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IPPODROMI SAN SIRO E MEAZZA: PRONTA LA LOTTIZZAZIONE?

testi Stefano Mansi, foto di Vera Verandi, Grazie al Coordinamento Cittadini San Siro | domenica 1 marzo 2020

Dietro la porta di via Pinerolo, a San Siro, nel margine ovest della città, si schiude una meraviglia dal grande valore ecologico, sconosciuta alla quasi totalità dei cittadini milanesi. Un enorme spazio fatto di prati, piste di allenamento, alberi, e scuderie costruite dall’ingegnere Vietti Violi nel 1920, dall’incredibile valore paesaggistico, coronato dallo splendido complesso architettonico della Villa Crespi-Bellotta, un bene culturale unico per la nostra città. E’ il prezioso ambito del Sistema Ippodromi, la più grande area verde di Milano, oltre 150 ettari di verde di proprietà di Snaitech spa. L’area inserita nel tessuto urbano dei quartieri San Siro, Trenno, Qt8, Gallaratese, da cui è separata da un muro di cinta, è ricca di centinaia di alberi d’alto fusto, e suoli permeabili vergini solo in piccola parte protetti da un vincolo di tutela diretto, ottenuto da Comitati civici, Italia Nostra e Operatori ippici dopo una strenua lotta nel 2004. Dal limite del Parco di Trenno, dal quale è separata da una semplice recinzione che cade a pezzi, si estende per oltre 4 chilometri insieme all’Ippodromo del Galoppo, sino a piazzale Lotto. Contribuisce a costituire, insieme al Parco di Trenno, al Bosco in Città e alle aree agricole ai loro margini, un corridoio verde lungo quasi 7 chilometri, un ecosistema unico a Milano, interrotto solo dall’inceneritore di Figino.

L’enorme area verde del mai attuato Parco Ovest Milano, centinaia di ettari di suoli, una macchia verde visibile anche dai satelliti.

‘Un area finita da circa 20 anni sotto la lente d’ingrandimento della speulazione immobiliare’, ci racconta uno degli allevatori che utilizzano la pista di allenamento confinante col Parco di Trenno. ‘Pochi anni fa ci han tolto la Maura, vedi?’, mi indica da una sorta di torretta di osservazione la parte prospicente a via Montale dove nel 2014 è stato trasferito il Trotto, dopo che Snaitech spa aveva deciso la chiusura dell’impianto a fianco dello Stadio Meazza. ‘Una pista per il trotto finta, senza illuminazione, piccola con strutture inadeguate e senza parcheggi’. Varcato l’ingresso di via Pinerolo si apre ai nostri occhi un mondo incantato. Sono le 8.30 e decine di maestosi cavalli muovono verso la pista in erba, condotti da altrettanti allenatori, mentre dalle stupende scuderie, costruite sul modello del cottage casa-normanna tipico degli ippodromi inglesi, il vociare degli stallieri si mischia all’odore di paglia, al trambusto degli zoccoli, in un insieme dal valore antropologico dal forte impatto.

Le scuderie del centro di allenamento dell’Ippodromo. Un tesoro sconosciuto a soli 10 minuti da San Siro MM, da conoscere e preservare.

‘Sono circa 250 le persone che lavorano in queste stalle, una ottantina ci vivono’, racconta una stalliera mentre ci mostra la sua cavalla madida di sudore, ‘Ma abbiamo già visto il progetto. Vogliono sfrattarci e qui costruiranno tante case’, ci spiega. Vista da queste sterminate distese verdi l’ormai annosa questione dell’abbattimento dello Stadio Meazza assume contorni più precisi. Non solo la costruzione di uno stadio, non la creazione di centri commerciali e grattacieli sul piazzale di Sn Siro e sui 5,5 ettari di prati del Parco Tesio ma la chiusura del più grande spazio ippico d’Europa e il cambio di destinazione d’uso dei terreni: la più grande trasformazione urbanistica mai avvenuta a Milano.

Sono decine le ‘amazzoni’ che allenano e corrono all’Ippodromo su un totale di 250 lavoratori ippici.

