopo aver fatto un bel respiro.

http://www.lafemme-endormie.com/vidaloca/index_2.html