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Kill Me Please: Sorte Cinica e Morte Clinica

| martedì 22 ottobre 2013

LocandinaRidem4-1

Comicità nera come la pece, elegante come il velluto e disturbante, come il gesso che stride sulla lavagna: una commedia visionaria e, al tempo stesso, cinicamente realista.

by Elena Della Valle

L’esilarante dark comedy Kill me please trae ispirazione da una associazione svizzera, Dignitas, che aiuta gli aspiranti suicidi ad affrontare con dignità il momento del trapasso (http://www.dignitas.ch/index.php?lang=it). Olias Barco immagina una clinica specializzata nell’accompagnare, chi lo desideri, ad esalare l’ultimo respiro. Una clinica immaginaria per un tema di estremamente concreto ed attuale: il suicidio assistito. Kill me please è un film cattivo, grottesco e politicamente scorretto se ce n’è uno. Olias Barco, che non è riuscito a girarlo nella sua Francia, dichiara: “Ho scoperto che esisteva un paese che accettava rifugiati artistici: il Belgio”. Un lugubre castello della austera città di Namur diventa la clinica della morte: la neve dei boschi circostanti sembra assorbire con discrezione l’eco di quanto si svolge dentro le sue mura, eppure il fragile equilibrio tra la clinica e la popolazione dei villaggi circostanti si spezza. La quiete si tramuta in violenza e caos e la Morte, che sembrava addomesticata nella clinica, torna selvaggia e incontrollabile.

Premiato nel 2010 al Festival del Cinema di Roma, nel primo w-e in Italia avrebbe totalizzato incassi per 42.000 euro di (dati mymovies.it). Insomma, i 25 lettori del Manzoni quel giorno dev0no essersi detti: “cambiamo mortorio!” e sono andati al cinema. Nonostante il cast di alto livello, è stato risicatissimo anche budget per la realizzazione: tre settimane di riprese, inquadrature strette e telecamera leggera, per sopperire alla mancanza di fondi. Anche la scelta stilistica del bianco e nero, oltre a sposarsi perfettamente con il taglio noir del film, è dettata dalle ristrettezze economiche. “Per esempio”, racconta il regista, “nel mio film c’è molto sangue: con il bianco e nero lo facciamo con il Nesquik. Acqua, cioccolato e puoi ottenere molto sangue, e molto rapidamente…!”. Ciò non toglie nulla al film, le cui pecche non sono comunque da ricollegarsi al budget limitato.

Bisogna arrivare un po’ preparati alla visione di questo film, fortemente disturbante anche per gli stomaci più robusti. Il tema del suicidio assistito è indigesto di per sé. Il senso del film è che nessuno, ma proprio nessuno, si può permettere di comandare la Morte: tuttavia, la sceneggiatura ad un certo punto impazzisce e la situazione, equilibratamente paradossale, diventa folle e gratuitamente cruenta. Alcuni ci vedono una scelta stilistica alla tarantino. Ridemente ci vede che a Olias gli è scoppiata la vena punk, ma mancava un laccio emostatico nelle vicinanze. La verve comica iniziale è fortissima ed accentuata dall’atmosfera lugubremente compita della clinica. E’ un po’ come ai funerali, che sai che non dovresti ridere, ma se inizi è la fine. Questa vis comica, che si fa sempre più macabra, un po’ si diluisce nella seconda parte del film, per lasciare spazio ad una trama dove ogni logica è sovvertita: destino insensato e caos nichilista prendono il sopravvento sulle vicende narrate e cappottano un po’ il film, che comunque riesce a rimanere divertente fino alla fine.

Per gli spunti di riflessione, per i ritmi sapienti della narrazione, per le chicche esilaranti, è un film che va visto. Anche se il semino di una domanda inizierà germogliare nella nostra testa: una morte clinica può essere la salvezza se la vita si è mostrata amara e cinica?


KILL ME PLEASE
un film di Olias Barco
con Aurélien Recoing, Virgile Bramly, Daniel Cohen, Virginie Efira, Bouli Lanners
durata 95 min
Belgio, 2010

ridemente.wordpress.com