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Bicicrazia

La pancera rosa. Il Giro d’Italia visto dal divano.

| lunedì 7 maggio 2012

Non esiste strumento migliore per vedere il mondo, tra quelli costruiti dall’uomo, che il proprio divano. A patto, naturalmente, che sia abbinato ad un tivucolor ed una diretta di una gara ciclistica. Una cassa di birra fresca è un optional, non necessario ma funzionale, per completare l’opera.

Il Giro d’Italia 2012 (d’ora in poi, semplicemente, Giro) è un’occasione ghiotta per poggiare le proprie terga e partire per un viaggio. Occasione che si presenta pure curiosa, perchè sabato questo viaggio è partito da Herning, in Danimarca. Sgombriamo subito i dubbi, perchè in Danimarca?
Per soldi, molto semplicemente… Per quanto sia nobile, da parte di RCS, l’intento di condividere la festa e lo spettacolo del Giro con il resto d’Europa, la spiegazione sta tutta nei conti disastrati di RCS sport e nell’affarismo di un personaggio come il suo nuovo direttore. Michele Aquarone, aka Mr.Water1, è stato infatti il vero protagonista delle ultime settimane, la cui eco lo rende ancora “man of the match” per l’avvio del Giro. E’ Water1 l’esportatore del Giro in Danimarca, è lui ad aver provocato l’ira degli appassionati con la scelta di non invitare il team Acqua&Sapone (dei vecchi campioni Di Luca e Garzelli) svendendo il loro posto in corsa agli Euro teutonici del misconosciuto team NetApp, è sempre lui ad aver praticamente estromesso la campagna #salvaiciclisti dalle comunicazione del Giro dopo aver dichiarato una grande disponibilità, ma solo a parole ovviamente. D’altronde, stiamo parlando di un uomo che alla vigilia della Milano-Sanremo si presentò dicendo: “Io non sono mai andato in bici in vita mia, ma conosco la Milano-Sanremo perchè sono nato e cresciuto a Sanremo”…

Dal divano, comunque, le figuracce di Water1 si percepiscono poco, forse giusto qualche dichiarazione stonata al “Processo alla Tappa”, mentre la corsa si vede meglio. E con la corsa il contorno di una Danimarca spazzata dal vento e dal freddo, eppure sempre piena di gente in bicicletta, veloce e felice.

Della corsa in se’ tanto vale parlarne da dopodomani, rientrati in Italia e passata la cronosquadre che chiarirà un po’ meglio chi rischia di essere già tagliato fuori dai giochi. La mini-crono della prima tappa (pare non fosse un prologo) ha detto che l’americano Phinney può ambire al ruolo di campione cui è predestinato. La volata della seconda tappa ha mostrato con evidenza che l’inglese (e Campione del Mondo) Cavendish sarà criticabile quanto si vuole ma quando c’è da sprintare a tutta, facendosi largo tra le ruote altrui con colpo d’occhio e potenza, continua ad essere di un’altra categoria rispetto ai suoi rivali. La terza tappa, pochi minuti fa, l’ha vinta l’australiano Goss, mentre alle sue spalle si assisteva alla classica caduta da prima settimana di un grande giro.
Tre vincitori anglofoni in un ciclismo ormai del tutto aperto a nuove frontiere. Tutti e tre parlano la stessa lingua, che invece continua a restare sconosciuta agli inviati Rai, che proseguono a ritmo di interviste in stile Totò… “Tudei is ze second winning for giro”… e dal divano è questo che si sente, a coprire completamente il fruscìo delle ruote.