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Leftism

il Valle è in Pericolo: Ultimatum agli Occupanti

| martedì 29 luglio 2014

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di Roberto Ciccarelli, dal manifesto

Ieri pomeriggio al teatro Argentina di Roma l’incontro tra gli attivisti del teatro occupato, i vertici del Teatro di Roma e l’assessore alla cultura Giovanna Marinelli. Il Comune di Roma riconosce la fondazione del Valle, ma pone una condizione difficile da accettare: «Lasciare il teatro entro il 31 luglio». È l’inizio o la fine di una trattativa?

Nella sala Squar­zina del tea­tro Argen­tina di Roma, lunedì alle tre e mezza del pome­rig­gio cin­quanta atti­vi­sti del tea­tro Valle occu­pato hanno incon­trato i ver­tici del tea­tro di Roma (il pre­si­dente Marino Sini­baldi e il diret­tore Anto­nio Calbi), il neo-assessore alla cul­tura Gio­vanna Mari­nelli e Michela De Biase (Pd), pre­si­dente della com­mis­sione cul­tura di Roma Capi­tale. La noti­zia è stata annun­ciata un’ora prima dell’incontro sull’account face­book del Valle: si vuole par­lare del futuro del tea­tro, occu­pato da tre anni. C’è di nuovo che, da quando il sin­daco Marino ha nomi­nato il nuovo asses­sore alla cul­tura di Roma, i ver­tici del tea­tro di Roma si sono resi dispo­ni­bili a mediare non con gli occu­panti, ma con la «Fon­da­zione Tea­tro Valle Bene Comune».

Sul tavolo i ver­tici del tea­tro di Roma e l’assessore Mari­nelli hanno dispo­sto tre carte: il Valle non diven­terà mai un tea­tro pri­vato e verrà affi­dato al tea­tro di Roma; il Cam­pi­do­glio rico­no­sce poli­ti­ca­mente e arti­sti­ca­mente la fon­da­zione pro­po­sta dagli occu­panti con la con­su­lenza di giu­ri­sti come Ugo Mat­tei e Ste­fano Rodotà (incon­trato casual­mente in largo Torre Argen­tina prima dell’incontro) e sot­to­scritta da 5600 soci con un capi­tale com­ples­sivo di 250 mila euro; c’è la dispo­ni­bi­lità ad ospi­tare in altre strut­ture le atti­vità arti­sti­che pro­dotte dal Valle.

È stata posta una con­di­zione: gli atti­vi­sti devono ricon­se­gnare al più pre­sto le chiavi del Valle al tea­tro di Roma il quale lo met­terà a dispo­si­zione della Soprin­ten­denza che, a sua volta, sta­bi­lirà i tempi e i modi per lavori di restauro e di messa in sicu­rezza, giu­di­cati urgenti e impro­ro­ga­bili per la prima volta dopo tre anni di occu­pa­zione. In cam­bio il tea­tro di Roma si è impe­gnato a coin­vol­gere la fon­da­zione in un pro­getto di «tea­tro par­te­ci­pato» e, ancora, di «tea­tro dei diritti» «che man­terrà in vita l’eredità di que­sto per­corso». In que­sto qua­dro non è tut­ta­via chiara l’autonomia rico­no­sciuta alla fondazione.

Dispo­ni­bili ad un’interlocuzione con le isti­tu­zioni, a con­di­zione che sia pub­blica e tra­spa­rente, gli atti­vi­sti del Valle hanno avan­zato due pro­po­ste: il tea­tro ver­rebbe messo a dispo­si­zione della Soprin­ten­denza. A garan­zia dei suoi inter­venti hanno pro­po­sto un comi­tato com­po­sto da Tomaso Mon­ta­nari, Sal­va­tore Set­tis, l’ex mini­stro della cul­tura Mas­simo Bray, Ugo Mat­tei, Paolo Ber­dini e Paolo Mad­da­lena. Una pro­po­sta che non sem­bra essere stata accettata.

Poi c’è il capi­tolo della fon­da­zione del Valle con la quale il tea­tro di Roma dovrebbe siglare una «con­ven­zione» per pro­se­guire le atti­vità una volta ter­mi­nati i lavori. Per farlo c’è però biso­gno del rico­no­sci­mento della sua per­so­na­lità giu­ri­dica da parte del Pre­fetto, negata a feb­braio. «Il Valle resterà pub­blico e verrà rico­no­sciuta la gestione di que­sti tre anni — ha con­fer­mato Sini­baldi — Sem­bra che la strada possa essere la con­ven­zione, anche se resta una pic­cola inde­ter­mi­na­tezza giuridica».

Que­sta solu­zione avrebbe biso­gno di tempo. Un tempo che il tea­tro di Roma e il Cam­pi­do­glio non sem­brano inten­zio­nati a con­ce­dere. È una delle con­trad­di­zioni in una trat­ta­tiva che rischia di non ini­ziare. Per gli atti­vi­sti il rico­no­sci­mento è fon­da­men­tale per­ché è il com­ple­ta­mento di un per­corso di auto-governo ini­ziato con l’occupazione.

Tutto sem­bra muo­versi sul filo del tempo. I media­tori Sini­baldi e Calbi, l’assessore Mari­nelli e la con­si­gliera De Biase hanno chie­sto la con­se­gna del Valle alla Soprin­ten­denza «entro il 31 luglio 2014» come recita un comu­ni­cato dif­fuso in serata. Nel corso dell’incontro è stato spie­gato che il motivo di tanta fretta è dovuto all’intervento della Corte dei Conti che ha aperto l’indagine per valu­tare se il paga­mento delle utenze del tea­tro in que­sti anni da parte del Comune rap­pre­senti un danno era­riale. Ragioni che non hanno con­vinto il Valle. Per gli atti­vi­sti c’è infatti l’ipotesi di altre pres­sioni poli­ti­che sulle isti­tu­zioni capi­to­line che esclu­dono di «volere man­dare le forze dell’ordine per sgom­be­rare il Valle».

In serata, gli atti­vi­sti hanno giu­di­cato intem­pe­stiva e pre­ma­tura la comu­ni­ca­zione della con­tro­parte. «Abbiamo chie­sto l’apertura di un tavolo pub­blico in cui sta­bi­lire insieme il rico­no­sci­mento della fon­da­zione — affer­mano — ma lo hanno rifiu­tato con un “aut aut” che rischia di can­cel­lare in poche ore que­sta espe­rienza. La con­vo­ca­zione si è rive­lata di fatto un ulti­ma­tum senza mar­gini per ogni pos­si­bile dia­logo. Da que­sto momento, il Valle è in peri­colo».