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La cattiva ragazza che è andata dappertutto

| lunedì 7 febbraio 2011

È morta a 72 anni Tura Satana, corpo e regina della sexploitation

by Marina Led Catucci

I never try anything, I just do it. Wanna try me? – Io non provo mai nulla. Faccio solo. Vuoi farti sotto? –
Così dice Varla in Faster Pussycat! Kill! Kill! Di Russ Mayer, film simbolo della sexploitation, uno dei film preferiti da Tarantino. Il film è una delizia di sesso e violenza gratuita e per tutta la sua durata è assolutamente impossibile distogliere l’attenzione dall’attrice Tura Satana che interpreta Varla, sex symbol riot femminista, morta venerdì scorso per raggiungere il paradiso delle cattive ragazze, diventandone certamente la regina. Era nata in Giappone di sangue più che misto, durante la seconda guerra mondiale la sua famiglia era stata internata in un campo di concentramento americano e dopo la guerra si erano trasferiti a Chicago, a 14 anni aveva già un matrimonio alle spalle, lavorava nei burlesque, faceva karate ed era parte di una gang femminile, alta quasi 1.90, le sue misure erano stratosferiche, altro che 90-60-90. Quando anni dopo è rimasta incinta ha continuato ad esibirsi come ballerina fino all’ottavo mese ed a quanto pare è stata lei ad insegnare ad Elvis come si bacia.

La sua prima interpretazione cinematografica è stata quella di una prostituta in “Irma la dolce” di Billy Wilder. Come dire: un gran bel debutto.. Ma l’entrata di diritto e attraverso la porta principale nell’iconografia pop collettiva e condivisa è venuta nel 1965 con Russ Meyer e Faster Pussycat . Lei era la vera incarnazione dell’eroina di Meyer: formosissima, dominatrice, aggressiva, libera.

Il personaggio di Varla era la storia della sua vita esasperata e portata all’ennesima potenza, quella, cioè di una spogliarellista di Chicago a capo di una gang femminile dal look e sexy aggressivo, che insieme alle altre ragazze della banda scorrazza in macchina in lungo e in largo per gli Stati Uniti e mena di santa ragione tutti gli uomini che si mettono di mezzo. Uno di quei gruppetti di ragazze che Lele Mora evita di rappresentare.
Nel giro di poche proiezioni Varla-Tura è diventata un simbolo per il movimento femminista che trovava in lei l’incarnazione di un nuovo modello femminile. Negli anni, sempre lei, sempre il suo corpo, sono diventati il simbolo della cultura cinematografica B-movie da John Water a Tarantino che ha fatto indossare ad una delle attrice di Grindhouse una maglietta raffigurante Varla. E per terminare con un’altra citazione, ecco cosa risponde Varla a Tommy che le chiede: “Non so di cosa stai parlando e quale sia il punto ma…” -lo interrompe Varla:- “Il punto è un punto di non ritorno e tu l’hai appena raggiunto”.
In alto i calici, quindi, e che si brindi a 10, 100, 1000 Tura Satana in pantaloni neri e sguardo malefico, che in questo momento sarebbe una bella boccata di aria pulita.