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La Fini-Giovanardi è contraria alla Teoria dell’Evoluzione!

| venerdì 17 gennaio 2014

mandri

by Red Proof

Considerati una regalia divina agli uomini, piante e funghi psicoattivi sono dalla notte dei tempi parte integrante di riti iniziatici, religiosi, magico-divinatori e visionari, oltre a venire impiegati a scopi terapeutici per alcune patologie del corpo e della mente (per esempio, la canapa indiana usata nella cura di epilessia, lipemania, mania orgogliosa, mania chimerica, delirium tremens). Guarigione delle malattie, estasi collettiva, comunione e intermediazione fra uomo e mondo divino, reperti archeologici di antiche pipe, canne inalatorie, mortai, tavolette da sniffo nonché resti della sostanza e documenti scritti ritrovati inducono gli studiosi a ritenere il rapporto tra esseri umani e sostanze psicoattive risalente all’Età della pietra.

E fin qui, che drogarsi fosse un comportamento tipicamente umanoide, si sapeva. Ma che anche gli animali – mammiferi, uccelli e persino certi insetti – amino sballare, e di brutto anche, è una bella novità, almeno per lo scrivente che la scopre adesso. Una novità qui a dimostrare come la passione per le sostanze psicoattive non sia una componente artificiale e degenerata, come da sempre in uso nella mentalità/morale comune, ma una componente assolutamente naturale. Gli elefanti, per esempio, aspettano che i frutti maturi di un genere di palme caduti a terra fermentino diventando alcolici, per poi prendersi delle sbronze epiche. Le mucche, i muli, i cavalli, pecore, antilopi, maiali, conigli, galline che si cibano di specie di erbe selvatiche dei campi (soprattutto appartenenti al genere delle leguminose) psicoattive dagli effetti inebrianti, fino alla totale dipendenza. Nelle Hawaii, mucche e cavalli vanno in cerca dei fiori nelle piantagioni di cannabis, facendo incazzare i coltivatori. Nell’est Europa idem fanno gli agnelli brucando le piante e idem ai coltivatori girano i coglioni. Stessa sorte subiscono i loro colleghi nordamericani a causa delle incursioni di cervi.

Nelle foreste di Gabon e Congo, i cinghiali scavano delle buche ai piedi dell’iboga onde rosicchiare la scorza delle sue radici allucinogene. E così fanno porcospini, mandrilli maschi e gorilla. In Germania, certe razze di pecore amano brucare una specie psicoattiva di ginestra. Terribilmente attratte dalle droghe, ci sono poi le capre, che vanno fuori per e con le bacche di caffè, arrivando a perdere i denti a furia di raschiare dalle rocce licheni psicoattivi; in Etiopia e Yemen ci sono capre che si cibano avidamente di foglie di khat – un arbusto chiamato “il fiore del Paradiso”, dalle proprietà euforico-eccitanti -, e prendono a cornate chiunque provi a staccarle dalla pianta; pianta alla cui masticazione, tra parentesi, sono quotidianamente dediti milioni d’abitanti di quelle regioni. Nei parchi zoologici della Florida del sud ci sono scimmie cappuccino e scimmie civetta che si strofinano sul pelo una specie di millepiedi delle Antille, procurandosi uno stato di apparente delirio ed eccitazione che dura circa mezzora. Millepiedi che una volta usato da una viene passato alle altre scimmie, ovviamente allo stesso fine. E così fanno anche le gracole, specie di uccelli che il millepiedi se lo strofina sotto le ali al medesimo scopo. Inoltre, babbuini che mangiano il frutto rosso di un albero che dà piacevoli sensazioni ed euforia; gatti che assumono afrodisiaci vegetali prima di fare sesso.

Passando agli uccelli, i pettirossi americani finita la migrazione dal Canada quando arrivano in California si stordiscono delle stesse bacche di caprifoglio usate dagli indigeni per preparare un sidro allucinogeno. Esistono farfalle che attratte dall’odore dell’alcol si buttano sul liquido e lo succhiano con la loro spiritromba; calabroni che si ubriacano coi fiori di alcune piante, api impollinatrici che tornano ripetutamente ad assorbire dalle zampe anteriori il liquido di certe orchidee americane, per poi muoversi lente e impacciate. Terra, cielo, mare, last but not least si è scoperto recentemente che i simpaticissime e intelligentissimi delfini sniffano l’aria contenente tetrodotossina – una potente neurotossina 100 volte più tossica del cianuro di potassio – rilasciata nell’acqua da una razza di pesce palla per difendersi dai predatori: tetrodotossina che inalata a grandi dosi diventa mortale, ma in piccole quantità produce un effetto narcotico e di benessere facendoli galleggiare in trance sotto il pelo dell’acqua. Sensazione che pare proprio piacergli un casino.

Insomma, dopo questa pseudotrattazione scientifica, la morale non può essere che una. Uomini, mammiferi, quadrupedi, bipedi, equini, bovini, suini, pesci, volatili, insetti e lepidotteri psicoattivi di tutto il paese unitevi, c’è uno spettro che si aggira per l’Italia: lo spettro della legge Fini-Giovanardi. Aboliamola!

delfiniantipro