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La Partita della Città

| venerdì 10 luglio 2015

Majorino ierisera (Foto di Luca Ambrogioni)

Teatro Litta 5 anni dopo, ma non è un re-make. E con Barbara Sorrentini di radiopop a condurre la serata si capisce subito da che parte si andrà a parare. Chi se lo ricorda quel luglio del 2010, quando alla presenza di molti tra quelli che sarebbero poi diventati importanti ‘pezzi’ della Giunta Pisapia, il motore delle sue officine delle primarie, l’ex senatore eletto nelle fila di Rifondazione Comunista presentò la sua candidatura? Stessa caldazza e stesso luogo, il teatro ‘in’ di corso Magenta, ma le facce sono cambiate così come le speranze di un cambiamento sostanziale nella gestione della città e del Comune di Milano. Attese soffocate in cinque anni difficili per quella che l’house organ Repubblica non si vergognava di definire ‘rivoluzione arancione’, miraggio svanito già dopo poche settimane ‘su la cadrega’. Cambi marginali nella dirigenza del Comune, assunzioni di consulenti esterni a go go, e nessuna salvezza per i precari del Comune, nonostante le promesse fatte in campagna elettorale (vedi video: http://www.youtube.com/watch?v=BWMi4OvVWEk&feature=youtube_gdata_player). Non solo ombre certo, ma le promesse erano talmente radiose da oscurare anche quanto di buono è stato realizzato. L’insistenza pro-Expo della Giunta divide la sinistra più che includere, ed è molto azzardata visti i dati dell’affluenza, le polemiche dei commercianti e il macigno dei costi a bilancio. Il serioso completo blu del quarantenne ex segretario del Pd milanese, 50 minuti di monologo iniziale, i tanti consiglieri in sala, servono a lanciare il candidato considerato da molti ‘il più di sinistra’ a primarie di cui ancora non ci sono date, programmi, certezze. Anzi la certezza è che il candidato lo sceglierà a Roma il Segretario del PD che di Milano vuol fare esempio di amministrazione vincente per tutta l’Italia ed ha già fissato il luogo di un passaggio simile a quello della Bolognina di Occhetto: il nuovo PD partirà a settembre da piazza Gae Aulenti, sede della Festa dell’Unità 2.0 sotto l’enorme mole del grattacielo della banca Unicredit.
Il momento non è tra i migliori per la compagine arancione, o almeno quello che ne rimane dopo l’addio di 4 assessori su 12, con parte di Rifondazione, Verdi e antagonisti più o meno anta in totale rotta di collisione: i comitati cittadini in subbuglio dal Trenno al Giambellino fino al Monte Stella, uno stadio in mezzo alle case (e ai denti di tutti i candidati sindaco) e la privatizzazione di tutti i cimiteri milanesi sull’albo pretorio non sono proprio un buon viatico alla pomposa promessa di ‘difendere i beni comuni’ sbandierata fino a ieri. La Partita della città, a differenza dell’ultimo match, non si giocherà a ranghi completi: la fascia sinistra a sto giro resterà fuori e senza mancini a sgroppare gratis in fascia si sa, si fa più fatica a portare la palla al centro. Meglio allora lanciarsi sui profughi, su cooperative associazioni del Forum del Terzo Settore (Elettorale), cavallo di battaglia di Majorino insieme al fido Cosimo Palazzo, avvocato, consulente comunale (63mila euro l’anno) ed ex presidente del circolo pd Vigentina. 21 testimonial del pierfra salgono sul palco a sbrodolare paroloni che imbarazzano non pochi in platea (primi tra tutti un gruppetto di precari comunali venuti con maglietta al seguito). Il top lo raggiunge Chiara Bisconti, l’assessora del verde e del benessere che si lancia in una apoteosi del ‘Rinascimento’. Gli abitanti del Qt8 aspettano da mesi che sia possibile vedere il progetto da lei sponsorizzato del nuovo Giardino dei Giusti, 7mila mq di muri e calcestruzzo dentro al sacrario de la Muntagna de San Sir. Iniziamo a dargli le planimetrie? In platea ci sono proprio tutti gli eroi del ‘vento che doveva cambiare’ da Paolo Limonta che parla di continuità e di vittoria, a Mazzali, alla Tajani, con Fiano, Maran, Boeri. Fa specie vedere un video con profughi e sofferenza usati come arma elettorale. L’atmosfera da scientology farà tanto figo ma con l’afflato popolare che ha portato Pisapia a vincere le ultime elezioni non c’entra proprio nulla. A dispetto dei dati sciorinati dall’assessore rimangono, come macigni, le parole dei lavoratori comunali all’ultimo tavolo sindacale del Welfare tenutosi lo scorso giugno, a cui doveva seguire un ulteriore confronto (chi l’ha più visto?), e le immagini impietose di molte sedi dei servizi sociali milanesi. Mentre in corso Magenta fanno i filosofi a Quarto Oggiaro ci sono solo 2 assistenti sociali, il 37% degli operatori dei centri diurni per disabili sono in burn out, in zona 7 c’è un unico assistente sociale a seguire i minori di Olmi, Baggio e via Fleming. Mentre a palazzo Marino si spendono 7 milioni di euro per il ‘restyling’ di piazza della Scala e si favoleggia sulla riapertura dei Navigli (400 milioni di euri) le periferie digrignano i denti. In Comasina e al Corvetto si soffoca di abbandono e degrado: basterà l’inesistenza di una qualsiasi forma di opposizione organizzata a far vincere il nostro Pierfrancesco? Una educativa visita ai bagni aperti all’utenza al piano terra della sede delle politiche sociali di Largo Treves (MM Moscova) servirà ai nostri lettori a capire il divario che c’è tra parole e fatti, tra i rendering trasmessi a video e la quotidianità di Milano.