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Bicicrazia

La Pancera Rosa. Colpi di tosse.

| venerdì 17 maggio 2013

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Piove, piove ancora. Come prima, più di prima. Continua a piovere là fuori. Il divano invece è asciutto; il tetto tiene, o almeno quelli del piano di sopra ancora non si sono lamentati, e di birre ancora non ne ho rovesciate. Sul Giro invece piove senza pietà, sul Giro d’italia e sul Giro di ruota, e se i primi – corridori professionisti – sono abituati ed assistiti, con tempo e materiali per asciugarsi durante i lunghissimi trasferimenti in bus, a Battistuzzi che risale l’Italia in bicicletta non resta altro che la bestemmia come strumento di difesa. Be’, la bestemmia e il proprio corpo, che non sarà lo scheletro cui sono ridotti i campioni di oggi, quelli da gambette secche e braccia invisibili, quelli che smulinano a non finire il proprio rapportino mettendo tra la pelle e le ossa solo una nervosa patina muscolare e nulla più, con la massa grassa ridotta ad anti-materia. Poi capita che arrivi la pioggia, che il freddo sia inatteso, che la corsa consumi energie extra perchè si fa nervosa oltre che dura, e trac!, sono cazzi. I cazzi che fanno ammalare e restare indietro pure un fenomeno come Bradley Wiggins, quelli che stroncano sul nascere le speranze di bis di Ryder Hesjedal. Stamani entrambi se ne sono tornati a casa (con grande gioia di una Raisport finalmente libera dal dover far interviste in inglese), respirando a fatica tra un colpo di tosse e l’altro. Spiace per Nibali, che vedrà la sua vittoria “sminuita” da quel sentimento tutto umano che è il conteggio degli avversari. Spiace soprattutto per il Giro, che perde più per sfiga che altro un grande campione come Wiggo, uno che si era presentato al Giro con un’intervista che trasudava passione per questa corsa, uno che – vai a sapere perchè – è stato spernacchiato da tutti i cronisti per 10 giorni nonostante non si sia mai lamentato e abbia saputo perdere con una dignità rara nello sport di oggi.

Domani si sale sulle montagne, quelle vere, e il freddo si farà invernale, con contorno di neve più che certo. Nibali, con indosso una maglia rosa rafforzata dalla tappa carnica, si tocca le palle: l’ultima volta che il ciclismo in Italia si scontrò con il generale inverno, all’ultima Milano-Sanremo, il freddo lo mandò completamente nel pallone e fuori gara. Stavolta la “bambola” la deve evitare ad ogni costo, perchè la corsa ormai ce l’ha in mano.

La tappa di Montasio, si diceva, ha mostrato l’ennesimo sgarbo ai danni dei divanisti, come succede sovente quando le pendenze vanno fin troppo in doppia fila: i corridori si riducono a degli sgorbi ingobbiti che mulinano rapportini ridicolmente corti, strategia e fantasia si azzerano e la selezione la si fa solo da dietro. In un contesto già così monotono, la presenza del Team Sky a far da “pastori” in testa al gruppo non può che essere mortificante, benchè sulla vittoria di Uràn non c’è nulla da ridire, così come sul numero migliore visto in questa corsa per ora: la caduta di uno spettatore nel fosso a bordo strada davanti al forcing del gruppo maglia rosa. Il tifoso ne sarà risalito, facilmente, e avrà potuto vedere il giorno successivo la tappa del Vajont, quella dedicata alla memoria di una diga che risulta “crollata” sia per gli opinionisti della Gazzetta che per alcuni corridori. E dire che la diga troneggiava lì, macabra e immobile, di fianco al traguardo.

Non ci è dato sapere se, risalito dal fosso, lo spettatore ripartirà anche per le prossime montagne. A vedere le previsioni, sarebbe da sconsigliarlo, ma le previsioni sono pessime anche per noi dinnanzi al tivucolor. Ci aspettano due giorni di tappe monche, collegamenti ballerini e nebbiosi, processi alla tappa in versione XL… sarà un weekend drammatico, conviene portarsi avanti e raddoppiare il numero di birre in frigo. Sarà noiosa ma almeno asciutta, e più calda che a Venaus, dove il passaggio del Giro verrà celebrato, sabato sera, anche al presidio No Tav, trasformato per l’occasione in “Repubblica delle biciclette“. Be’, lì il clima sarà peggiore, ma il tasso alcoolico secondo me sarà lo stesso che qui sul divano.

 

Con questo articolo prosegue l’appuntamento con “La Pancera Rosa. Il Giro d’Italia visto dal divano“, bollettino aperiodico di etnologia cicloalcolica lungo le strade del Giro (o lungo i cuscini del divano, c’est la meme chose). Sulle pagine di MilanoX e di AmicoInViaggio… e ove altro capita nei divani dell’internet.