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Bicicrazia

La mobilità nuova si scrive con 3 P

| giovedì 2 maggio 2013

4maggio-web-06Un anno fa, il 28 aprile 2012, i ciclisti d’italia mostravano di averne le palle piene, invadendo i Fori Imperiali di Roma nella più vasta e partecipata manifestazione e pedali che si sia vista in tempi recenti. Era il culmine della campagna #salvaiciclisti, cresciuta come un’onda da un semplice passaparola in rete ad una partecipazione di massa.

Un anno dopo, da quella partecipazione è nato qualcosa di nuovo, o quanto meno vuole nascere: la Rete per la Mobilità Nuova, dopo aver messo le radici in quell’orgia di pedali ed essere cresciuta nel passaggio costituente degli “Stati Generali della Bicicletta” tenutisi lo scorso ottobre a Reggio Emilia, vuole ora vedere la luce, sbocciare in un pomeriggio milanese che si spera finalmente primaverile, il 4 maggio.

 

Non è più di soli ciclisti che si parla, ma di tutti gli utenti della strada e dei trasporti, di tutte le cellule resistenti che con i propri spostamenti si oppongono alla società dell’automobile in cui gli tocca vivere: un paese in cui il 75% dei fondi per i trasporti sono destinati ad infrastrutture automobilistiche, mostri di asfalto e cemento in grado di soddisfare la domanda di mobilità del 2,8% delle persone e delle merci (è questa la quota di spostamenti quotidiani superiori ai 50 chilometri).

Il “we are 99%”, insomma, in questa occasione scende al 97,8%, ma resta una cifra sufficiente per chiedere con forza un’inversione di rotta. E non è un caso che le adesioni alla giornata del 4 maggio siano le più variegate, a comporre un puzzle sorprendente di sigle e soggetti racchiusi efficacemente in quelle 3 P che emergono dalla locandina della giornata. Dietro a Pedoni, Pedali e Pendolari si apre infatti un ampio ventaglio di gruppi ed associazioni, da quelli strettamente ciclistici come FIAB o #salvaiciclisti ai comitati dei pendolari; da chi si batte contro sprechi e grandi opere (Tav, Tem, Expo) ai movimenti sociali (San Precario, Boccaccio); dagli operai dell’unica e dismessa fabbrica di bus italiana (Irisbus) alle associazioni anti-auto; fino a soggetti del mondo della comunicazione (AdnKronos, Metro) o di ambienti slegati dalla mobilità ma che a questa domanda si sono sentiti affini (Legambiente, Slow Food, ecc…). Un’affinità che per alcuni sorge spontanea perchè è evidente che cambiare il modo di muoversi è un primo passo verso un cambio globale delle città e della società stessa, oltre la precarizzazione della vita messe al lavoro 24 ore su 24, tra le banchine sovraffollate delle stazioni e gli slalom tra le auto in doppia fila.

 

Non hanno nulla di veramente nuovo le richieste di questa mobilitazione, al contrario hanno tanto di logico: la rete chiede che quel 75% delle risorse sia re-indirizzato verso il trasporto collettivo e non motorizzato, che si esca dall’insostenibile orizzonte delle “grandi opere” per passare a poche opere leggere e condivise, che si rimetta l’uomo, insomma, e non l’auto al centro della mobilità.

E quale luogo migliore di Milano dove fronteggiare l’assurdità delle nostre strade? Sabato la manifestazione nazionale per la Mobilità Nuova attraverserà le vie dell shopping della città-parcheggio, pronta ad essere travolta dalla colata di cemento bipartisan di Expo2015. Una città dove la guerra ai ciclisti si è spinta talmente oltre da cancellare persino la storia del Vigorelli in nome dell’ennesima speculazione edilizia.

Anche la data, in fondo, risulta essere fortunta, perchè sabato si apre davvero un “weekend ad elevata ciclicità”, con il Giro d’Italia che prende il via da Napoli e la “pedalata critica” di domenica 5, che si snoderà lungo il tracciato delle futura via d’acqua, per poi confluire al Piano Terra dove si presenta l’edizione italiana del libro sul ventennale di Critical Mass.

Già, perchè il 28 aprile la manifestazione si concluse con un’enorme massa critica in giro per Roma, scomettiamo che Milano non sarà da meno?