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Leftism

La Spinelli va all’europarlamento e SEL si spacca

| giovedì 5 giugno 2014

seltrio

di Daniela Preziosi, il manifesto

Oggi Bar­bara Spi­nelli spie­gherà ai suoi elet­tori per­ché, con­tra­ria­mente a quanto si era impe­gnata a fare in cam­pa­gna elet­to­rale, accet­terà l’elezione al par­la­mento euro­peo. Glielo ha chie­sto il lea­der greco Ale­xis Tsi­pras, glielo hanno chie­sto i garanti, alcune per­so­na­lità vicine alla lista, e anche molti mili­tanti; altret­tanti in que­ste ore espri­mono il loro «spiaz­za­mento» sulla rete. Ma con ogni pro­ba­bi­lità la scelta del col­le­gio in cui optare — e quindi se esclu­dere il secondo arri­vato nella cir­co­scri­zione cen­tro Marco Fur­faro di Sel o la seconda nel sud Eleo­nora Forenza del Prc — non sarà una scelta solo sua. In que­ste ore Marco Revelli, por­ta­voce della lista, tenta di por­tare i due par­titi in bal­lot­tag­gio a un accordo su un ragio­na­mento poli­tico. I mar­gini sono stretti, il rebus irri­sol­vi­bile: esclu­dere la can­di­data del Prc signi­fica pena­liz­zare pro­prio il par­tito ita­liano «fra­tello» della greca Syriza, fon­da­tore della Sini­stra euro­pea di cui Tsi­pras è vicepresidente.

D’altro canto l’esclusione del can­di­dato di Sel avrebbe un effetto a catena sul par­tito di Ven­dola, soprat­tutto sull’area (mag­gio­ri­ta­ria, almeno fin qui) impe­gnata a soste­nere, a costo di una scis­sione interna, il «pro­cesso» verso una nuova sini­stra di cui la lista Tsi­pras potrebbe essere l’embrione, sem­pre­ché resi­sta all’urto di que­ste ore.

In Sel sono momenti deli­cate. Ieri, men­tre alla camera si riu­ni­vano i ’dis­si­denti’ pro-governo, a Palazzo Madama fra i sette sena­tori si è sfio­rata la rot­tura sul decreto Irpef, che per alcuni «non poteva non essere votato», data la popo­la­rità del prov­ve­di­mento. Poi il governo ha levato le casta­gne dal fuoco a tutti, facendo cir­co­lare la noti­zia di una nuova fidu­cia: nes­sun sena­tore di Sel vuole votare sì al governo. Ma il pro­blema si ripro­porrà alla camera, dove la pat­tu­glia dei ’dia­lo­ganti’ è ampia, e pur votando no alla fidu­cia, potrebbe votare sì al decreto (a Mon­te­ci­to­rio i voti sono invece due).

Ma prima del decreto Irpef, che scade il 23 giu­gno, arri­verà al pet­tine il nodo della «scelta stra­te­gica» delle alleanze. Lo show down si con­su­merà all’assemblea nazio­nale del 14, dove ormai sem­bra ine­vi­ta­bile la conta. Gen­naro Migliore, il capo­gruppo alla camera che in que­sti giorni ha chie­sto un «con­te­ni­tore unico» Pd-Sel, pre­sen­terà un testo con posi­zioni molto «aper­tu­ri­ste» verso il governo Renzi. Sul piatto non c’è l’adesione al gruppo del Pd, almeno per ora. Il testo però fini­rebbe per scon­trarsi non solo con gli ultras di Tsi­pras, ma con un docu­mento pre­sen­tato diret­ta­mente da Nichi Ven­dola, nell’estremo sforzo di tenere uniti i suoi su una «sfida posi­tiva a Renzi» ma anche la vici­nanza alla sini­stra euro­pea di Tsi­pras e l’adesione al Gue.

Sem­pre­ché nel frat­tempo — e que­sta è l’ultima varia­bile della maio­nese impaz­zita della sini­stra ita­liana al suo ultimo pastic­cio, sta­volta non impu­ta­bile ai par­ti­tini però — Spi­nelli e i garanti non abbiano «optato» per man­dare in Europa la can­di­data del Prc. Un’eventualità — solo teo­rica — che entre­rebbe a gamba tesa nel dibat­tito di Sel: di fatto uno schiaffo a quelli chi ha con­dotto il con­gresso di Ric­cione, a gen­naio scorso, verso sini­stra. Un pro­cesso che nel par­tito si sta già met­tendo in moto. Oggi per esem­pio a Roma si discute di «sini­stra radi­cale di governo». Non è ancora una ’costi­tuente’, ma potrebbe suc­ce­dere — sem­pre in linea teo­rica — che nel frat­tempo il can­di­dato di Sel venga escluso dall’europarlamento. Magari con l’improvviso prin­ci­pio di por­tare due donne a Stra­sburgo, Spi­nelli e Forenza (il terzo par­la­men­tare è il gior­na­li­sta Cur­zio Mal­tese e dorme sonni tran­quilli per­ché il suo capo­li­sta Moni Ova­dia ha rinun­ciato appena eletto).

E qui tor­niamo ai cri­teri per ’pre­fe­rire’ Fur­faro di Sel o Forenza del Prc. La scelta è dra­stica, sem­bra impos­si­bile tro­vare la qua­dra. Fra i garanti si fa strada l’opzione-lotteria: un’estrazione dal notaio che con­se­gni alla dea ben­data la solu­zione della scelta poli­tica. C’è un pre­cente nel Prc, nel 2004: Ber­ti­notti eletto in tutte le cir­co­scri­zioni per un errore buro­cra­tico non optò e fu un giu­dice a estrarre a sorte il for­tu­nato secondo votato nelle isole. Ma l’estrazione fu il risul­tato di un errore. I diri­genti dei due par­titi si cuciono la bocca per non ali­men­tare pole­mi­che. C’è chi, a casa Sel, pre­fe­ri­sce affi­darsi al caso piut­to­sto che all’opzione di un uomo solo, anzi di una donna sola, Spi­nelli, giu­rando che comun­que l’esperienza della lista andrà avanti. La realtà però è che sarebbe una lot­te­ria non solo a deci­dere il nome dell’eurodeputato, o euro­de­pu­tata, ma anche le sorti della lista unitaria.