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Bicicrazia

La pancera rosa. Riposo attivo

| giovedì 10 maggio 2012

Ieri al Giro era il giorno di riposo, un giorno terribile per chi il Giro lo guarda dal divano. Il giorno di riposo è “riposo” per chi corre, per tutti gli altri non si sa. Per noi divanisti è tragedia, perchè il Giro è un’occasione per abbandonare il lavoro, l’igiene, l’alimentazione, i rapporti sociali, la politica ed ogni altra attività che vada in conflitto con il passare buona parte del proprio tempo a bere sul divano. Ed ecco che il giorno di riposo finisce per essere una giornata di iperattività, in cui c’è da telefonare alla mamma, vedere gli amici, per i più sfigati addirittura lavorare, fortunatamente durante un Giro ce ne sono solo due, il consiglio è di fissare il dentista o il CAF per il prossimo…
Che poi chiamarlo giorno di “riposo” è già di per se’ un controsenso, se si considera i pochi km fatti finora dal gruppo. Il giorno di riposo è infatti un giorno di trasferimento… che così era chiamato quand’ero ragazzino, o almeno da quando è stato introdotto perchè in principio nemmeno c’era. Poi divenne necessario per trasferimenti fuori-misura, tipo dalla Romagna alla Toscana, dalla Sicilia alla Campania, dalle Marche al Veneto… questo finchè non vennero alla luce i vampiri, comumente chiamati “anti-doping”. Allora fu diffusa la vulgata secondo cui i ciclisti sono tutti dopati, e che per farli smettere basta farli correre meno, l’ideale sarebbe non farli correre mai. Così i “riposi” divennero due, e diventò molto facile trasferirsi anche dalla Danimarca, o dall’Olanda, o dalla Grecia fino a Verona. E a riposare, sia chiaro, sono solo i corridori o quasi, perchè la giornata di ieri per noi “divanisti” è stato un tragico ritorno al lavoro, ma per tutto lo staff delle squadre, quelli che per questioni logistiche non viaggiano in aereo, è stata una traversata d’Europa in camper, ma loro non fanno parte dello spettacolo.

Lo spettacolo invece lo si è visto oggi all’ombra dell’Arena… con una cronosquadre forse un po’ troppo corta ma decisamente agitata, e bella come solo la sincronia e l’eleganza di 9 biciclette in fila può essere. L’ufficialità ci dice che ha vinto la Garmin, stra-favorita e rispettosa del pronostico; le classifiche ci dicono però che ad aver vinto in qualche modo è stata la Katusha di “Purito” Rodriguez, sorprendentemente seconda su un terreno assai ostico per il suo capitano. Con lo spagnolo esulta il piccolo meteorologo Pozzovivo, che grazie alla sua Colnago – CSF sopravvive incredibilmente alla prima settimana più difficile per un corridore come lui, ed ora promette di farci divertire in montagna. La maglia rosa intanto abbandona le spalle giovani e forti di Taylor Phinney e passa in mano a Navardauskas, che con quel nome è giù il nuovo incubo dei cronisti Rai. Il lituano è il raggio di sole più luminoso su questa giornata di Giro:  la maglia rosa non gli e’ piovuta addosso per caso, infatti. Ha disputato un’ottima crono il primo giorno e si è superato oggi, lavorando a lungo per la squadra nella prima parte, tanto da ritrovarsi presto con le energie al lumicino. Eppure ha tenuto il gancio della squadra con le unghie e con i denti, pur di raggiungere un sogno che forse non avrebbe mai creduto realizzabile. E di sogni, in fondo, è lastricata la strada del Giro.