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IntercettaMafie: Milano Presente

| sabato 28 marzo 2015

Lupi nei parchi2

Le dimissioni del ministro milanese Maurizio Lupi (nella foto impegnato in un ‘giro’ pro Via d’acqua al Parco delle Cave) non servono a placare la sete di informazioni che si rincorre nei social media, ma stranamente assenti nei giornali/tv più diffusi. Le intercettazioni che seguono coinvolgono, e anche di brutto el nost Milan, oltre a mezzo governo ma sono sconosciute ai più, abbindolati con la storiella dell’orologio di un rampollo. Pensare che i palazzi del potere milanese siano isole felici intorno ad una serie di indagini, arresti e intercettazioni da fare impallidire Manipulite, è da ingenui. Da ‘ExpoCupola’ si è passati a ‘Il Sistema’, e non si riconoscono più i tessuti sani dalle cellule tumorali. Credere che nessuno ai ‘piani alti’ veda, senta e conosca quello di cui parlano anche i portieri quando escono a fumarsi una sigaretta tra via Melchiorre Gioia (Sedi di Regione Lombardia ed Edilizia e Urbanistica Comune di Milano), via San Tomaso (Direzione specialistica Expo del Comune e sede di Expo spa) Piazza della Scala (Palazzo Marino), via Sassetti (Azienda regionale per l’ambiente) è una storiella buona per telespettatori del TG1, i lettori del Corsera e i bambini quando gli si raccontano le favole prima della nanna. ‘Io non c’entro’, ‘Io son diverso’, dette ora, sono ridicole scuse che valgono più di un mandato di perquisizione. Tutti sanno o potevano sapere, specie quando quei tutti si ergono a paladini dei ‘Beni Comuni’ e per almeno 3 anni e mezzo hanno partecipato a convegni e presentazioni, firmato planimetrie, accettato progetti, giustificato, opere presentate proprio insieme a quelli che oggi vengono sacrificati sull’ExpoAltare della ‘Ce la dobbiamo fare’. Perotti è un pezzo di M5, MM spa è un pezzo di indagine, e tutti sono pezzi di potere legati tra loro, compresi dirigenti e funzionari sottoposti, anche loro stranamente ‘distratti’ e con il cerume nelle orecchie. La foto sopra pubblicata è esemplare a spiegare quel che sta succedendo: partendo dal Canale sventraparchi di Expo, una vicenda che curiosamente coinvolge tutti i pezzi sopracitati, associazioni, consigli di zona, pubblici ufficiali compresi. Che adesso cercano di distinguersi ostentando una diversità, che proprio per la sua sedicente natura ‘alternativa’ doveva essere vigile, non certo sorda alle tante voci che si sono levate in questi 3 anni da parte di molti cittadini milanesi fuori dal ‘Sistema’: ‘attenzione’, ‘c’è del marcio’, ‘c’è puzza’, ‘ci sono terreni inquinati’, gli avvertimenti lanciati a più riprese. E invece niente. Loro, quasi tutti loro, lì a giustificare l’indifendibile con la scusa dell’acqua ai contadini (che fa molto sinistra eco-chic), della sicurezza idraulica del sito, della rigenerazione urbana (altro must del cemento facile) dell’ormai siamo in ritardo. Intanto milioni di euro pubblici se ne sono andati chissà dove. Intanto a 30 giorni da Expo il Comune non ha ancora comunicato alla Polizia Locale per iscritto il piano dei turni/assunzioni da qui a ottobre. Intanto quest’estate saltano i campus estivi comunali per i nostri figli. Mentre l’acqua arriverà nella Lake Arena di Expo lì dove è sempre arrivata da 4000 anni a questa parte, attraverso i torrenti e i canali dei bacini del Guisa e del Nirone (in milanese El Nilun). Acqua ricca, non di benefiche particelle minerali, ma di mazzette, sprechi, contributi clientelari e nocività. Chiunque usi il buon senso però, sa che i Lupi si muovono in branco, mai da soli. E lasciano numerose tracce durante il loro passaggio.

