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L.A. Noire

| mercoledì 25 maggio 2011


Ci sono voluti 5 anni per portare alla luce questo progetto, una
tempistica che nel mondo dei videogiochi indica anni luce e molte
difficoltà. Era il 2006 quando la Rockstar annunciava la futura uscita
di un gioco noir ambientato a Los Angeles. L’attesa è finalmente
terminata il 22 maggio con l’uscita di L.A Noire, l’ultima fatica
della premiata ditta dei fratelli Houser.

Abbiamo già ampiamente parlato della Rockstar, dei suoi titoli più
famosi come Gta e Red Dead Redemption, ma anche dei titoli “minori”
come Bully e Warriors, tratto dal film culto i Guerrieri della notte.

Ogni volta che producono una nuova serie tutti gli appassionati
entrano in uno stato di fervente attesa.

Oltretutto questo gioco è stato presentato per la prima volta ad un
festival cinematografico ovvero il Tribeca di De Niro, una riuscita
operazione di comunicazione, che riflette anche lo sforzo di
recitazione e di sceneggiatura contenuto in questo giochino
elettronico.

 A proposito di recitazione va dato merito agli sviluppatori del team
Bondi  di aver usato la tecnologia del MotionScan con ottimi
risultati. L’attore Aaron Staton che interpreta il protagonista Cole
Phelps, ha recitato più di un anno per raggiungere i risultati visivi
che sono sotto gli occhi di tutti. Tutti i personaggi di La Noire,
sono differenti e  hanno una recitazione facciale impressionante degna
di un film.

Entriamo nel cuore di L.A. Noire, il gioco e il gameplay  nascondono
tutta una serie si sorprese e qualche piccola delusione. Il gioco è un
noir, quindi si tratta di compiere  indagini. Raggiungere un luogo
investigare, fare interrogatori, insomma tutto quello che farebbe
felice un Philip Marlowe o un Sam Spade. Ricordatevi di avere sempre
un taccuino a disposizione ricordarsi nomi, luoghi e volti  dei
protagonisti che si incontrano durante la storia è fondamentale.

Le indagini dopo un po’ tendono ad essere ripetitive e differenza
delle fiction e dei romanzi si percepisce quanto possa essere palloso,
fare l’investigatore o l’agente.

Ci viene incontro la città, ancora una volta realizzata benissimo,
viva pulsante, corrotta e maledetta anche se non in free roaming come
altri titoli della Rockstar. Un buon videogioco con delle punte
qualitative altissime, per essere una possibile serie di sicuro è un
buon inizio.