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Italia Antifa: Rabbia a Cremona al Corteo per Emilio

| domenica 25 gennaio 2015

cortcremona

di Luca Fazio

Cremona. Migliaia di militanti arrivati da tutta Italia sono scesi in piazza per chiedere la chiusura di “tutti i covi fascisti”. La manifestazione è stata bloccata in via Trento e Trieste da un muro di poliziotti schierati in difesa della sede di CasaPound. Gli scontri sono durati tutto il pomeriggio. Emilio, l’uomo aggredito domenica scorsa davanti al centro sociale Dordoni, è ancora ricoverato in gravi condizioni.

Ci saranno scon­tri a Cre­mona? La domanda era oziosa già dome­nica scorsa, poche ore dopo l’aggressione di alcuni fasci­sti di Casa­Pound al cen­tro sociale Dor­doni. Emi­lio Visi­galli, 49 anni, è rima­sto per terra. Sve­nuto, lo hanno preso a calci in fac­cia e in testa. Sta ancora molto male. La pro­gnosi è tutt’altro che ras­si­cu­rante, ogni giorno suben­trano com­pli­ca­zioni. E ieri pome­rig­gio, sul piaz­zale davanti allo sta­dio — dove ha sede il cen­tro sociale cre­mo­nese — bastava guar­darsi attorno per capire come sarebbe andata a finire. Facce tirate.

Sarebbe andata a sbat­tere con­tro un muro di poli­zia in fondo a via Trento e Trie­ste. Il cor­teo era stato pro­gram­mato per sfi­lare nelle vie del cen­tro, in realtà era chiaro che non ci sarebbe mai arri­vato: al di là di quel muro di poli­ziotti c’è la sede di Casa­Pound. Ma il cor­teo chie­deva la chiu­sura di “tutti” i covi fasci­sti. E la por­tata dav­vero nazio­nale della mani­fe­sta­zione, al di là dell’agguato fasci­sta di Cre­mona, dovrebbe dar da pen­sare a tutti gli anti­fa­sci­sti che pur non essendo abi­tuati a fare a maz­zate con la poli­zia si stanno accor­gendo che in Ita­lia è già suc­cesso qual­cosa e che oggi l’insidia fasci­sta non è più solo la pre­oc­cu­pa­zione astratta di pochi militanti.

La sede di Casa­Pound di via Gero­mini è un obiet­tivo sim­bo­lico, gira addi­rit­tura voce che l’abbiano messa in ven­dita. E’ lì che tutti sape­vano, e lo sapeva anche la poli­zia, che il cor­teo si sarebbe sfi­lac­ciato per lasciare soli in testa tutti quelli che a Cre­mona erano venuti per fare gli scon­tri. Chi ha cari­cato chi, poco importa. E’ la reto­rica della zona rossa, può non pia­cere, può non por­tare a nulla, ma così è. La dispo­si­zione del muro di poli­ziotti del resto si pre­stava alla più logica e sbri­ga­tiva delle spie­ga­zioni: pro­teg­gono la sede di CasaPound.

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Dalle 17 alle 19 ci sono stati almeno cin­que attac­chi molto duri. Già al primo, la poli­zia ha affu­mi­cato mezzo cor­teo con un fitto lan­cio di lacri­mo­geni. Le via late­rali sgom­bre, senza poli­ziotti a fare da tappo. La sen­sa­zione è che non c’era voglia di farsi del male, anche se Cre­mona non ha mai vis­suto una gior­nata così tesa. Una città in silen­zio. Mezzi pub­blici sospesi fino alla fine del ser­vi­zio. Sara­ci­ne­sche abbas­sate. Impos­si­bile anche bersi un caffè.

Alla fine, tra un’incursione e l’altra, sono state spac­cate anche le vetrine di alcune ban­che (in via Dante). Danni col­la­te­rali messi in conto, per­ché la rab­bia era tanta. C’è sem­pre una dispa­rità di trat­ta­mento nella strana sto­ria di que­sto paese, un fatto che si ripete troppo spesso e che ali­menta le solite die­tro­lo­gie: per i fatti di Cre­mona, una pic­cola realtà di pro­vin­cia dove tutti cono­scono tutti, sono stati inda­gati quat­tro mili­tanti del cen­tro sociale e quat­tro di Casa­Pound. E dopo una set­ti­mana non c’è nem­meno un fermo, anche se un uomo sta ancora lot­tando per la vita.

“La rispo­sta sarà duris­sima”, ripe­te­vano tutti lungo il tratto di strada che pre­sto si sarebbe tra­sfor­mato in un imbuto di fumo irre­spi­ra­bile, col silen­zio rotto dalle bombe carta e dalle bot­ti­glie rotte. Gli anti­fa­sci­sti mili­tanti per que­sto sono arri­vati dav­vero da tutta Ita­lia. Dal sud, da Roma, da tutta la Lom­bar­dia, molte le pre­senze da Milano, c’erano i tori­nesi. Per­ché que­sta volta hanno quasi ammaz­zato uno di botte. Ma sarebbe sba­gliato liqui­dare que­sto cor­teo come la solita prova di forza di anta­go­ni­sti resi­duali che vanno a sbat­tere con­tro la polizia.

In piazza c’erano anche ragaz­zini alla loro prima “uscita”, che i fasci­sti pos­sono ammaz­zare non l’hanno ancora letto nem­meno sui libri di scuola, ma a scuola se ne parla, i nuovi fasci­sti ci sono, sono aggres­sivi, per­ché fanno poli­tica. E c’erano i Cobas, ma com­po­sti, lavo­ra­tori, e anche l’Usb, molte per­sone con le ban­diere del Prc, per­fino uno stri­scione dell’Anpi di Milano (zona 8). E fami­glie di sini­stra, sguardi deter­mi­nati ma non aggres­sivi, “gente nor­male” insomma.

E’ anche que­sta la noti­zia di una gior­nata che si annun­ciava una esclu­siva per i “duri e puri”. Durante gli scon­tri, cen­ti­naia di per­sone ter­gi­ver­sano nelle retro­vie, spar­pa­gliate, con le ban­diere arro­to­late e lo sguardo pre­oc­cu­pato rivolto alla testa del cor­teo persa nel fumo dei lacri­mo­geni. Nes­suno si è spa­ven­tato però, nes­suno ha lasciato pre­ci­pi­to­sa­mente la piazza.

Sono que­ste pre­senze tutt’altro che scon­tate (e pec­cato per chi non ha saputo cogliere l’occasione) a dare un po’ di con­forto a pochi mesi dal 70esimo della Libe­ra­zione, una data che mai come quest’anno avrebbe biso­gno di una bella rispol­ve­rata. E non solo in Ita­lia. Per­ché se l’antifascismo non torna ad essere un valore con­di­viso e coin­vol­gente nella quo­ti­dia­nità delle rela­zioni sociali, allora non resterà altro da fare che radu­narsi, ogni tanto, per mani­fe­stare una rab­bia sacro­santa. Ma forse non basterà.