La lunga serie di scuderie, costruzioni di due piani dai tipici tetti in legno spioventi che si integrano armonicamente al paesaggio circostante, conduce alla perla delle scuderie, Villa Crespi-Bellotta costituita da più corpi di fabbrica che di dipanano intorno a una grande piazza dove sono già fioriti due splendidi esemplari di mimosa. Le fronti sono riccamente decorate da disegni geometrici e floreali mentre la Villa Crespi, il gioiello disegnato nel 1920 dal Maestro Paolo Vietti Violi, abitata sino a metà degli anni Ottanta è lasciata deperire in uno stato penoso che nasconde le antiche glorie del salone delle feste, delle stanze al piano superiore, i pavimenti intarsiati e i camini signorili. ‘la chiusura di queste scuderie’, ci spiega l’allevatore che vive in una delle case meglio tenute, ‘significherebbe la morte dell’ippica a Milano. Certo rimarrebbe il Galoppo ma più come ornamento. Chi potrebbe sobbarcarsi le spese di continui spostamenti? Qui ci sono spazi enormi per allenarsi, anche se la manutenzione delle piste è decaduta enormemente negli ultimi anni.

I dettagli della facciata del complesso di Villa Crespi-Bellotta, un gioiello architettonico da tutelare dalla speculazione immobiliare..

Dove potremmo trovare un rettilineo di 1600 metri per far correre i cavalli come quello che si trova qui a fianco?’ Il Sistema Degli Ippodromi, individuato già alla fine degli anni Ottanta da tecnici del Comune di Milano quale nucleo principale del futuro Parco Ovest Milano, un enorme area verde visibile anche dai satelliti (foto allegata) che comprende anche i vicini Bosco In città, Monte Stella Q.T.8, Parco di Trenno, Parco delle cave e Piazza d’Armi. Un’area verde che subisce da decenni attacchi speculativi immobiliari che ne rompono la continuità, provocando oltre al consumo di suolo, alla cancellazione di vedute e alla trasformazione degli spazi, la distruzione di un ricco habitat naturalistico dove convivono decine di specie animali e vegetali. Tra le presenze più importanti troviamo lepri selvatiche, fagiani, scoiattoli, faine e donnole, tritoni e rospi smeraldini oltre a una avifauna che trova pochi pari nelle aree metropolitane europee con picchio, pettirosso, anatre, gallinelle d’acqua, gufi e civette e uno patrimonio arboreo tanto sterminato da non essere mai stato censito.

Decine di ambienti simili a quello in foto sono nascosti all’interno del centro di allenamento del Galoppo, un insieme dal grande valore culturale.

Siamo in presenza del più importante polmone verde di Milano, indispensabile in un’area urbana già irrimediabilmente compromessa e in una della città con la peggiore qualità dell’aria tra le metropoli europee. Un tesoro in pericolo se fossero confermate le voci di imminente lottizzazione che girano insistenti tra gli operatori ippici, supportate da precise volontà di Snaitech spa concretizzatesi durante queste ultime settimane. Secondo alcune fonti, infatti, sarebbe in via di perfezionamento l’atto di vendita e l’aggiornamento delle mappe catastali del Trotto e delle vicine scuderie di via Capecelatro, aree che Snaitech spa ha venduto a un fondo immobiliare, che grazie a una determina dirigenziale di cambio di destinazione ‘uuso da sportiva a commerciale del 2013 e alle possibilità di trasformazione d’uso previste nel Piano di Governo del Territorio recentemente adottato dal Comune di Milano, le destinerà alla costruzione di edifici.

Lo scempio compito dal Villaggio di Natale costruito dentro ai prati a vincolo diretto del galoppo senza le autorizzazioni della Soprintendenza.

A un chilometro in linea d’aria, ai margini di Piazzale Lotto, invece, è ancora bloccato da un esposto alla Procura e dalla segnalazione fatta dalla Soprintendenza di Milano, il megacantiere del Villaggio di Natale con ben 3 ettari (foto) tra container, case di legno alte due piani, piattaforme, su un’area dell’Ippodromo del Galoppo che doveva essere protetta da un vincolo diretto e monumentale ai sensi del d.l. 42/2004 Codice dei beni culturali. Fatti che mostrano quanto siano fondate le preoccupazioni degli operatori ippici e degli ambientalisti milanesi.