Testo intercettazioni: Il legame tra Incalza e Lupi era talmente stretto che il 2 luglio scorso, quando ha dovuto rispondere alle interrogazioni parlamentari, il ministro Maurizio Lupi si è fatto scrivere il discorso dal difensore di Ercole Incalza, l’avvocato Titta Madia. E pur di difendere il ruolo di quel manager ormai in pensione, ha minacciato addirittura di far cadere il governo. Perché in realtà era proprio Incalza il vero potente, capace di guidare le scelte di politici e imprenditori, di condizionare le scelte degli uomini di governo pronti a correre in suo soccorso quando era in pericolo la riconferma come dirigente della Struttura tecnica di missione, cabina di regia di tutte le grandi opere, dalla Tav all’Expo passando per la Metro C di Roma, alla MM5 di Milano e i grandi tratti autostradali, compresa la Salerno-Reggio Calabria.

Nel computer conservava una lettera spedita nel 2004 a Silvio Berlusconi per chiarirgli i motivi della nomina a Provveditore di Angelo Balducci, a riprova dell’esistenza di una «rete» clientelare che dura da oltre dieci anni. E gli avrebbe permesso di ottenere tangenti da centinaia di migliaia di euro, oltre all’assunzione di figli e parenti degli amici, primo fra tutti proprio il rampollo di Lupi, Luca, beneficiato con un incarico all’Eni da 2.000 euro al mese. Il ministro non aveva evidentemente bisogno di chiedere: arrivavano abiti di sartoria, un Rolex da 10.000 euro per la laurea del ragazzo, fine settimana nella splendida dimora fiorentina di quello Stefano Perotti diventato l’alter ego di Incalza e ora come lui finito in carcere. Sono le indagini dei carabinieri del Ros guidati dal generale Mario Parente a svelare i retroscena degli appalti assegnati negli ultimi anni. Comprese le assunzioni di altri parenti «eccellenti»: il figlio dell’ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio, quello dell’ex parlamentare Angelo Sanza, il nipote di monsignor Francesco Gioia.

Lupi è certamente uno dei maggiori sponsor e lo dimostra a fine dicembre quando si fa aspro lo scontro nel governo sulla gestione dei Lavori pubblici. Scrive il giudice nell’ordinanza di cattura: «La sera del 16 dicembre il ministro Lupi chiama l’ingegner Incalza e rivendica il merito di aver bloccato l’emendamento con la richiesta di trasferire la Struttura tecnica di missione alle dipendenze della presidenza del Consiglio dei ministri: “L’altra cosa che mi dispiace e ne parlerò con la Ida domani, è questa roba per cui è evidente che… cioè ancora continuare a dire che nessuno ha difeso la Struttura tecnica di missione mi fa girare molto i c… eh! scusami, perché se non l’avessi detta io, se non fossi intervenuto io, lasciate stare il Pd che la vuole trasferire, non entrava nell’emendamento governativo questa cosa qui”. Il ministro Lupi intende difendere a qualsiasi costo la Struttura fino a minacciare una crisi di governo: “Vado io guarda, siccome su questa cosa, te lo dico già. Però io non voglio, cioè vorrei che tu dicessi a chi lavora con te che sennò vanno a c…! Ho capito! Ma non possono dire altre robe! Su questa roba ci sarò io lì e ti garantisco che se viene abolita la Struttura non c’è più il governo! L’hai capito, l’hanno capito?!”».

