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Bicicrazia

La pancera rosa. Il Giro del deserto.

| martedì 15 maggio 2012

Il weekend è il momento più difficile per raccontare il Giro. Perchè durante il fine settimana il divano diventa qualcosa di magnetico, affettuoso, avvolgente, dal quale risulta impossibile scollarsi per mettersi a scrivere. L’unico sforzo che si può fare è quello di osservare, e cercare di far sopravvivere i pensieri nel cervello mentre litri di birra fresca lo inondano.

Osservando si impara, comunque, e si conosce il mondo. Questo fine settimana era il secondo del Giro, agli antipodi rispetto al precedente. Se settimana scorsa la carovana si snodava tra le strade piene di bici della Danimarca, gremite di un pubblico entusiasta e creativo che simulava biciclette nei campi con la rotazione dei trattori, questo weekend invece si è snodato nel deserto di pubblico tra Molise e Campania. Con una salita come quella di Lago Laceno che ha fatto sorgere un po’ di depressione pensando alla bolgia che affollava questi stessi luoghi nel Giro di Pantani di 14 anni fa.

Andare a cercare le cause di questo spopolamento è sforzo difficile. Potrebbe essere la minor cultura ciclistica del meridione, oppure l’asfittica lista dei protagonisti del ciclismo odierno, incapace di proporre campioni che riescano davvero ad entusiasmare. Due possibili soluzioni il fine settimana rosa comunque le ha date: la prima è la fantastica irruzione di #salvaiciclisti, al traguardo e sul palco del “Processo alla Tappa” sabato a Rocca di Cambio. La cultura ciclistica passa anche, anzi soprattutto, dalle battagli di chi la bicicletta la vive ogni giorno. La seconda indicazione l’ha data un piccolo grande uomo, chiamato Domenico Pozzovivo, che salendo verso Lago Laceno ha dato una piccola lezione di corsa ai pecoroni del gruppo, al pascolo verso i pastori verdi della Liquigas che cercavano di imporre l’ormai abituale “passettino della noia”. Pozzovivo, non è un’esagerazione, questo Giro lo può pure vincere… e sarebbe una boccata d’aria fresca nel ciclismo di oggi.
Chi altro può vincerlo è Joaquim “Purito” Rodriguez, vincitore scontato e maglia rosa sull’odierno traguardo di Assisi, con un arrivo che pareva disegnato per lui, ma soprattutto splendido attaccante ieri, con uno scattino tanto breve quanto divertente. Mentre tanti calcolano le energie disperse col contagocce, Purito si lancia all’attacco in una tappa non sua, per pochi km e senza speranze, ma pensando che forse anche solo quel buchetto che si era aperto dietro la sua ruota poteva significare qualche secondo di vantaggio e una maglia rosa sulle spalle.
In fondo, che sia l’una o l’altra causa a svuotare le strade, è il coraggio che può riempirle di nuovo. Il coraggio di chi pedala, che sia per mestiere, per passione o per la propria vita.