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Bicicrazia

La Pancera Rosa. Mezza estate, pure meno.

| venerdì 24 maggio 2013

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Sorprendentemente, il Giro 2013 non ha due ma tre giorni di riposo, forse quattro. Almeno, di riposo in albergo, perchè di riposo pedalato quest’anno i corridori ne hanno fatto proprio poco, paradossalmente lo han fatto soltanto nei tapponi, con quel gregge belante lungo le pendici del Moncenisio che lascia ancora a bocca aperta. Non hanno riposato perchè quando la corsa è nervosa, hai freddo e prendi acqua a catinelle, fatichi anche ad andare a 30 km/h. Figuriamoci con la neve.

E infatti con la neve non si corre. Tutti in albergo a Ponte di Legno, e chissà che non si siano spostati per stare tutti in albergo anche domani a Silandro. Così desideravano i corridori. Così ha decretato la mala organizzazione di questo Giro, debole con i forti e debole con i deboli, che dopo la mezza imbarcata presa tra Sestriere e Galibier, replica pure il weekend successivo. Non che sia imputabile a loro la nevicata, per carità. Ma l’assenza di programmazione, con la scelta di spingersi più volte oltre i 2000m nel Giro dal calendario più “anticipato” della storia che si va a sommare alla completa mancanza di percorsi alternativi, è tutta opera loro. Così come opera loro è una comunicazione quanto mai frammentaria, ed un’evidente debolezza nei confronti del gruppo, ai quali si poteva proporre quantomeno dei percorsi a basse quote per conservare almeno la competizione, ma nulla è stato fatto.

Chi ci perde di più in tutto ciò, paradossalmente, è proprio colui che questo Giro lo vincerà: Vincenzo Nibali. Un dominatore indiscusso, ribadito anche ieri da una cronometro spaziale, che rischia di venire ricordato da domani come il vincitore del “Giro dimezzato”: impoverito prima dei suoi antagonisti (con Wiggins ed Hesjedal costretti ad arrendersi ai malanni fisici) e ora amputato pure nel tracciato. Fossi al posto suo sarei quantomeno incazzato, ma la cosa non sembra stare nel carattere di Nibali, e forse l’origine di questi tagli sta anche nella mancanza di polso da parte dei leader della corsa, all’opposto dei vecchi “sceriffi” del gruppo, ben felici di risparmiarsi una faticaccia extra.

Il Giro va così concludendosi nel modo peggiore: una corsa partita con una prima settimana entusiasmante, ricca di pubblico a bordo strada e conclusasi nelle hall degli alberghi e in improvvisate conferenze stampa; privata proprio oggi di un concorrente in più, Danilo Di Luca, che dopo due settimane di corsa più di cuore che di gambe viene spedito a casa per un controllo positivo alla vigilia della corsa (corredato della solita lapidazione). Domani si torna in Lombardia ma di Milano in questo Giro non c’è traccia, e forse è meglio così: la città che ha dichiarato la sua “guerra gentile” contro i ciclisti una corsa del genere non se la meritava, e a dire il vero non l’ha nemmeno voluta. A differenza di Brescia, dove la gara va a concludersi guardacaso nel giorno delle elezioni comunali. Perchè il traino di voti del Giro d’Italia non fa schifo a nessuno, anche se è un Giro amputato, anche se è un ciclismo bistrattato. In fondo, qualche elettore dal divano si alzerà pure.

“Ah, come sei bella mezza estate”, continuerà a ripetere il jingle del Giro. Ancora per due giorni, di riposo, o quasi. Poi ci si alza dal divano, e il riposo finisce.

 

Con questo articolo prosegue l’appuntamento con “La Pancera Rosa. Il Giro d’Italia visto dal divano“, bollettino aperiodico di etnologia cicloalcolica lungo le strade del Giro (o lungo i cuscini del divano, c’est la meme chose). Sulle pagine di MilanoX e di AmicoInViaggio… e ove altro capita nei divani dell’internet.