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In Egitto internet bloccato: la voce di un blogger

| venerdì 28 gennaio 2011

Sono le 11:30 al Cairo, ora locale. Mohammad Khaled è un giovane neolaureato in architettura, blogger e giornalista freelance. L’ho incontrato su twitter, dove da giorni seguo i suoi aggiornamenti sulle proteste che stanno attraversando l’Egitto. Mohammad abita a Mansoura, la quarta città più grande del Paese.
Abbiamo un appuntamento telefonico, per sapere cosa sta succedendo nella sua città. Ha la voce concitata, il fiato corto dell’emozione a raccontare cose che vive sulla sua pelle. «Siamo completamente isolati! Il governo ha tagliato ogni accesso a Internet. Non c’è una compagnia telefonica che permetta di connettersi, nemmeno da mobile. Non ho modo di comunicare con i miei amici al Cairo, ad Alessandria. È sconvolgente. Siamo completamente isolati, non ho modo di pubblicare nulla, di far sapere cosa sta succedendo veramente.» L’account di twitter di Mohammed è silenzioso dalle quattro di questa mattina. «Ti prego chiamami anche più tardi e aggiorna la situazione su twitter, noi non possiamo fare nulla!»

Mohammad sta andando a un concentramento per la preghiera del venerdì, la più importante della settimana. Solo dopo la preghiera inizierà la manifestazione. «Oggi le scuole e gli uffici sono chiusi, mi aspetto che in piazza arrivino studenti e famiglie, ancora più di quanto non sia stato negli ultimi giorni.»
La protesta si è radicalizzata, ma il movimento è pacifico, e non vuole altro che dignità per tutti i lavoratori e i disoccupato che stanno attraversando una fase di profondissima crisi. «Disoccupazione e povertà affliggono da anni questo Paese, ma ora abbiamo detto basta. Non possiamo più sopportare questa condizione un altro giorno, guardando impotenti la corruzione e l’ingiustizia del governo. Mubarak non è intoccabile: il suo popolo siamo noi, e noi lo manderemo via se non accetterà di cambiare il Paese.»
La polizia, a Mansoura, sembra meno violenta che a Suez e in altre città: «Vedo polizia dappertutto, oggi sono davvero tantissimi. Mubarak ha parlato anche della possibilità di mandare l’esercito in piazza, ma ancora non si vedono camionette. Nelle ultime proteste qui a Mansoura la polizia ha usato proiettili di gomma e lacrimogeni, ma i feriti sono stati pochi.»
Intanto, face book e twitter, i luoghi da cui si erano organizzate le prime manifestazioni, tacciono.