Incalza dispensa favori proprio grazie a Perotti. E così «sistema» Luca Lupi. Il 30 gennaio 2014 «Perotti informa il cognato Giorgio Mor che è riuscito a convincere i dirigenti Eni per avviare l’attività di progettazione loro affidata, gli prospetta che ha il “bisogno” di dover impiegare proprio per questa attività un “ragazzo” che verrà pagato dallo stesso Stefano Perotti: “È un ragazzo che vale molto, l’ho visto, l’ho conosciuto”. Il “ragazzo” è Luca Lupi». Annota il giudice: «Va rimarcato che il 21 febbraio 2014 Philippe Perotti, figlio di Stefano Perotti, come misura di precauzione in seguito alla pubblicazione di un articolo, invia al padre Stefano un messaggio, richiedendo di valutare l’opportunità di allontanare Luca Lupi dal cantiere Eni, e di adottare le dovute cautele nelle comunicazioni sia telefoniche che per posta elettronica: “Bisogna pensare a tirar fuori Luca da Eni. Evitiamo il problema”». Nella primavera scorsa è Franco Cavallo, collaboratore di Perotti, a saldare gli abiti ordinati dal ministro e da suo figlio, mentre il manager regala al ragazzo il prezioso orologio. Perotti e Lupi sono evidentemente amici di famiglia. Annota il giudice: «Il 14 settembre 2013, il ministro Lupi avvisa Perotti che stanno per arrivare per la cena: “Noi dovremmo essere lì verso le 8 e mezza”. Due giorni dopo Christine Mor (moglie di Perotti) racconta alla sorella che ha avuto degli ospiti a cena nel weekend: “Tutto a posto, finalmente sono andati via, anche se è stato bello però molto impegnativo. Erano in 8 con due guardie del corpo, quindi hanno mangiato da venerdì, c’era Maurizio con sua moglie, c’era Frank con la moglie, c’era Toccafondi con la moglie, i primi quattro hanno dormito in casa…». 

In realtà Lupi non è l’unico a difendere la struttura e soprattutto Incalza. L’inchiesta condotta dai pm di Firenze coordinati dal procuratore Giuseppe Creazzo svela i nomi degli altri. Il 19 febbraio 2014 Giovanni Gaspari, nipote del dc Remo, consigliere presso il ministero delle Infrastrutture, parla con il manager Giulio Burchi e commenta la conferma di Incalza. Gaspari : «È veramente una cosa, una schifezza tale che non ne posso più, mi viene anche a me da vomitare. Si sono scatenati tutti alla difesa di Incalza oggi, sono passati da Alfano a Schifani, ai general contractor». Burchi : «Beato Perotti che prende tutte le direzioni dei lavori d’Italia». Gaspari : «Si, si, Perotti si prenderà tutto». In realtà a parlare dei propri rapporti con il ministro dell’Interno Angelino Alfano è lo stesso Incalza al telefono con un’amica alla quale racconta «di aver trascorso la notte a redigere il programma di governo che il Nuovo centrodestra avrebbe dovuto presentare e di essere in attesa del benestare di Alfano e di Lupi».

Incalza parla con i ministri e tratta con i sottosegretari. A leggere le intercettazioni si comprende che è in grado di orientare le loro scelte politiche. «Altro esempio dell’influenza che Ercole Incalza sembra avere sulle decisioni del ministro – scrive il giudice – si trae il 28 febbraio 2014 quando Maurizio Lupi ha telefonato al primo e lo ha informato che, in seguito alla “sponsorizzazione” di quest’ultimo, avevano nominato viceministro per le Infrastrutture il senatore eletto nelle file del PD Riccardo Nencini: “Dopo che tu hai dato, hai coperto, hai dato la sponsorizzazione per Nencini l’abbiamo fatto viceministro alle Infrastrutture”. Lupi invita quindi Incalza a parlargli per dirgli “che non rompa i c…!”. Nel corso di successive telefonate Incalza fa presente che al ministero per le Infrastrutture sono arrivati due sue compagni socialisti facendo riferimento a Nencini e Umberto Del Basso De Caro. Il suo amico commenta le nomine: “Complimenti, sempre più coperto”. Effettivamente Del Basso De Caro si spende molto per farlo riconfermare». E ottiene vantaggi.

«Il 20 ottobre 2014 Incalza gli segnala che non è stato presentato un emendamento che riguarda la Struttura. Del Basso assicura che provvederà subito a far presentare l’emendamento dall’onorevole del PD Enza Bruno Bossio. Un’ora dopo manda un sms e conferma l’avvenuto deposito». La norma in realtà viene bocciata ma la sua collaboratrice rassicura Incalza «perché sarà riproposto nella legge di Stabilità presentata direttamente dal governo avendo Del Basso già parlato con il ministro Lupi». Due giorni dopo Del Basso manda un sms a Incalza e «chiede aiuto perché un emendamento relativo a un’opera di suo interesse non è passato: “Mi affido, come sempre, al tuo senso di responsabilità e alla tua esperienza della quale ho assoluto bisogno per realizzare l’opera”».