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Il sogno del Vigorelli

| mercoledì 16 novembre 2011

Milano non è una città ricca di monumenti. Si vende al mondo come la città della moda, del design, dell’architettura ed altre simili cazzate riferite ad una piccola elite di geni autoproclamatisi, dediti più che altro al saccheggio di immaginari altrui. Queste enclave non creano monumenti, se non effimeri: boutique e atelier sono luoghi simbolici che restano chiusi rispetto alla città.
Non che i monumenti più noti, quelli riconosciuti, siano granchè per questa città: per una metropoli che si vorrebbe grande capitale europea, mancano completamente le attrattive per mettersi alla pari delle altre grandi città. Cos’è in fondo il Duomo dinnanzi a Notre-Dame o a San Pietro? Cosa vale la Pinacoteca di Brera a confronto con il Louvre, il MoMa, l’Hermitage? Persino il tanto decantato stadio di San Siro, non impallidisce davanti al Bernabeu, al Maracanà, ad Anfield Road? Eppure non è che le occasioni manchino, a questa città, è solo che le piace perderle.

C’è ad esempio un luogo magico, un monumento storico, amato da tanti milanesi e sulla bocca del mondo intero. Chiedete a chiunque sulla faccia di questo pianeta il nome di un velodromo, vi dirà il Vigorelli. Il velodromo più bello e più noto al mondo, quello delle grandi sfide tra Maspes e Gaiardoni, dei record dell’ora di Coppi, Baldini e Anquetil… e il prato che accolse il primo ed unico concerto italiano dei Beatles… e poi vennero i Led Zeppelin, i Clash.
Il Vigorelli è un concentrato di storia e di passioni, che travalica i confini del solo ciclismo, che qui ha scritto alcune delle sue pagine più belle. Ed è un simbolo vivo per ogni ciclista di questa città; chi non sente il cuore sussultare in petto quando pedala lungo il curvone della Fiera che dipinge quasi un secondo anello intorno al mitico “Vigo”? Eppure la città di Milano sembra vergognarsi di ospitare un tale tesoro: ha lasciato il velodromo in stato di semi-abbandono, riciclandolo tra partite di football americano ed eventi estemporanei, che fossero piste da sci e prediche di imam. E’ una condizione che fa orrore e che chiede vendetta. Perchè il Vigorelli è un bene pubblico, e come tale andrebbe rispettato e amato.

Ci stanno pensando i ciclisti milanesi a ricordare questo abominio. Domenica 20 novembre si riuniranno davanti all’ingresso di via Arona per portargli il calore del loro affetto, abbracciandolo con le proprie bici a rompere idealmente la sua prigionia. E’ un gesto valoroso che andrebbe condiviso dalla città intera, dai ciclisti e dagli altri sportivi, dai semplici appassionati, da chi ha a cuore le possibilità di riportare un briciolo di bellezza in questa città. Perchè è evidente che riportare in vita il Vigorelli è un sogno… però in tempi bui come questi, è l’ottimismo dei sognatori la sola medicina per la violenza dell’ignavia che ci governa.

A chi chiedere la realizzazione di questo sogno? Su quali porte picchiare fino sturare le troppe orecchie assordate?
Il problema di questo sogno sta tutto qui, nell’evanescenza degli interlocutori.
Da una parte una Federazione Ciclistica Italiana che ha colpevolmente ignorato un suo luogo sacro per anni. E non solo: al di là dell’ottimo investimento di Montichiari, la scuola della pista in Italia è morta e sepolta. Di Rocco continua a citare il “Progetto Martinello” come qualcosa in via di realizzazione, benchè le stesse fondamenta del progetto siano state già disattese, con l’ex-velocista padovano ormai in guerra aperta con i dirigenti federali. Eppure le Olimpiadi sono dietro l’angolo, e non si vive di solo Viviani. Un simbolo come il “Vigo” sarebbe una testimonianza vivente per un nuovo corso della pista italiana. Ragionamento che appare fin troppo complicato per un Di Rocco qualsiasi…
Dall’altra c’è il Comune di Milano, effettivo “padrone” dell’impianto. Ma una giunta che fa spallucce di quanto accade a chi pedala in questa città, un sindaco che risponde con violenta arroganza a chi fa notare come sulle strade di Milano si continui a morire, anche in giovane età, che speranze possono offrire? Forse solo Dio Mattone, nume tutelare delle giunte milanesi, potrà sbloccarne le volontà. Mentre intorno al velodromo si fa sempre più aggressiva la foresta di gru e cementi di dubbia provenienza, dai quali qualche sparuto assessore vorrebbe cavar fuori i pochi spiccioli necessari a rimettere in moto il sogno del Vigorelli.
Un sogno che continua a vivere nel cuore di ciclisti e appassionati, di chi continua a portare il necessario rispetto verso questo pezzo di storia. Il 20 novembre proveranno a far sentire le loro voci, dal giorno successivo questo desiderio dovrà trasformarsi in progetto, dal letame di questa città dovrà sbocciare un fiore talmente bello che sarà impossibile non volerlo cogliere.