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Bicicrazia

Isa, un’altra morta in bicicletta

| venerdì 20 luglio 2012

Variazioni su un post di Giulio Cavalli

Isa andava alla seduta di commissione delle Politiche Sociali al Comune di Lodi. Alle 18. Perché le commissioni nei comuni si fanno dopo avere terminato una giornata di lavoro. Isa Veluti era la presidente di commissione. Li conosceva bene quei temi, ci aveva lavorato anni. E anche il 16 luglio era puntuale. In bici. E in bici è stata l’ennesima persona travolta. Da un camion, come Laura, che aveva 36 anni e andava al lavoro da Desio verso Giussano. Lascia due figli e la bicicletta per terra. Oppure come Giorgia o Valerio.

Giorgia aveva 13 anni, è stata investita da un’auto mentre attraversava la strada in bicicletta per andare a scuola a controllare i risultati dell’anno appena trascorso. Il suo corpo è stato sbalzato a 15 metri dal luogo dell’impatto, poi la corsa verso l’ospedale, 13 giorni di agonia, finché non c’è stato più niente da fare. Valerio, invece aveva 18 anni, dopo essere caduto a terra è stato investito da un furgone che non ha fatto in tempo a frenare.

Succede che si continua a morire di bici. Ci si merita qualche riga di giornale e ci si va ad aggiungere alle statistiche. Che sono quelle di un primato tutto italiano: 2557 morti in bici in 10 anni.

2557 “danni collaterali” che fotografano l’arretratezza di un Paese che abbandona chi sceglie un’alternativa ecologica, sostenibile e umana alla motorizzazione per forza. Sono i temi che la campagna #salvaiciclisti ha proposto con forza in rete fino ad arrivare in Parlamento.

E’ che in fondo sembra che ci siamo abituati. All’eventualità di morire di bici.