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Intervista a Fire At Work

| domenica 7 giugno 2015

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Il 28 giugno uscirà “Ad Rvina Imperii” un vinile che mette insieme techno industriale, ambient e elettronica oscura. Un progetto che vede la conferma di un antico sodalizio, quello tra il duo romano Fire at work e i due fratelli gallesi John and Paul Healy, in arte Somatic Responses. Il tutto coprodotto da Luciano Lamanna, reduce da un altra produzione (Assalto Industriale B/w Opera Nove) proprio in collaborazione con Fire at Work. Ne parliamo con Fabrizio Rossi.

Pablito: Come nasce questo progetto?

Fabrizio: Si tratta di una coproduzione Stirpe999 / Loveblast / Blackwater. Le prime due sono rispettivamente le label di riferimento di Fire At Work e L. Lamanna, la terza è una giovane label attiva tra Londra e Roma, che ha rilasciato qualche mese fa un 12″ feat LAMANNA / FIRE AT WORK.
L’idea di coinvolgere Somatic Responses è venuta da se. Collaboriamo da qualche anno, siamo amici e i contatti sono frequenti. Seguendo le loro produzioni ho scovato “Dark eruption” ed ho pensato fosse proprio la traccia che serviva, mentale ipnotica e scura, d’ascolto ma al tempo stesso valida come tool per i dj piu malati, Lucio e Pier di BWL concordavano e a quel punto il danno era fatto.

Pablito: La vostra traccia, che apre il vinile, è in cassa dritta: un’anomalia rispetto alle vecchie produzioni FAW, che si contraddistinguono per essere storte. Vi state riavvicinando anche nelle produzioni alla techno?

Fabrizio: Abbiamo sempre “rivendicato” la lontananza dagli esercizi di stile e volutamente violato i perimetri tra i differenti generi, cercando piuttosto la coerenza nelle atmosfere proposte, sempre scure, alienate, mentali. In quest’ottica “Spartacus” ci sembra una traccia totalmente in linea con le vecchie produzioni Fire At Work.
Detto ciò, non so se ci stiamo avvicinando alle sonorità techno, ma sicuramente le ultime produzioni tendono a spazi più aperti, strutture più minimali e cicliche.
Dal mio punto di vista abbiamo concretizzato un approccio più maturo alla materia sonora.

Pablito: Quali sono i vostri prossimi progetti, sia come FAW che come Stirpe999?

Fabrizio: Come Stirpe999 abbiamo una release in cantiere su vinile (uno split VCHUTEMAS / FIRE AT WORK ) e una compilation che uscirà su chiavetta usb ed in digitale, che vedrà la presenza di alcuni artisti di label come Rephlex e Schematic. Sicuramente continuerà anche la collaborazione con Love Blast e Blackwater.

Pablito: La scena romana in che direzoni si sta muovendo? Vedo molto fermento nell’ambiente noise/drone/industrial, soprattutto per quanto riguarda il discorso live?

Fabrizio: L’elemento industriale ha caratterizzato la scena romana da sempre: il suono di Roma è scuro, deep ed industriale. Dopo qualche anno in sordina negli ultimi periodi le nuove generazioni di producer hanno riabbracciato questa dimensione, anche se non sempre con piena coscienza delle proprie radici.
Molti – soprattutto nella scena techno – si limitano a scimmiottare la tendenza berlinese, senza rendersi conto che provengono da una delle città storicamente più rappresentative per questo tipo di sound. Cosi facendo viene meno il confronto – sempre utile e necessario – a favore di un’esterofilia sciapa e provinciale.
Tuttavia la media delle produzioni e delle serate proposte conferma la vivacità della scena capitolina. Come Stirpe999 continuiamo ad avere un occhio di riguardo ai percorsi d’indagine e sperimentazione, e questo si traduce in collaborazioni nuove come quella con VCHUTEMAS o ad altri artisti d’estrazione accademica o “para-accademica”, interessati ad un percorso radicale e di rottura di quelli che sono i perimetri tra le differenti nicchie e scene di riferimento.

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