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Bicicrazia

La Pancera Rosa. Tanto tuonò che piovve.

| lunedì 13 maggio 2013

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E’ iniziato il #Giro. Da un po’, a dire il vero, da una settimana. Una settimana umida (per i ciclisti) e densa di avvenimenti. Una settimana da inchiodarsi al divano, e questo spiega questo ritardo. Oggi è il primo giorno di riposo, così mi slaccio un attimo la pancera rosa e mi alzo per raccontare quello che si è visto, dall’alto del divano, di questo Giro.

 

E’ iniziato il Giro. Lo scorso sabato 4 maggio, a Milano. Quando migliaia di pedoni e ciclisti hanno attraversato il centro città in una giornata di strano sole, chiedendo a gran voce che è ora che la mobilità cambi. Sono i figli di #salvaiciclisti, sono i ciclisti migliori delle nostre strade, quelli che alla follia speculativa di Tav ed Expo rispondono chiedendo opere piccole e utili, tipo mezzi di trasporto diffusi ed efficaci. Quelli che in una città che ai ciclisti pare aver dichiarato guerra, che il Giro -quello vero- mancò avrà il coraggio di ospitarlo, rispondono nel modo migliore: pedalando.

 

E’ iniziato a Napoli, il Giro, non a Milano. E’ iniziato sotto le ruote di un ragazzo dal nome lungo come una corsa a tappe, Giovanni Battistuzzi, che di questo ciclismo fatto di pane e trasferimenti, di un gruppo trainato da moto e ammiraglie, pronte a far la scia giusta o a tagliare la strada al corridore sbagliato, ne ha pieni i coglioni. Giovanni è sceso a Napoli portandosi la bici appresso. Da lì pedalerà verso nord contando solo sulle sue gambe, per ricongiungersi con la carovana al carosello finale di Brescia. Sarebbe un viaggio altrettanto interessante da seguire.

 

E’ iniziato con un toboga nelle stradine napoletane, il Giro d’italia da più di 200 corridori (grazie UCI), nel caos che è condizione abituale di chi pedala tra le buche partenopee. In una città bellissima dove riesce ad affacciarsi il peggio di questo paese, degnamente rappresentato dal solito sbirro impizzato che ha pensato bene di “accogliere” il buon Pietropolli a spintoni, insulti a muso duro ed esibizione di muscoli. Qual era la colpa di PeterChicken? Quella di essere caduto, quella di stare in strada laddove doveva transitare il traffico delle ammiraglie di fondo gruppo. Capita che nemmeno nella propria strada i ciclisti abbiano cittadinanza, e trovino sempre qualcuno pronto ad escluderli. Napoli, ça van sans dire, è stata asfaltata dall’ennesima volata d’artista di Cavendish, uno che non perde occasione di ripetere (le solite lamentele) e di ripetersi (i soliti capolavori), e infatti ha bissato in Puglia cinque giorni più tardi. Di mezzo il capolavoro di “Gerva” Paolini e quella maglia rosa conquistata benissimo e portata in giro come simbolo di gioia, sentimento appropriata a questa Katusha “minore” che si è già portata a casa due tappe. Bella, bellissima, è stata la vittoria mattiniera dello zombie Hansen, così come la volata di Battaglin e quella da fermo, prosciuga-polmoni, di Degenkolb mentre il mal di gambe del povero Carola lo si sentiva pure sul divano, a guardare quel rettilineo che non finiva più. Tre vittorie bagnate come lo è stata quasi tutta questa prima settimana, fredda e umida, per un Giro che inizia sempre prima, in tempi di cambiamenti climatici e di non-cambiamenti politici, almeno ad Aigle, dove un’Unione Ciclistica Internazionale resta chiusa nel suo palazzo, a compilar calendari che possano soddisfare ogni esotico investitore, con buona pace di chi pedala e di chi sta sul divano. Ma se noi possiamo sempre metterci un plaid e far scaldare un po’ la birra, chi sta in strada acqua e freddo se li prende tutti, e finisce per terra come a troppi e successo, o con gambe e riflessi congelari come a Wiggins, ridotto ad un surgelato incapace di reagire in discesa… e di riscattarsi poco a cronometro, dove finalmente si fa notare il talent(in)o di Alex Dowsett in una paesaggio da film.

E se pensiamo alla pioggia e al freddo che si sono presi questi corridori, che girano con assistenza e vestiti asciutti pronti all’uso, non si può non tornare col pensiero al “Giro di ruota” di Battistuzzi. Speriamo vada meglio la prossima settimana (ma par speranza vana), che da domani le birre si stappano in alta montagna e il Giro, quello vero, fa sul serio.

 

Con questo articolo si rinnova l’appuntamento con “La Pancera Rosa. Il Giro d’Italia visto dal divano“, bollettino aperiodico di etnologia cicloalcolica lungo le strade del Giro (o lungo i cuscini del divano, c’est la meme chose). Sulle pagine di MilanoX e ove altro capita nei divani dell’internet.