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La digos sbadigliava, la sbirraglia ci osservava come panda allo zoo.

| domenica 3 aprile 2016

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La digos sbadigliava, la sbirraglia ci osservava come panda allo zoo.
Alle dodici di ieri davanti al portone dei colloqui di San Vittore eravamo in venti, forse trenta.
Dopo un’ora il sole si è fatto largo tra le nuvole, e il gruppo dei solidali si è infittito, raggiungendo il numero di settanta/ottanta persone, lo stesso delle prime due mobilitazioni.
Proprio prima della partenza del corteo, che si è mosso alle due costeggiando il marcato di viale Papiniano, per fortuna sono arrivate delle macchine di compagni da Monza, Segrate, Saronno, Brescia, portando il numero degli attivisti a circa centocinquanta.
Numerosi lungo il tragitto gli interventi, per ribadire la nostra contrarietà ad un modello di sviluppo basato sulla devastazione ambientale e sulla macelleria sociale.
Sono intervenuti gli amici degli arrestati, ex prigionieri che han testimoniato il disagio all’interno delle patrie galere, parenti di prigionieri, giovani che hanno urlato la propria rabbia per il trattamento inumano riservato a giovani come loro, che per delle vetrine rotte, ora rischiano una condanna sproporzionata da 8 a 15 anni.
Ho visto tanti capelli colorati, creste, dreadlocks.
Ho sentito vari dialetti lombardi mischiarsi nelle strade circostanti il gran serraglio di piazza Filangeri.
Alle 16 ci siamo seduti tutti davanti al palco, montato a tempo di record da alcuni abili solidali, e ci siamo finalmente rilassati dopo 4 ore in piedi.
Dopo un’oretta è iniziato il primo concerto.
Ed è iniziato anche il mio personale sconcerto: ho visto tanti giovani, motivati a farsi tanti chilometri in auto o in treno, dalla provincia più sonnolenta, per chiedere la scarcerazione dei prigionieri del primo maggio, ma non ho visto praticamente nessun esponente del ceto politico dei centri sociali milanesi.
Il primo maggio ha creato lacerazioni forti, su questo non c’è dubbio.
Per risanarle ci vuole il suo tempo.
La sinistra milanese è sempre stata divisa, me lo dicono da quarant’anni.
C’era un bel sole e qualcuno sarà pure andato al mare.
Alle 18 me ne sono andato, nel momento il cui saliva sul palco la seconda band: i solidali a colpo d’occhio erano due/trecento.

L’assenza in blocco del ceto politico dei centri sociali milanesi è un fatto grave, che va capito e analizzato.
Nessuno voleva che i c.s. scendessero in piazza con gli striscioni, rivendicandosi qualcosa.
Chi c’era è sceso in piazza per chiedere la liberazione di amici e compagni che sono vittime della (in)giustizia spettacolo, e che dopo 6 mesi sono ancora rinchiusi in carcere, perché avrebbero ordito non si capisce quale complotto.
Si è scesi in piazza per protestare contro il reato di devastazione e saccheggio, un reato che sembra diventato buono per tutte le occasioni, da Genova in poi, per reprimere i movimenti, da Roma a Cremona passando per l’Expo.
Chi ieri era davanti a San Vittore sa che quest’accusa oggi è rivolta a Casper e Alessio, ma domani lo può essere contro ognuno di noi.
Se si continua a non capire che è necessaria una battaglia politica comune contro la repressione, se non si vede che le maglie del controllo e della repressione sono sempre più fini, vedremo i margini di movimento restringersi, per tutti.
Speriamo che il movimento milanese sappia riconoscere questo fatto elementare, accantonando gli elementi di divisone e scazzo. Siamo tutti sulla stessa barca.
Il venti aprile ci sarà la prima udienza, i ragazzi hanno bisogno della solidarietà di tutti.